Abbiamo i migliori ricercatori e i peggiori finanziamenti strutturali. Che si fa?

Come si evince dal gap tra il numero di ricercatori italiani vincitori e quello dei progetti svolti in Italia, noi "esportiamo" una quota significativa di eccellenze all'estero

Abbiamo i migliori ricercatori e i peggiori finanziamenti strutturali. Che si fa?

Oggi è la Notte Europea dei Ricercatori, un'iniziativa promossa dalla Commissione Europea e che si svolge in contemporanea in oltre 300 città Europee. Dal 2005 a oggi, migliaia di ricercatori incontrano milioni di cittadini per spiegare cosa è la ricerca, a cosa serve, perché è importante e, soprattutto, perché è anche divertente!

L'Italia è sempre stata attivamente coinvolta in questa iniziativa. E non deve sorprendere, perché una delle eccellenze del nostro paese è proprio la qualità della ricerca scientifica italiana.

Non voglio fare degli esempi pratici di scoperte straordinarie realizzate nel nostro Paese, non perché non ce ne siano, ma perché sono così tante ogni anno e tutte ugualmente importanti, che sarebbe impossibile elencarle tutte. Però qualche numero potrebbe aiutare a dare un'idea e mi servirò, come esempio, del successo della ricerca italiana nelle assegnazioni dei finanziamenti di eccellenza più competitivi oggi disponibili in Europa: quelli erogati dallo European Research Council. I Grant ERC sono specificamente dedicati a finanziare progetti di estremo interesse e innovazione in tutti i campi della ricerca scientifica. Ogni anno, migliaia di ricercatori partecipano ai bandi ERC, suddivisi nelle tipologie Starting, Consolidator e Advanced, ma solo tra il 10% e il 15% dei progetti passa. Il criterio principale è l'eccellenza, sia del ricercatore responsabile che della qualità del progetto.

Nel 2016, l'ERC ha finanziato 314 progetti nella tipologia Consolidator, per un totale di 605 milioni di euro. L'Italia è al secondo posto con 38 progetti di ricercatori italiani approvati, dopo la Germania che ne ha avuti 50. Di questi, 14 sono di ricercatori che operano in istituti di ricerca italiani, posizionando così l'Italia all'ottavo posto assoluto nella graduatoria delle nazioni finanziate. Un risultato simile si è avuto nella categoria Starting, riservata ai giovani ricercatori. Su 406 progetti finanziati, 43 sono andati a scienziati di nazionalità italiana,  posizionando il nostro paese al terzo posto. Di questi, 19 progetti saranno svolti in istituzioni italiane.

Da questa breve panoramica si possono trarre tre considerazioni. La prima è che gli scienziati italiani sono ancora oggi tra i migliori, non solo in Europa, e costituiscono una ricchezza di enorme valore per il nostro Paese. La seconda è che, come si evince dal gap tra il numero di ricercatori italiani vincitori e quello dei progetti svolti in Italia, noi "esportiamo" una quota significativa di eccellenze all'estero. Sarebbe ora che si cominciasse a pensare di "recuperare" l'investimento che il sistema di istruzione e formazione italiano impegna per coltivare queste eccellenze, garantendo la possibilità ai nostri migliori ricercatori di operare all'interno del nostro Paese, invece che spostarsi (spesso obbligatoriamente per mancanza di opportunità), all'estero. La terza considerazione è che nella maggioranza degli altri Paesi (Germania, Francia, Inghilterra, Spagna), i fondi europei, inclusi gli ERC grants, sono una risorsa aggiuntiva, che si innesta su di un sistema di finanziamento strutturale della ricerca da parte degli Stati nazionali.

In Italia, purtroppo, i finanziamenti strutturali sono pochi e spesso erogati "a singhiozzo", per cui il merito dei ricercatori italiani nell'assicurarsi finanziamenti esterni (praticamente gli unici di fatto che sono a disposizione per fare la ricerca) erogati su base competitiva è ancora maggiore, dato che si trovano competere spesso con colleghi stranieri operanti in strutture già ottimamente finanziate e quindi con un elevato potenziale.

Il mio augurio è che la notte dei ricercatori sia un'occasione innanzitutto di divertimento e stupore per la bellezza della ricerca. Ma anche un'occasione per gli attori politici di riflettere su quanto converrebbe investire in quella che è sicuramente una risorsa strategicamente vitale per il futuro del nostro Paese: la scienza.



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