Gli effetti sui sondaggi dello scontro nella maggioranza

È stata una settimana agitata per il governo, con scontri ormai quotidiani tra Lega e M5s. Qual è stato l'impatto sui loro consensi?

sondaggi politici europee
Flavio Lo Scalzo / AGF 
 Il murales di TvBoy con Salvini e Di Maio comparso a Milano

Lo scontro interno al governo è ormai continuo, e si arricchisce di nuovi episodi con cadenza praticamente giornaliera. Ma, invece di danneggiare i consensi dei due partiti di maggioranza, questi ultimi tendono invece a crescere. Un apparente paradosso, che però illustra bene lo stato in cui si trova la politica nazionale.

Vediamo subito cosa dicono i dati della nostra Supermedia dei sondaggi: sia la Lega che il Movimento 5 Stelle registrano una crescita dello 0,7% nelle ultime due settimane, salendo rispettivamente al 32,8 e al 22,2 per cento. Il Partito Democratico si allontana ulteriormente dal secondo posto, scendendo al 20,6% (-0,3).

Anche Forza Italia (-0,6) è in perdita: i due partiti che furono i pilastri della Seconda Repubblica oggi sono penalizzati dall’incapacità di dare un messaggio forte, che faccia breccia nell’opinione pubblica dominata dal “protagonismo antagonista” dei partiti di governo. Stabili o con trend positivo sia Fratelli d’Italia (4,9%) che Più Europa, quest’ultima nuovamente sopra il 3%.

L'eterna diaspora della sinistra

Questa settimana ci sono diverse novità nella nostra Supermedia: sparisce Potere al Popolo, la lista di sinistra radicale che alle Politiche dello scorso anno raccolse l’1,1% dei voti. Da alcune settimane, gli istituti di sondaggio hanno semplicemente smesso di rilevarla, e in effetti la lista non sarà presente alle elezioni europee che si terranno tra un mese.

Saranno invece presenti gli ecologisti, con la lista “Europa Verde” – messa in piedi insieme ai civatiani di “Possibile” – e che secondo una primissima stima della nostra Supermedia vale circa l’1,4% dei consensi (ricordiamo che alle Europee la soglia di sbarramento per ottenere seggi è del 4%).

Gli “eredi spirituali” di quella che alle Politiche 2018 fu Liberi e Uguali si ritroveranno invece sotto le insegne della lista “La Sinistra”, anch’essa al debutto nella nostra Supermedia. Anche se alcune componenti della fu LeU si ritroveranno in altre liste (i già citati civatiani con Europa Verde, vari esponenti di Articolo 1-MDP con il PD) le prime rilevazioni relative a questa aggregazione mostrano un dato (3%) comparabile a quello ottenuto dalla lista guidata da Pietro Grasso alle ultime Politiche (3,4%).

L'effetto Zingaretti è già finito?

Con le ultime, positive, tendenze, l’area di governo costituita dalla somma di M5S e Lega torna su valori analoghi a quelli registrati al momento dell’entrata in carica dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, ossia il 55%.

Tra le opposizioni, quella di centrosinistra (imperniata sul PD) sembra progressivamente guadagnare spazio rispetto a quella di centrodestra: segno che la maggioranza, via via che passa il tempo, si sta connotando come più vicina alla parte destra dello spettro politico – o quantomeno come più lontana rispetto a quella sinistra. Ma questo non sta causando una “scopertura” verso il lato sinistro: il PD di Zingaretti sembra aver (già) esaurito la sua crescita, e le recenti rivendicazioni “anti-leghiste” di Di Maio e compagni potrebbero in effetti aver interrotto il flusso di elettori di ritorno dal M5S al centrosinistra.

Flussi che, a dire il vero, non sembrano consistenti: secondo un sondaggio Ipsos, solo il 52% di chi nel 2018 votò M5S oggi rivoterebbe nello stesso modo; a parte un 23% che si dichiara indeciso o non voterebbe, la quota di voti in uscita più consistente si registra verso la Lega: il 18% degli ex elettori 5 Stelle, secondo Ipsos, oggi voterebbe il partito di Salvini, mentre una quota decisamente irrisoria (il 4%) sceglierebbe il PD o altri partiti di sinistra/centrosinistra.

Le conseguenze del caso Siri

Tra le polemiche che ultimamente hanno agitato i complessi rapporti tra i due partiti di governo, un posto d’eccezione è occupato senza dubbio dalla vicenda di Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione (e a cui il ministro M5S Toninelli ha ritirato le “unilateralmente” deleghe). Secondo un sondaggio EMG, la maggioranza degli italiani (58%) pensa che siano opportune le dimissioni di Siri dal governo. Non sorprende che tale percentuale sia molto più elevata (85%) tra gli elettori del M5S, mentre anche tra chi vota Lega – che continua a difendere strenuamente il suo esponente – c’è una certa spaccatura (il 43% è favorevole alle dimissioni).

Ma se Siri non dovesse dimettersi, cosa dovrebbe fare il Movimento 5 Stelle? Anche in questo caso il sondaggio EMG rileva delle opinioni molto divergenti: la maggioranza relativa degli italiani (46%) ritiene che sia meglio che il partito di Di Maio soprassieda, un’opinione condivisa dalla maggioranza degli elettori sia della Lega (con ampio margine) sia (ma più di stretta misura) del M5S.

E del resto, nonostante – o forse proprio a causa di – tutte le recenti fibrillazioni interne al governo che però non portano ad un “redde rationem” definitivo, sono sempre meno gli italiani che credono che il governo non arriverà alla fine del suo mandato: sono ancora i dati EMG a dirci che il 41% degli elettori ritiene che l’esecutivo porterà la legislatura alla scadenza naturale (+7% in una settimana), mentre diminuiscono quelli che pensano che la vita del Governo Conte sia destinata a finire dopo le Europee (20%) o con il 2020 (24%).



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