La destra unita vince, ma a sinistra c'è un 6% che può cambiare la partita

Il bipolarismo Pd M5s comincia a perdere colpi. Le amministrative raccontano che a destra uniti si vince, ma "Inisieme" di Pisapia può contare 40 seggi

La destra unita vince, ma a sinistra c'è un 6% che può cambiare la partita
 Foto: Pierpaolo Scavuzzo / AGF
Manifestazione "Insieme" promossa dai circoli di Campo Progressista. Nella foto Giuliano Pisapia Pisapia

Lo “strano bipolarismo” tutto italiano tra Partito Democratico e Movimento 5 stelle continua a persistere. Anche questa settimana i dati della nostra Supermedia vedono un testa a testa serrato tra il partito di Renzi e il movimento di Grillo. Insieme, questi due soggetti valgono il 55% delle intenzioni di voto. Se si guardano i voti alle singole liste, la lotta per la prima posizione sembra confinato a questo binomio. Eppure non è così, come del resto hanno dimostrato le recenti amministrative. Come già abbiamo rilevato nelle ultime due settimane, proprio le amministrative hanno ricordato a tutti che il centrodestra esiste ed è ancora competitivo. Non lo è ancora a livello di liste: sia Forza Italia che la Lega Nord hanno praticamente la metà di PD e M5S, ed è difficile pensare ad una rimonta nel breve periodo.

Il centrodestra unito è più forte del Pd da solo

Ma se si considerano i tre partiti di centrodestra nel loro insieme (includendo anche Fratelli d’Italia) si scopre che è questa l’area più consistente nel “tripolarismo effettivo”: la somma di queste forze ammonta infatti al 31,8% – ben 4 punti più del PD. Le tendenze in corso da un paio di settimane, peraltro, confermano la crescita sia della Lega (1,2 punti in un mese) sia di Forza Italia (+0,8%), a fronte di un indebolimento di M5S (-1,6% rispetto a un mese fa) e PD (che perde un punto esatto), probabilmente legato alle performance deludenti ottenute rispettivamente al primo turno e ai ballottaggi delle Amministrative.

Se il calo del Movimento 5 stelle può essere stato (in parte) assorbito dalla crescita del centrodestra, del calo del PD hanno sicuramente beneficiato le due liste alla sua sinistra: Articolo 1 – MDP, in particolare, conferma il dato in crescita visto già la scorsa settimana, segnando un saldo positivo (+0,6%) rispetto al mese scorso. Sinistra Italiana, pur essendo stabile, abbandona la posizione di “fanalino di coda” riservato ai partiti considerati dalla nostra Supermedia, ruolo che questa settimana spetta ai centristi di Alternativa Popolare.

Ma a sinistra del Pd c'è il 6% dei voti

Per entrambi questi soggetti, la sfida più immediata continua ad essere quella del raggiungimento della fatidica soglia del 3%. L’evento politico della settimana appena trascorsa è, probabilmente, la manifestazione con cui Giuliano Pisapia ha lanciato ufficialmente il suo movimento a Roma, “Insieme” con – tra gli altri – l’ex segretario del PD Pierluigi Bersani (ora MDP). Se a questo dialogo tra Pisapia e i fuoriusciti dal PD seguiranno i fatti (ossia un coordinamento unico e una lista comune per presentarsi alle elezioni) dobbiamo fare i conti con un soggetto alla sinistra del PD che può realisticamente ottenere il 6%.

 

40 seggi per Pisapia, e maggioranza di governo

Come mostra il grafico della nostra simulazione, se la sinistra “Insieme” ottenesse questo traguardo – peraltro in linea con la proiezione nazionale basata sul voto di lista alle Amministrative – potrebbe ambire ad ottenere alla Camera anche una quarantina di seggi. In questo modo, anche con i sondaggi attuali che dipingono una situazione di estrema frammentazione ed incertezza, sarebbe possibile raggiungere una maggioranza di governo (per quanto risicata) che vada da Bersani a Berlusconi, escludendo il centrodestra “sovranista” (Lega e FDI) e il Movimento 5 stelle. Se questo sembra uno scenario troppo fantasioso, è sufficiente ricordare che questa alleanza si è già formata in passato per sostenere ben due governi: quello di Mario Monti (2011) e quello di Enrico Letta (2013).

Certo, si tratta di ipotesi estemporanee, che non tengono conto di tante variabili: prima fra tutte la legge elettorale, che potrebbe rimanere com’è (proporzionale con sbarramento al 3%, premio eventuale alla lista che raggiunge il 40%) ma potrebbe anche cambiare, anche se al momento non si vede in che modo.