La forza di Capitan De Rossi è già nella sua firma

Nell'autografo si rileva una media dimensione di calibro letterale, una media larghezza di lettera, media fra lettere e stretta fra parole, di chi sa gestire e coordinare. Non sempre, prima di agire, si concede il tempo necessario per pensare

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Federico Proietti Sync / AGF
Daniele De Rossi abbraccia Francesco Totti durante la cerimonia di addio alla squadra

“Voglio ancora continuare a giocare”, Daniele De Rossi, capitano della Roma, tuona ad alta voce, per ben farlo sentire alla sua Roma Calcio, ai suoi tifosi, ma lo ricorda, ogni mattina, soprattutto a sé stesso, quando incontra il suo pallone giallo-rosso.

Forse è la solita storia di ingratitudine senza memoria. Gli altri hanno deciso per lui che è tempo di smettere e di passare ad altro ed alto ruolo. Questo ennesimo episodio di irriconoscenza mi riporta alla mente una vicenda professionale accaduta a un mio collega, un giovane Ispettore di Polizia.

Un bel dì, un qualcosa aveva turbato il buon clima d’ufficio e il saggio Questore decise di affidargli un nuovo importante timone. Un normale avvicendamento. Ma che sarà mai: da coordinatore di un prestigioso Ufficio di Polizia, dove aveva assicurato alla Giustizia pericolosi criminali, a responsabile dell’archivio; il cuore della Questura, come ci aveva ben tenuto a sottolineare il buon Questore. Una sorta di cimitero degli elefanti.

Nel borsone del capitano Daniele De Rossi, cercherò la sua valorosa storia, quella di un combattente di altri tempi, che con la mano sul cuore ha dimostrato vero amore alla sua Roma.

Il primo aggettivo che mi viene in mente, guardando la sua firma, è il termine “intenso”. Una firma che si muove seguendo un ritmo ben preciso e cadenzato, in cui l’imprevisto, non solo in campo, può arrivare e coglierlo di sorpresa, facendolo un po’ arrabbiare.

Nome e cognome sono legati fra loro, senza alcun punto di separazione; sente la forza della proprie origini. Ha bisogno di riferimenti solidi e sicuri nell’orizzonte della propria vita, come dei paletti ben piantati a terra, come le aste dritte delle sue lettere. Nella firma si rileva una media dimensione di calibro letterale, una media larghezza di lettera, media fra lettere e stretta fra parole, di chi sa gestire e coordinare. Non sempre, prima di agire, si concede il tempo necessario per pensare.

Il capitano è un cocktail di sapori, dolce, salato, piccante, amabile ed esplosivo. E’ un genuino, un vichingo, dagli occhi buoni e dal piede veloce, che in campo fa sognare interi spalti. Un romano verace, poliedrico ed interessante che, quando fuoriesce dai ruoli classici e dalla ricerca delle proprie certezze, per aprirsi alla forza contagiosa della vita, si rivela un autentico fuoriclasse. I campioni sono rari come quei ricercatissimi quadrifogli, raccolti in un campo di comuni trifogli bianchi; portano grande fortuna!

 

 

 



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