Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'

'Come un gatto in tangenziale' di Riccardo Milani racconta il rapporto 'impossibile' tra una 'borgatara' romana e un intellettuale raffinato sullo sfondo di una realtà multietnica e multiculturale difficile

Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'

“Racconto un’opportunità, quella di confrontarci direttamente con chi è lontano da noi per classe sociale, cultura e nazionalità”. È racchiuso nelle note di regia il senso di ‘‘Come un gatto in tangenziale’, il film di Riccardo Milani con Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Sonia Bergamasco e la partecipazione straordinaria di Claudio Amendola che arriverà in 500 saie il 28 dicembre. Una storia d’amore adolescenziale tra la figlia di un intellettuale, ricco, colto, raffinato e idealista e una donna di borgata, semplice e onesta, costretta a crescere il figlio in un ambiente in cui la criminalità regna (dalle sorellastre ladre compulsive al marito galeotto) è l’occasione perché due realtà diversissime si incontrino. Con risultati comici e altri tipici della commedia, amari e divertenti al contempo.

Un'occasione di incontro

“In questa storia abbiamo trovato pretesto per far comunicare due che non avrebbero mai comunicato – spiega Paola Cortellesi, che è anche sceneggiatrice insieme al regista, a Giulia Calenda e a Furio Andreotti -. Dall’incontro potrebbe nascere qualcosa di buono, almeno è quello che ci siamo augurati”.

Chi conosce Bastogi?

La coppia Cortellesi-Albanese si riunisce di nuovo sotto la regia di Milani dopo ‘Mamma o papa?’, in un film certamente più riuscito, che percorre le consuete strade della commedia all’italiana, contrapponendo opposti per creare situazioni comiche, sottolineando la miseria dove questa è evidente e consegnando allo spettatore una speranza.

Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'
Antonio Albanese e Sonia Bergamasco e Claudio Amendola in Come un gatto in tangenziale  

Anche per la periferia degradata, rappresentata nel film da Bastogi, realtà ai margini che si trova a pochi chilometri dal centro di Roma e che pochi romani conoscono. “Mia figlia qualche anno fa, a 14 anni, mi raccontò di una sua prima storia vera e il ragazzo era di Bastogi – racconta Riccardo Milani -. Ricordo che io ho fatto come il personaggio di Albanese e l‘ho seguita per capire com’era quel posto. Da questo è nato lo spunto per il film”.

Un amore che dura quanto un gatto...

Antonio Albanese è un intellettuale che fa parte di un thing tank nato per studiare il problema delle periferie e per portarlo all’attenzione dell’Europa, per ottenere fondi e aiuti. Paola Cortellesi è una donna che lavora come assistente in un centro anziani, col marito (Claudio Amendola) in carcere per tentato omicidio e due sorellastre gemelle e ladre che vivono a casa e stanno sempre davanti alla tv a vedere ‘Storie maledette’ di Franca Leosini.

Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'
Antonio Albanese e Sonia Bergamasco in Come un gatto in tangenziale 

Dall’innamoramento dei figli, che i due seguono con apprensione pedinandoli e cercando di dissuaderli da una storia che può durare “quanto un gatto in tangenziale” nasce una simpatia e una frequentazione tra due persone che hanno poco in comune e che non si sarebbero mai incontrate.

L'importanza della commedia oggi

Il film di Milani è un’ironica e amara fotografia (seppure edulcorata da una narrazione sopra le righe, con molti tratti grotteschi e comici) di una realtà ormai affermata dove la ‘contaminazione’ sembra inevitabile così come il conflitto. Un mondo dove le classi sociali si allontanano e dove forse i derelitti sono sempre più abbandonati a loro stessi perché sono loro i primi a perdere la fiducia nel futuro. “Il tema delle periferie, la distanza sociale, è trasversale e la differenza tra chi frequenta Coccia di morto e chi frequenza Capalbio va al di là della politica. È economica innanzi tutto – spiega il regista -. Questo film vuole dare una speranza perché io credo che oggigiorno sposare l’antibuonismo a tutti i costi ci abbia fatto diventare peggiori (ma lui usa un’espressione più colorita, ndr) tutti quanti. Viviamo un momento complicato ed è proprio nei momenti come questo che è più importante lavorare sulla commedia”.

Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'
Antonio Albanese e Sonia Bergamasco e Claudio Amendola e Paola Cortellesi in Come un gatto in tangenziale

Il set di Bastogi

In ‘Come un gatto in tangenziale’ viene portata all’attenzione del pubblico una realtà tra le più degradate di Roma, quella di Bastogi. Ma Paola Cortellesi rivela come girare in quella periferia sia stato bello e commovente. “Io sono una borgatara, sono cresciuta a Massimina. È simile a Bastogi, che già allora era considerata come tra le più pericolose – spiega l’attrice -. Crescere in un posto meno curato, un po’ ti fortifica. Bastogi è spesso presentata come il vaso che contiene tutti i mali, ma voglio sottolineare la gioia degli abitanti che ci hanno accolto, e l’umanità di quelle persone. Con loro ho vissuto moventi forti e commoventi.

Le gemelle ladre e gli altri

Mentre scrivevamo la sceneggiatura con Riccardo, Giulia Calenda e Furio Andreotti – aggiunge - siamo andati a fare sopralluoghi a Bastogi e abbiamo fatto interviste. Le persone ci hanno raccontato la loro storia. Spesso esperienze dure che poi sono diventate cose divertenti grazie al modo di fare dei romani.

Dov'è Bastogi? Albanese e Cortellesi, prove (comiche) di 'contaminazione'
 Paola Cortellesi e le gemelle di Bastogi in Come un gatto in tangenziale

Riguardando le interviste – conclude - abbiamo scoperto personaggi che Riccardo ha voluto mettere in scena. Le gemelle non erano previste, ma dopo l’intervista abbiamo deciso di metterle nel film, dove recitano anche altri personaggi del luogo”.

Albanese: stiamo perdendo l'ironia

Lo sguardo ironico di Milani, unito alla bravura degli interpreti, rende ‘Come un gatto in tangenziale’ un prodotto insolito e di sicuro riuscito e, secondo Antonio Albanese, necessario. “Noi italiani stiamo un po’ perdendo l’ironia - chiosa l’attore -. Noi abbiamo avuto sempre avuto una fortuna, di essere ironici, ma ora stiamo perdendo questa capacità. Eppure l’ironia è importantissima perché riesce a sostenere con energia un tema, un argomento. È una strada faticosa ma necessaria e noi la stiamo perdendo”.



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