L’impresa di Berrettini a Wimbledon e le tre notizie che porta con sé

L’impresa di Berrettini a Wimbledon e le tre notizie che porta con sé

Il tennista romano perde la finale contro un immenso Novak Djokovic, ma torna a casa con una grande consapevolezza: è lì con i Grandi, la sua storia nel tennis è appena cominciata
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© ADRIAN DENNIS / AFP - Matteo Berrettini

AGI - Prima notizia: anche un italiano maschio può arrivare in cima in questo sport. Quelli della mia generazione, che hanno raccattato le palle a Panatta e Barazzutti sul Centrale del Foro Italico, avevano cominciato a dubitare di averlo in realtà mai fatto, vittime di un incantesimo degno di Hogwarts che durava da oltre 40 anni. Quelli più giovani, poi, non avevano mai visto prima d’ora un tennista italiano uomo arrivare in finale in uno Slam e una sola volta, con Fognini a Montercarlo nel 2019, vincere un Atp 1000. C’erano riusciti svedesi e svizzeri, cinesi e brasiliani, ma noi mai. Se sei nato in Italia dopo il 1980 e hai imparato a giocare a tennis dalle nostre parti, non puoi farcela.

E invece no. Esiste anche una scuola italiana maschile, o forse non esiste nessuna scuola, né quella francese o quella americana, non quella tedesca, men che mai quella australiana (hanno inventato solo una posizione nel doppio). Non funziona come in Cina per i tuffi, o in Etiopia nel mezzo fondo. Nel tennis vale il talento assoluto e anche una buona Sat (scuola addestramento tennis) come quella del circolo Aniene a Roma (un’ottima Sat) può tirare fuori un finalista di Wimbledon, forse un prossimo vincitore. Una bella notizia, che darà nuovo impulso a questo meraviglioso gioco in Italia, spingerà padri e nonni a dissotterrare la Maxima di guerra e a improvvisarsi maestri e coach. Forse qualche campo di padel verrà riconvertito a campo da tennis.

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© ADRIAN DENNIS / AFP
 
Matteo Berrettini

Seconda notizia: sta finendo un’era che dura da vent’anni, l’era dei Fab Four (anche se Andy Murray era scomparso dai radar già da qualche anno, martoriato dagli infortuni). È vero, Djokovic e Nadal, 40 Slam in due - 34 anni il primo, 35 il secondo - sono ancora i tennisti più forti del mondo, ma il loro regno sta per cadere anche sulla terra rossa, manca poco, un anno, difficilmente due. Qui Nadal non è venuto, Murray ha perso subito e il Re ha già abdicato: Roger Federer (20 Slam, 9 titoli a Wimbledon, 40 anni ad agosto) è uscito ai quarti e – a meno di miracoli – non comanderà più in questo tabellone. Sta per finire un ventennio incredibile, dominato da 3-4 tennisti formidabili che hanno vinto tutto loro senza lasciare eredi, o ne hanno lasciati tanti, nessuno al momento in grado di prendere il potere da solo. 

Questa prima stagione post Covid con gli spalti semivuoti ha fatto brillare le stelle di Tsitsipas e Zverev, di Berrettini e Medvedev, ma nessuno di loro sarà in grado di ripristinare quel dominio assoluto a cui abbiamo assistito in questi quattro lustri. La dittatura regge con Nole, ma i Fab Four non ci sono più. E pure questa è una buona notizia. Avremo più equilibrio e più sorpese, sono in tanti, una ventina (c’è anche il nostro Sinner) quelli che nelle prossime stagioni si potranno contendere i 4 Slam e i tornei più prestigiosi. Ci divertiremo a scovare il nuovo Rafa (non ci sarà mai un nuovo Rafa) o l’erede di Roger sull’erba (scordatevelo, nessuno potrà mai giocare meglio dello svizzero su questi prati), o il nuovo Djokovic (sarà sempre lui, con qualche capello bianco in più, impossibile fabbricarne un altro).

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© ADRIAN DENNIS / AFP
Matteo Berrettini

Terza notizia: il tennis è cambiato, non si vince più soltanto picchiando da fondo campo (o non sbagliando da fondo campo), per emergere bisogna conoscere i segreti della smorzata e imparare da piccoli tutte le variazioni del rovescio in chop. Grazie Matteo, anche per questo. Tutti celebrano il tuo servizio devastante e il dritto migliore del mondo. Ma noi sappiamo che la tua forza si nasconde anche altrove. Nel saper mollare la seconda mano nel rovescio e scendere a rete in back come facevano i padri fondatori. Nel saper spezzare un palleggio estremo con quello ‘straccio bagnato’ nella terra di nessuno che sfugge a ogni allenamento algoritmico. Funziona su tutte le superfici.

Il tennis è forza e resistenza, certo, ma anche psicologia e intelligenza. Chi sa rompere il ritmo toglie sicurezze all’avversario anche meglio di chi il ritmo sa imporlo. Veder brillare e vincere giocatori creativi e polifonici come te, come Sonego e Musetti, Medvedev o Tsitsipas, Bublick o Shapovalov, ci riempie di gioia. Dopo il ventennio dei Fantastici Quattro il tennis è cresciuto e migliorato. Pensavamo che a Diagon Halley, Harry Potter e compagni avessero fatto sparire per sempre certi colpi, oltre ai tennisti italiani in cima alla classifica. Sui prati di Londra, in questo luglio piovoso, sono riapparsi d’un tratto. E hanno fatto inciampare il sovrano del tennis, sia pure solo per un momento. Una bella notizia anche questa, no?