Perché la scienza deve essere ignorante (ma non come Trump)

La cattiva fede del presidente americano dovrebbe fornire un valido motivo per innescare una costruttiva riflessione all’interno del mondo della scienza

 

Perché la scienza deve essere ignorante (ma non come Trump)
 (Afp)
 Donald Trump

Donald Trump ha imposto alla massima autorità sanitaria statunitense, il “Center for Deseas Control and Prevention”, il divieto di utilizzare nei loro rapporti di bilancio alcune parole; tra queste evidence-based (basato sulle evidenze) e science-based (basato sulla scienza).

Questa presa di posizione, che non esito definire offensiva nei confronti della libertà di espressione, rappresenta l’ennesima dimostrazione dell’idiosincrasia di Trump nei confronti della scienza. Trump ha sempre dichiarato, soprattutto in riferimento ai cambiamenti climatici, che la scienza non è un approccio oggettivo ma esprime opinioni.

Lo scontro tra fede di Trump e fede scientifica

Stiamo assistendo ad uno scontro tra la fede di Trump e la fede scientifica. Come ha sottolineato Vittorio Zucconi, che conosce molto bene la realtà politica statunitense, Trump non ha uno spessore culturale tale da consentirgli di avere una posizione a riguardo, la sua è soltanto una posizione di comodo per tutelare le richieste fanatiche di un’ampia fetta di suoi sostenitori, interpreti di una bieca e bigotta visione della bibbia.

Dall’altro lato c’è la scienza, che ormai da diversi decenni, forte del pensiero Cartesiano, si sta elevando a fede. Si avvolge così di un mantello di presunzione che alcuni definiscono scientismo (Ian Hutchinson).

La scienza non deve essere fede, la scienza deve essere ignorante. Lo scientismo può essere agnogenico, vale a dire che rischia di produrre non conoscenza (Robert N. Proctor). La scienza deve essere ignorante perché solo la consapevolezza dell’ignoranza può indirizzare la scienza a sviluppare gli opportuni metodi di conoscenza, soprattutto alla luce dei profondi e rapidi cambiamenti ambientali e socio-economici in atto. Quindi la scienza ignorante deve avere una solida base epistemologica, aspetto che invece non sembra essere scontato per gli scientisti.

La scienza ingnorante

La scienza non è un’entità dotata di vita autonoma, la scienza è il frutto della speculazione umana ed è realizzata da uomini, con il loro bagaglio di debolezze umane. Quindi non bisogna diffidare della scienza ma degli scienziati che hanno perso la percezione epistemologica, metodologica, etica e deontologica del loro lavoro, come riportato da Benessia e colleghi (The rightful place of science: Science on the verge; 2016).

Al convegno DySES (Dynamic of Socio-Economic System) di Siviglia del 2014, ho presentato un semplice modello concettuale “the River basin model”, che descrive il fluire della conoscenza come un bacino imbrifero.

Dietro un esperimento, uno studio, ci possono essere diverse criticità che si trascinano lungo il percorso che dovrebbe portare ad una conoscenza socialmente utile:

  • (i) una cattiva narrativa;
  • (ii) una forzatura per una ricerca applicata per accedere ai finanziamenti;
  • (iii) un cattivo disegno sperimentale e statistico;
  • (iv) eccessiva specializzazione;
  • (v) debolezze etiche condizionate dalla logica del “publish or perish” (pubblica qualcosa o muori).

Il fluire di queste criticità dovrebbe essere arginato dalla diga selettiva dell’editoria scientifica, che dovrebbe garantire una accorta selezione. Il sistema dell’editoria scientifica ha avuto negli ultimi anni una crescita quasi esponenziale, ad oggi si contano più di 30.000 riviste scientifiche. La logica della “publish or perish” sta inducendo a comportamenti etici senza precedenti. A titolo di esempio riporto il fatto che la Springer, una delle più titolate case editrici scientifiche, ha ritirato ben 107 lavori scientifici pubblicati nel 2016 dal giornale Tumor Biology perché viziati da fasulle revisioni architettate dagli stessi autori dello studio.

Già nel 1963, Derek J. de Solla Price, considerato il padre della scientometria, nel suo libro ‘Little Science, Big Science’ profetizzava una scienza che a seguito della sua crescita esponenziale ne avrebbe compromesso la sua qualità, epistemologica ed etica.

Questa presa di posizione oscurantista di Donald Trump è certamente figlia di un fanatismo religioso, ma è anche il risultato di una ridotta credibilità della scienza agli occhi dei molti e che sta facendo diversi proseliti, si veda le recenti posizioni no-vax. Questo clima anti-scientifico deve rappresentare un valido motivo di riflessione in seno alla comunità scientifica, per evitare di prestare il fianco ad altre forme di attacco di natura oscurantista.

 
 


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