Perché fino al 2102 la primavera entrerà in anticipo

Il 21 marzo è la data convenzionale dell’equinozio di Primavera, ma ogni tanto dobbiamo correggere il conto delle ore mancanti   

Perché fino al 2102 la primavera entrerà in anticipo 
Laurent Laveder / Biosphoto
 
 Il tramonto nella sera dell'equinozio di Primavera

L’inclinazione dell’asse terrestre ha una infinità di effetti sulla nostra vita.  E’ la causa delle stagioni e del variare della lunghezza del giorno e della notte in funzione del periodo dell’anno e della nostra posizione sulla Terra. Alle nostre latitudine, le giornate godono di più insolazione (sono più lunghe) d’estate rispetto all’inverno e, per andare dal minimo al massimo della lunghezza del giorno si deve necessariamente passare da un momento nel quale giorno e notte hanno la stessa lunghezza: l’equinozio che si ripete due volte all’anno in primavera ed in autunno.

Il 21 marzo è la data convenzionale dell’equinozio di Primavera. E’ stata decisa nel corso del Concilio di Nicea del 325 per permettere il calcolo della Pasqua che viene celebrata nella domenica seguente il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera. All’epoca si usava il calendario Giuliano (da Giulio Cesare che lo emanò nella sua qualità di Pontifex Maximus)

Tutti i problemi del calendario nascono dalla lunghezza dell’orbita che la Terra descrive intorno al Sole: 365 giorni 5 ore 48 minuti 49 secondi. Dal momento che la lunghezza del nostro anno è di 365 giorni, cerchiamo di pareggiare i conti ogni 4 anni, inserendo un giorno in più nell’anno bisestile.

Tuttavia la matematica non perdona 5 ore 48 minuti 49 secondi sono meno di un quarto di giorno. Quindi aggiungendo 1 giorno ogni 4 anni noi correggiamo troppo ed è necessario saltare ogni tanto l’inserimento del giorno in più. E’ la riforma del calendario fatta nel 1582 da papa Gregorio XIII.

Lasciando perdere le sottigliezze del calendario, la differenza tra la durata effettiva dell’orbita della Terra e l’anno di 365 giorni significa che ogni anno abbiamo circa un quarto di giorno di anticipo rispetto all’anno precedente con l’ovvia implicazione che il momento dell’equinozio cambia di anno in anno oscillando dal 19 al 21 marzo con una decisa preferenza per le date anteriori al 21 marzo.  Il mio collega Sandro Bardelli dell’Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio dell’Inaf di Bologna (che sull’argomento ne sa molto più di me) dice che l’ultima volta che l’equinozio è avvenuto il 21 Marzo correva l’anno 2007 e la cosa non si ripeterà fino al 2102.

Meglio farci l’abitudine 



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