Aumentano tornado e trombe d'aria? È il mare che cambia

In 10 anni in Italia già registrati 25 casi significativi

Aumentano tornado e trombe d'aria? È il mare che cambia
Biosphoto 
Tornado (Agf) 

di ​Sandro Carniel (CNR-ISMAR) e M. Marcello Miglietta (CNR-ISAC)

È interessante scoprire che l’Italia, accanto ad alluvioni, frane, terremoti… è soggetta ad un altro tipo di fenomeno naturale che può causare ingenti danni al territorio. Si tratta dei tornado, o trombe d’aria, fenomeni meteorologici caratterizzati da venti molto intensi che si sviluppano in un vortice del diametro di qualche centinaio di metri, e che avanza su un percorso talora lungo anche diversi chilometri.

In un recente studio, pubblicato nella rivista International Journal of Climatology della Royal Meteorological Society, M. Marcello Miglietta (coautore di questo post) e Ioannis Matsangouras hanno analizzato 10 anni di trombe d’aria e di trombe marine che hanno interessato l’Italia.

In 10 anni 25 tornado in Italia

I risultati sono sorprendenti: ci sono alcune aree, come la Liguria, la costa laziale, il Salento e la Pianura Padano-Veneta, dove la frequenza dei tornado è risultata confrontabile con quella degli stati USA più soggetti a questo tipo di fenomeni (dove siamo abituati ad immaginarli come di casa…).

E non si tratta solo di deboli trombe marine che si dissolvono poche centinaia di metri dopo aver toccato terra, ma in 10 anni sono stati anche registrati 25 casi che hanno provocato danni significativi. Sono i tornado che appartengono al Livello 2, 3 o 4 della “scala Fujita”, utilizzata per stimare l’intensità dei tornado a partire dai danni causati sul territorio.

Tornado continentali e tornado peninsulari

Lo studio ha anche evidenziato una netta distinzione tra tornado “continentali”, che si sviluppano nella Pianura Padano-Veneta principalmente tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, e tornado “peninsulari”, che nascono generalmente come trombe marine alla fine dell’estate o durante l’autunno. E che poi si intensificano progressivamente mentre attraversano il mar Mediterraneo.

Tra questi ultimi, ricordiamo quello di intensità 3 della scala Fujita che ha attraversato lo stabilimento ILVA di Taranto nel mattino del 28 novembre 2012, causando un morto e danni per oltre 60 milioni di euro. La “supercella” che ha generato questa disastrosa tromba d’aria si è formata per il sollevamento indotto dalle montagne della Sila, e ha preso energia spostandosi sul mar Ionio, che in quel periodo era decisamente più caldo rispetto al suo valore medio.

Il ruolo del mare

Perché il mare, anche nella vita di un tornado come quello sopra descritto, conta molto! Cosa accade quindi a questi fenomeni in un clima che cambia? Il ruolo della temperatura del mare nello sviluppo dei tornado appare chiaro: un mare più caldo intensifica la supercella che ha generato il tornado, aumentandone la potenza distruttrice.

Ecco quindi che la temperatura del mare Mediterraneo, che sta progressivamente aumentando in seguito al riscaldamento globale del Pianeta, e la comparsa di eventuali fronti “inediti” di temperatura marina, possono influenzare notevolmente la formazione e la potenza delle trombe d’aria in grado di creare problemi significativi anche al nostro Paese.

Prevedere con un certo anticipo dove i tornado andranno a colpire non interessa solo agli scienziati, ma anche alle strutture di Protezione Civile o alla compagnie di assicurazione. Ma per capire davvero come si formano, con che intensità e dove vanno poi a colpire la terraferma, dobbiamo abbandonare l’approccio riduzionistico e utilizzare al più presto in modo operativo modelli numerici di ultima generazione, “accoppiati”. Solo così riusciamo a tener conto di come atmosfera, oceano e onde si “parlano tra loro”, in un fitto e continuo dialogo di azioni e reazioni.



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