Ma Amanda Reid è disabile o no? Il caso degli atleti finti paralimpici

 La Bbc accusa l’australiana: "Non vedente, non cammina da sola, ma l’anno scorso guidava l’auto" 

Ma Amanda Reid è disabile o no? Il caso degli atleti finti paralimpici

Il finto cieco, il finto zoppo, il finto mendicante? Ci siamo allenati giorno dopo giorno, chiesa dopo ospedale, semaforo dopo centro commerciale. Nel mondo delle fake news ci sta anche il finto atleta disabile, dopo il finto medico, il finto prete e la finta vergine di Malaparte, ma se i soliti giornalisti ficcanaso e guastafeste (veri) avessero ragione, quest’ultimo falso sarà quello che ci ferirà di più. Quindi, speriamo proprio che Amanda Reid, l’atleta disabile australiana che ha gareggiato nel nuoto ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e nel ciclismo su pista a Rio 2016 non abbia davvero esagerato i sintomi del suo handicap per essere più competitiva. Anche se l’inchiesta proposta dalla serissima tv britannica, BBC, sembra molto precisa nelle accuse alla medaglia d’argento nello sprint su due ruote ai Giochi Paralimpici 2016.

"Abbastanza incredibile"

Molti sono i dubbi sul cambio di sport della ragazza, moltissimi quelli sulla reale entità del suo handicap intellettivo, poi visivo e quindi motorio, seguendo un misterioso percorso. Il suo principale accusatore è il primo allenatore di nuoto, Simon Watkins, che ha sostenuto di essere stato interrogato dalla madre di Amanda, dopo l’Olimpiade di Londra (dove la ragazza si era classifica al quinto posto), sulla possibilità di riqualificare l’handicap intellettivo (“infermità motrice celebrale”) in handicap fisico. Ha smesso di allenarla nel 2014, ma l’anno dopo s’è fortemente stupito che gareggiasse da non vedente: “Cosa abbastanza incredibile, l’avevo vista guidare l’auto!”. Per cui l’ha denunciata alla Federnuoto nazionale (Swimming Australia), sentendosi rispondere che la classificazione di Amanda era in corso. E, poco dopo, ha saputo che la ragazza aveva cambiato sport, passando al paraciclismo su pista.

Ciclismo

“Ho una paralisi cerebrale”, dichiarò in un’intervista la Reid, denunciandone gli esatti sintomi alla cerimonia di premiazione del suo argento olimpico due anni fa nello sprint a Rio, quando raggiunse a malapena il podio con un piede rovesciato, sorretta per un braccio. Peccato che la BBC abbia mostrato un video dell’anno scorso nel quale l’atleta australiana raggiunge camminando la sua auto e sale senza problema alla guida del mezzo. Un comportamento davvero miracoloso che mal si concilia col suo terribile handicap. E che, da solo, macchia l’intero - degnissimo e fantastico - mondo dello sport disabile. Mettendone drammaticamente in forse tutta la credibilità. E rilanciando vecchi, mai sopiti, sospetti.

Ma Amanda Reid è disabile o no? Il caso degli atleti finti paralimpici
  Amanda Reid

Indagini paralimpiche

Attendiamo l’esito dell’inchiesta interna del Cio che però non è un fulmine a ciel sereno. Molte sono state le denunce di forti anomalie, negli anni, molti i gesti clamorosi, come quello dell’inglese Bethany Woodward, la paladina dello sport disabili pulito che, a seguito dell’inchiesta della Federazione atletica britannica sulla classificazione dei paralimpici, rivelò di aver abbandonato le gare nel 2015 proprio per quel motivo. “Ho rappresentato il mio paese per tanto tempo ma non posso competere come sono solita fare perché hanno portato gente che non è come me in termini di disabilità”. E restituì una delle sue medaglie d’argento perché in squadra c’era una componente “che ci ha dato un vantaggio scorretto”.

I sistemi per imbrogliare

Non possiamo credere al prontuario del finto o dell’aumentato handicap sportivo che andrebbe dai nuotatori che prima della gara aumenterebbero i sintomi della loro spasticità entrando in vasche ghiacciate, alterando il tono dei muscoli, o si benderebbero addirittura le braccia per muoverle in gara in modo ancor più impacciato. Per non parlare di chi sostiene che qualche atleta mediocre si sia mutilato apposta per poter vincere da atleta disabile. Ma certo i dati proposti dalla serissima BBC sono precisi ed impressionanti. Come chiosa la Wooddard: “Ho il cuore a pezzi, lo sport dei disabili non c’entra con le medaglie e i record del mondo, è un modo per spingere persone con handicap a spingersi a superano la loro diversità”.

Ci torna in mente la miracolosa guarigione di fine dicembre 2010 dell’olandese Monique Van Del Voost che non aveva più camminato dai 13 anni: da fenomenale campionessa di handbyke era diventata a un tratto una persona comune, ma fu felice di aver riacquistato l’uso delle gambe. “Sarebbe così anche per me”, ci dichiarò senza alcun dubbio il mitico Alex Zanardi, che in un incidente d’auto ha perso entrambe le gambe, diventando un simbolo positivo di un mondo difficile come quello disabile. Invece ricordiamo tuttora Fabrizio Macchi, il più grande paraciclista italiano, che disse testuale: “Io non farei a cambio con la Del Voost, con la sua improvvisa “normalità”. Una cosa così ti cambia completamente la vita e la mia è questa ed è bella così, l’ho rivalutata al 120%. Certo, se non perdevo la gamba era meglio, ma ora questo è il mio lavoro, e mi piace”.

Quel dilemma, che ha turbato per anni anche un giornalista ficcanaso e guastafeste, torna ora sotto altra forma nell’inchiesta della BBC.

 



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