Le donne 4.0 cambieranno il mondo

Tecnologia ed economia digitale nell'era della Robotica, del Cloud, dell'Intelligenza Artificiale come nuovi strumenti per l'equità di genere?

Le donne 4.0 cambieranno il mondo

Le Donne 4.0, se lo vorranno, potranno fare realmente la differenza e creare un mondo nuovo. Attraverso l’uso delle tecnologie, e creando nuovi servizi e nuove piattaforme, possiamo supportare la crescita e la consapevolezza di tutte le donne ad aspirare a creare un mondo più accessibile, più trasparente e con un benessere più distribuito”.

Voglio cominciare questo articolo con un passo del bellissimo libro “DONNE 4.0 - Riflessioni di una imprenditrice e mamma digitale nata nel 1968”, di Darya Majidi (Amazon, 2018), per far seguito all’evento ‘Donne e Ricerca’ che ho organizzato lo scorso 9 marzo a Pisa in collaborazione con l’Assessora Marilù Chiofalo del Comune di Pisa, delegata, tra le altre cose, alle Politiche Socioeducative e Scolastiche, all’Educazione alle Scienze e alle Pari Opportunità. L’iniziativa è stata inserita nell’ambito del “Marzo delle donne - Pisa 2018” del Comune di Pisa, a cavallo della “Giornata Internazionale della Donna”, che si celebra l’8 marzo, e ha riunito ventidue “Donne 4.0” di tutte le età e variamente impegnate sui temi della parità di genere, in grado di fungere da modelli alle giovani generazioni ma soprattutto di gettare le basi per creare azioni comuni di progresso civile e sociale.

Nel giorno del compleanno della bambola forse più famosa al mondo, la Barbie, che il 9 marzo compiva ben 58 anni, felicemente single dal 2004 e senza figli, fenomeno antropologico simbolo dei tempi che ci hanno rappresentato e divulgatrice di un messaggio di donna diversa da quella cui eravamo abituati fino al 9 marzo 1959 (data della sua nascita), le ventidue Donne 4.0 sono state coinvolte in diversi panel aventi lo scopo di declinare la partecipazione della donna negli ambiti delle professioni, della ricerca e degli STEM (Science, Technology, Engineering, Maths). Una donna che oggi, rispetto ai messaggi di libertà, bellezza e felicità della Barbie, può anche essere imprenditrice o scienziata.

Sappiamo ormai bene che quello della parità di genere non è un vezzo per nostalgici delle battaglie civili, ma riguarda una seria necessità di progresso sociale al momento disequilibrato da divari ancora significativi che toccano l'accesso al mercato del lavoro, i livelli di disoccupazione, le condizioni di lavoro e retributivo. E non solo. La disparità riguarda tutti i campi, non soltanto le competenze, ma persino il corpo della donna, “oggetto" di discriminazione, oltre che spesso come sappiamo persino di violenza, anche nel settore medico in certi campi diagnostici, come afferma Maria Teresa Caputo, Dirigente Medico AOUP di PISA in Cardiologia, afferente al Centro di Coordinamento Aziendale per la Salute e Medicina di Genere e Responsabile dell'ambulatorio "Donna e Cuore" nell’ambito di un progetto di “Ospedale a misura di donna”. Franca Melfi, la “signora dei robot”, primo chirurgo toracico a Pisa (è stata lei infatti a effettuare il primo intervento al mondo di resezione polmonare con tecnica robotica), direttrice del Centro Multidisciplinare di Chirurgia Robotica dell'Azienda ospedaliera universitaria pisana - ha dedicato il suo intervento all’impatto che la chirurgia digitale ha sull’equità di genere per l’Health Care. E Natalia Buzzi, Responsabile Scientifico di Nebo Ricerche PA, ha avviato nel 2013 il progetto “MEV(i) - Mortalità Evitabile (con intelligenza)” (mortalitaevitabile.it), con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione su uno degli “indicatori sentinella” di maggior rilievo per la valutazione dello stato di salute della popolazione, fondato sulla misura dei decessi che non dovrebbero avvenire perché prevenibili con interventi di prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia e assistenza sanitaria. Aggiornati ai più recenti dati disponibili, anche i Rapporti MEV(i) confermano e sottolineano la necessità di perseguire la “sanità di genere”.

Anche l’aspetto del linguaggio rivela discriminazioni ancora evidenti. La lingua italiana si declina, ma la cultura maschilista parla al maschile in quasi tutti i ruoli di responsabilità nel mondo del lavoro. "Il linguaggio quotidiano e dei media non riconosce i nuovi ruoli professionali e istituzionali raggiunti dalle donne, dà invece un’immagine stereotipata e legata a modelli culturali del passato. Anziché svolgere la funzione di potente strumento di inclusione e di integrazione delle differenze, indispensabile per favorire e riconoscere i cambiamenti culturali, inclusi quelli legati al nuovo status delle donne, il linguaggio si trasforma in strumento di discriminazione. Anche nella ricerca è invece indispensabile riconoscere il ruolo delle donne e la loro specificità indispensabile per il raggiungimento di risultati di eccellenza" sostiene Cecilia Robustelli, tra le altre cose Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia - Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali, già linguista dell’Accademia della Crusca.

Luigia Tauro di Women&Tech, l'Associazione che per prima ha coniato l’acronimo STEAM (con una A in più rispetto a STEM che sta per Arts) e che ha ideato i FutureCamp Europe, una serie di eventi rivolti a giovani, docenti e genitori interessati a scoprire e capire come addentrarsi e orientarsi nei settori professionali emergenti in Europa nel prossimo futuro ed a presentare alle ragazze in particolare le opportunità derivanti dal digitale, ha portato al tavolo la propria esperienza su come sia necessario superare la dicotomia fra scienza e materie umanistiche e sia indispensabile una integrazione di queste discipline e competenze per affrontare la complessità odierna e favorire l’equa partecipazione dei giovani e delle donne al mondo delle professioni e del lavoro.

“In particolare, la tecnologia ed il digitale – da soli –“ afferma Luigia Tauro riportando la linea dell'Associazione, “non sono sufficienti: per innovare abbiamo bisogno di conoscenze intersettoriali, creatività, emozioni, fiducia dei rapporti umani per attivare progettazioni agili e leadership condivisa. È quindi fondamentale riconoscere l’importanza delle competenze deboli (in inglese soft skill) molte delle quali sono connaturate nelle donne: elasticità mentale e pensiero laterale, proattività, resilienza, critical thinking, intelligenza emotiva, intelligenza sociale, autoconsapevolezza. Fra le azioni positive necessarie a formare le giovani generazioni – maschi e femmine – ed a generare una società più equa, sarebbe interessante valutare, da parte delle Università Pisane, l’opportunità di inserire nei piani di studio un percorso di crescita personale per ragazzi e ragazze che vogliano sviluppare queste caratteristiche”.

Manuela Appendino, Ingegnera Biomedica e giovanissima rappresentante della community WeWomEngineers di cui è cofondatrice, esprime in pieno la “voglia di apportare il cambiamento”, non solo in ambiti SteAm, STEM, Gender Bias: “Io vorrei”, afferma, “un fil rouge dentro le famiglie, aprendo un dialogo senza paura per la tecnologia e la scienza, vorrei un Festival Nazionale STEM, vorrei nelle scuole l’Educazione alla Parità fin dall’asilo, vorrei nei Politecnici dibattiti costanti, continui e “normali” sull’andamento di queste tendenze, sul rapporto delle giovani con queste materie, sul rapporto vero delle giovani con il “retaggio sociale”, vorrei sapere cosa pensano i ragazzi maschi, se pensano che sia inutile parlarne o se si rendono conto che in realtà questo retaggio se moltiplicato e amplificato nei figli che verranno non genererà un vero cambiamento. Abbiamo il potere digitale per non fermarci, abbiamo il dovere di non fermarci, abbiamo il diritto di ottenere una società migliore”.

Tecnologia ed economia digitale nell'era della Robotica, del Cloud, dell'Intelligenza Artificiale come nuovi strumenti per l'equità di genere? Anche. Incoraggiando le future Donne 4.0 a utilizzare al meglio le scienze e le tecnologie per poter essere protagoniste delle loro vite con ottimismo, come sostiene Darya Majidi (imprenditrice) nel suo libro, che propone la creazione di un movimento e di un manifesto delle donne digitali, le “Donne 4.0” appunto, a favore della libertà e della parità: con un passo di responsabilità e di consapevolezza in piú da parte già di noi donne stesse per superare la "minaccia dello stereotipo" e impegnarci in prima fila per "genderizzare" i contenuti, ovvero portando la visione gender all'interno dei saperi, oltre che come elemento educativo, come afferma Elettra Stradella, ricercatrice di Diritto Pubblico Comparato dell’Università di Pisa e presidente del Comitato Unico di Garanzia per la stessa università, co-autrice del “Piano Azioni Positive”, che mette in evidenza in particolare anche la questione delle carriere femminili, perché ogni azione diventi incipit di una strada da percorrere insieme, fatta di impegno, responsabilità e partecipazione al bene comune.

Anna Loretoni, docente di Filosofia Politica alla Scuola Superiore Sant’Anna e autrice di numerosi testi sulla questione di genere, conclude i lavori affermando che “la persistenza del gender gap rappresenta la ragione principale tanto della cosiddetta segregazione orizzontale (la scelta dei percorsi formativi), quanto della segregazione verticale in termini di opportunità di carriera (il cosiddetto 'soffitto di cristallo')” e aggiunge e lancia una sfida: “Dal momento che le analisi quantitative e qualitative sono ampie e analiticamente approfondite, occorre muoversi con più decisione sul versante delle policies, proponendo in primo luogo efficaci azioni positive. Una via fruttuosa potrebbe essere quella di guardare in Italia e in Europa a chi ha già adottato buone pratiche in grado di favorire la ricerca delle donne e la ricerca sui temi connessi al genere, destinando una quota aggiuntiva di risorse alle giovani ricercatrici, favorendo una presenza bilanciata per genere nelle commissioni giudicatrici a tutti i livelli, incrementando politiche di conciliazione vita/lavoro.

Su questo è necessario 'fare rete', e la realtà pisana, con i suoi tre autorevoli atenei e una diffusa sensibilità su questi temi, può rappresentare un interessante laboratorio.”

O dovremo sempre più aver bisogno, al di là dell’uso sapiente della tecnologia che può aumentare il nostro comfort in vari ambiti delle nostre vite, di un avatar robotico (o magari di un robot-umanoide come Sophia‚Äč, primo robot donna a prendersi la copertina di un giornale in Italia) per incorporare in ciascuna di noi il nostro ruolo di donne professioniste e madri? 



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