Test riuscito per il sistema di emergenza della capsula Orione

Con questo ultimo test si comincia a fare sul serio e l’obiettivo che la NASA si è data di ritornare sulla Luna entro il 2024 sembra un po’ più vicino

capsula orione test emergenza
JASON CONNOLLY / AFP
Capsula Orione

Qualche giorno fa, la capsula Orione ha effettuato uno dei test più critici simulando un “launch-abort”, cioè la separazione della capsula dell’equipaggio dal resto del razzo, una manovra che può essere necessaria nel caso si presenti una situazione di emergenza durante la fase iniziale del volo. Una situazione che abbiamo visto accadere durante il lancio della Soyuz, lo scorso ottobre in Kazakhstan.

Chiamato Launch Abort System (LAS), il sistema è progettato per poter essere attivato istantaneamente in caso di un malfunzionamento del razzo vettore, sia quando è ancora sulla rampa di lancio che durante le fasi iniziali del volo. Il LAS è costituito da tre motori a razzo a combustibile solido che si accendono contemporaneamente fornendo un’accelerazione di circa 7g, corrispondente a sette volte il peso a cui siamo abituati sulla Terra.

Il test è stato effettuato il 2 luglio scorso, dalla base di Cape Canaveral, ed è stato un completo successo. Dopo poco più di 80 secondi dall’inizio del volo, il sistema LAS è entrato in funzione “sparando” la capsula Orione verso l’alto, a una distanza di sicurezza dal vettore che stava viaggiando a circa 1.300 km all'ora. Il programma di test è stato completato in pochi minuti, con la capsula che si è inabissata nell'Atlantico a una decina di chilometri a largo della costa della Florida. In questa configurazione la capsula Orione non era provvista di paracadute né di sistemi di galleggiamento come sarà, invece, per l’unità che trasporterà gli astronauti.

Il test è stato uno degli ultimi importanti traguardi prima della verifica nello spazio profondo, oltre l’orbita terrestre.  Il primo volo di collaudo, infatti, porterà la capsula Orione intorno alla Luna. Si tratterà di un volo senza equipaggio, denominato Artemide-1, e potrebbe avvenire tra poco più di un anno, verso la fine del 2020.

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JASON CONNOLLY / AFP
Lancio della capsula Orione

Come sappiamo, la capsula Orione è uno degli elementi fondamentali del programma Artemide che la NASA ha appena lanciato per realizzare una base cislunare e riportare gli astronauti americani sulla Luna. Il nome del programma deriva da Artemide, la dea greca della Luna e sorella gemella di Apollo, lo stesso che aveva dato il nome al glorioso programma che ha portato i primi esseri umani sul nostro satellite mezzo secolo fa.

Due anni dopo il volo automatico, dovrebbe seguire la missione Artemide-2, prevista intorno alla fine del 2022. Sarà la missione che ripercorrerà l’epica impresa dell’Apollo 8, che fu il primo veicolo con equipaggio a girare intorno alla Luna.

Le missioni successive saranno importanti per realizzare la base cislunare, detta anche Lunar Gateway, da cui si staccherà il modulo lunare che farà atterrare i primi equipaggi sulla superficie lunare.

Con questo ultimo test, insomma, si comincia a fare sul serio e l’obiettivo che la NASA si è dato di ritornare sulla Luna entro il 2024 sembra un po’ più vicino anche se, come sempre accade con i programmi spaziali, il condizionale è d’obbligo.



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