Cosa dicono i sondaggi dei piccoli partiti e che peso avranno?

Mentre mancano 10 giorni al deposito delle candidature, il quadro, tra i maggiori partiti, appare stabile, con il M5s sempre in testa. È il momento di analizzare anche il peso delle liste minori

Cosa dicono i sondaggi dei piccoli partiti e che peso avranno?
Agf
 Emma Bonino

Sono giorni frenetici per i leader dei partiti: mancano circa dieci giorni alla scadenza per il deposito delle candidature, che devono comprendere sia i nomi delle liste plurinominali sia quelli dei candidati nei collegi uninominali.

Il rebus che riguarda i primi dovrebbe essere, in teoria, più semplice da risolvere rispetto a quello che coinvolge i secondi, ma solo in apparenza; soprattutto per ciò che riguarda i partiti più piccoli, infatti, l’incognita riguarda i collegi plurinominali dove è più facile che scatti un seggio.

Un esito che dipenderà dai marchingegni complicatissimi previsti dal Rosatellum​ per l’assegnazione dei seggi, in particolare alla Camera (mentre al Senato l’attribuzione su base regionale semplifica, almeno in parte, il procedimento). Ma poi c’è, ovviamente, la questione più spinosa di tutte, e cioè proprio la trattativa che riguarda i candidati da presentare a nome di tutta la coalizione nei collegi uninominali. Dove sono i collegi sicuri? Quanti collegi bisogna riservare agli alleati minori? Come si divideranno le candidature nei collegi del Nord?

Per rispondere a tutte queste domande, i leader dei partiti guardano ai sondaggi, esattamente come tutti i cittadini, per farsi un’idea dei rapporti di forza. E i numeri che guardano, per forza di cose, non possono essere molto diversi da quelli che vi presentiamo oggi nella nostra Supermedia.

I dati di oggi non sono molto diversi da quelli della settimana scorsa: ma confermano ed accentuano una tendenza emersa dei mesi scorsi, cosa che – come ripetiamo spesso – ha un suo valore indipendentemente dalle mille cautele con cui bisogna approcciarsi ai sondaggi come strumenti di indagine dell’opinione pubblica.

Anche questa settimana, il Movimento 5 stelle è il primo partito: e continua, anche oggi, a rimanere in quel “limbo” a metà tra il 27 e il 28 per cento dei consensi. Come pure continua, anche se sembra rallentare impercettibilmente, il calo del Partito Democratico, questa settimana a quota 23,2%. Infine, si conferma la tendenza al rialzo di Forza Italia – che fa segnare un nuovo record con riferimento agli ultimi 12 mesi, il 16,5% – che consente al partito di Berlusconi di staccare nettamente la Lega “non più Nord” di Salvini, inchiodata oltre 3 punti più in basso al 13,2%. Con Fratelli d’Italia e la “quarta gamba” di Noi con l’Italia, la coalizione di centrodestra supera il 37%, circa 10 punti sopra il valore dato dalla coalizione del PD e il M5S.

Il peso dei piccoli

Non decolla invece Liberi e Uguali, la formazione di sinistra guidata da Pietro Grasso, ferma (per il momento?) al 6,6%. Ma questa settimana abbiamo anche dei dati che ci consentono di fare un po’ di luce su un’incognita che avrà un peso alle prossime elezioni: il peso delle cosiddette “liste minori”, coalizzate da un lato col PD e dall’altro il centrodestra.

Con la definizione degli ultimi dettagli, infatti, sembrerebbe (il condizionale in questi casi è d’obbligo) di essere finalmente giunti alla composizione definitiva del quadro delle alleanze. Con il Pd dovrebbero allearsi tre liste (oltre alla SVP in Trentino-Alto Adige): la lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin, gli ulivisti di Insieme (con socialisti e verdi) e i liberal-europeisti di +Europa con Emma Bonino; mentre col centrodestra si è da tempo formata la lista Noi con l’Italia (la cosiddetta “quarta gamba”).

Quanto valgono queste liste? È difficile rispondere a questa domanda, almeno per due motivi. Il primo è che si tratta di liste di recente formazione, messe in piedi (in alcuni casi dichiaratamente) per meglio sfruttare i meccanismi “nascosti” del Rosatellum: quando una lista è nuova, è sempre difficile stimarne il consenso, se non altro, perché non possono contare su una notorietà consolidata; e poi perché sono liste che godono di un consenso – almeno finora – piuttosto limitato, e in questi casi i sondaggisti, che conoscono bene i limiti della statistica, sono molto cauti nel fornire una stima. Comunque, sono già usciti diversi dati, ed oggi possiamo passare in rassegna i dati di ben cinque diversi istituti, mostrati in questa tabella:

Come si vede, nessuno dei partiti di centrosinistra ottiene valori prossimi alla soglia di sbarramento del 3%. Molti di essi, però, sono stimati al di sopra dell’1%, una “mini-soglia” importante perché contribuisce comunque allo “score” della coalizione nella ripartizione proporzionale. Al di sotto di questa cifra, infatti, i voti dati alla lista vanno dispersi, ad eccezione – ovviamente – di quelli che contribuiscono al risultato dei candidati della coalizione nei collegi uninominali.

Ecco perché alcuni retroscena raccontano che il segretario del PD Renzi starebbe pensando di fare a meno di una di queste tre mini-liste, nella convinzione che alla fine il loro contributo sarebbe solo negativo (togliendo voti potenziali al PD). Sta meglio invece l’unica “mini-lista” alleata al centrodestra, il mini-rassemblement di Noi con l’Italia: alcuni istituti la stimano al di sopra del 2%, non troppo lontano quindi da quel 3% che consentirebbe agli esponenti della “quarta gamba” di eleggere i propri candidati anche nella parte proporzionale.

Questi ultimi 10 giorni sono importanti proprio perché la scadenza per presentare le candidature si avvicina: i dati di questa settimana – e ancor più quelli della prossima – saranno fondamentali per interpretare gli accordi sulla spartizione nei vari collegi…



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