Effetto primarie, il Pd inverte il trend

Sullo scenario politico italiano si registra l'impatto delle presidenziali francesi

Effetto primarie, il Pd inverte il trend

La scorsa settimana abbiamo accennato al fatto che gli eventi politici di queste settimane avrebbero potuto avere un impatto sul clima di opinione – e più nello specifico sulle intenzioni di voto ai partiti. Con la Supermedia di oggi cominciano ad apparire i primi segnali di questo impatto. A dire il vero, si tratta di segnali appena accennati: come già spiegato in una precedente occasione, per avere la certezza che si stia assistendo all’inizio di un nuovo trend nelle intenzioni di voto è necessario attendere diverse settimane, per essere certi che si è in presenza di un nuovo pattern di tendenza o se invece si tratta di semplici oscillazioni fisiologiche. Sui dati di questa settimana si può certamente dire che abbiano avuto un impatto i risultati del primo turno delle presidenziali francesi, che hanno “promosso” Emmanuel Macron e Marine Le Pen al ballottaggio; mentre è ancora presto per capire se (e in che misura) l’esito delle primarie del Partito Democratico abbia avuto degli effetti, e se sì quali: quasi tutti i sondaggi su cui abbiamo elaborato questa Supermedia di oggi, infatti, sono stati realizzati prima che ne venissero diffusi i risultati, che hanno visto la nettissima vittoria di Matteo Renzi con circa il 70% dei voti.

M5S stabile, Pd risale

Vediamo allora i dati: il Movimento 5 Stelle si presenta stabile, leggermente sopra il 29%, praticamente lo stesso valore di un mese fa (la variazione dello 0,1% è troppo piccola per essere significativa). Viceversa il Partito Democratico, pur rimanendo in seconda posizione, tocca la soglia del 27% dopo diverse settimane, registrando un aumento su base mensile dello 0,3% e beneficiando – presumibilmente – sia della campagna di mobilitazione per le imminenti primarie sia del messaggio di speranza venuto dall’affermazione di Macron in Francia. Se infatti era prevedibile che il candidato di En Marche! arrivasse al ballottaggio, non era affatto scontato che ci arrivasse in prima posizione, con ben 3 punti di vantaggio sullo “spauracchio” Le Pen. In questo caso possiamo certamente affermare che il Partito Democratico stia leggermente salendo nei consensi dopo il “tonfo” seguito alla fuoriuscita dei bersaniani, perché si stratta di un trend che – per quanto debole – registriamo da diverse settimane.

La Lega supera Forza Italia

Ma il PD non è il solo a beneficiare (probabilmente) del clima di opinione legato ai risultati delle presidenziali francesi: anche la Lega Nord fa registrare un aumento importante (lo 0,7%), e balza al 13,3% per cento staccando nettamente Forza Italia. Il partito di Salvini è senza dubbio il principale “sponsor” italiano di Marine Le Pen, e l’attivismo del leader leghista nell’ultima settimana sia sul tema dei migranti (aiutato in questo dall’inchiesta che riguarda le ONG) sia su quello della sicurezza urbana. Questo aumento dei consensi si è verificato nonostante il risultato della Le Pen, secondo tutti gli osservatori, sia stato non proprio esaltante rispetto alle attese; ma è comprensibile che per una gran parte di elettori che non ha seguito da vicino e con attenzione l’andamento della campagna elettorale francese l’effettivo accesso al ballottaggio dell’esponente del Front National sia stata una sorpresa.

Fratelli d'Italia scende

Restando in zona centrodestra, e detto di Forza Italia che dopo qualche mese in cui era rimasta “testa a testa” con la Lega ora si ritrova staccata (sotto il 13%) bisogna senz’altro citare il calo di Fratelli d’Italia. Anche questa è una tendenza che si registra da diverse settimane: dopo aver toccato la considerevole quota del 5%, ora il partito di Giorgia Meloni soffre un po’, probabilmente a causa di una presenza mediatica inferiore rispetto ai partiti più grandi. Questa settimana registriamo un calo di quasi mezzo punto, che vede il partito al 4,5%, comunque un dato non certo preoccupante in ottica elettorale.

Mdp perde ancora

Chi invece potrebbe iniziare a preoccuparsi sono proprio i fuoriusciti dal PD di Art. 1–MDP, che anche questa settimana perdono qualche decimale (quasi mezzo punto in realtà) rispetto al mese precedente, facendo registrare un 4% esatto. Calo che non è compensato da un aumento di Sinistra Italiana, che anzi scende di un paio di decimali. Infine, Alternativa Popolare di Alfano (che questa settimana ha provato un po’ a “smarcarsi” dal PD, addirittura convergendo con il M5S sulla questione delle ONG) guadagna qualcosa e si piazza al 3,3%, tirando un po’ il fiato rispetto alle rilevazioni di qualche settimana fa che davano il partito centrista sotto il 3%.

Alle primarie Pd calo votanti non uniforme

Sarà interessante vedere se i dati della prossima settimana confermeranno i trend che sono emersi in questa sede, e in particolare se le primarie del PD avranno avuto un effetto tangibile. Ad oggi, infatti, non è possibile stabilire se l’esito del voto di domenica scorsa possa portare dei benefici ai democratici o al contrario penalizzarli. Nonostante lo stesso Renzi avesse lavorato molto per abbassare le aspettative, parlando di una soglia minima di un milione di votanti, il dato finale dell’affluenza (1 milione e 800 mila elettori ai gazebo) fa registrare un calo di circa un milione rispetto alle precedenti primarie dell’8 dicembre 2013. Come mostra la nostra tabella, elaborata sulla base dei risultati ufficiali divulgati (solo ieri) dal PD, il calo non è stato uniforme in tutte le zone d’Italia: se al Nord e nelle Regioni Rosse i votanti si sono quasi dimezzati, al Centro-Sud il calo è stato molto più contenuto, e addirittura in Puglia e Basilicata si è registrato un aumento dell’affluenza. 

 

Sempre sulla scorta dei dati definitivi, siamo ora uno sguardo alla distribuzione del consenso per ciascuno dei tre candidati: iniziamo dalla mappa di Renzi, che ottiene i suoi risultati migliori proprio nelle Regioni Rosse (con una punta di quasi l’81% in Umbria) e arriva secondo soltanto in Puglia. Orlando presente invece una distribuzione del voto più “irregolare”: va forte nella sua Liguria (dove però Renzi gli rifila 30 punti di distacco) e nel Nordest, ma anche lui soffre in Puglia – e più in generale al Sud – la concorrenza di Emiliano. MAPPA ORLANDO Emiliano che raccoglie solo un decimo dei voti, peraltro risultando il candidato con i consensi più “sbilanciati”: va fortissimo nella sua Puglia (addirittura col 55%) e piuttosto bene al Sud, mentre a nord di Roma non tocca mai quota 10%. Fa comunque riflettere che senza la sua candidatura, risultata nettamente minoritaria, probabilmente il calo dei partecipanti sarebbe stato ancora più marcato.

Come funziona la Supermedia

La nostra Supermedia funziona in questo modo: prendiamo in considerazione i dati relativi alle intenzioni di voto registrate nelle ultime due settimane, in modo da avere sempre come riferimento un buon numero di sondaggi; per avere un’idea delle variazioni di breve periodo, paragoniamo questa media a quella di un mese prima, anch’essa calcolata su un arco di tempo di due settimane. In questo modo, per ciascun partito otteniamo una linea di tendenza (in statistica chiamata “media mobile”).