Il calcolo del'impronta idrica degli alimenti deve diventare obbligatoria

Per combattere l'emergenza acqua anche nel nostro Paese serve una riforma in campo agroalimentare. Gli imprenditori vanno incentivati e premiati se adottano tecnologie per l’uso sostenibile della risorsa

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In Italia questa Giornata Mondiale dell’Acqua si annuncia essere molto particolare. L’emergenza siccità è ormai evidente, basta guardarsi intorno e vedere in che condizioni sono i nostri fiumi ed i nostri suoli. L’Italia sembra spaccata in due, anzi in decine di pozzanghere diversamente asciutte. Ho chiesto al mio amico Luigi Mariani, uno dei rari esperti di agro-metereologia, di dirmi cosa sta succedendo. Mi ha mandato diverse elaborazioni ma quella che a mio avviso sintetizza meglio la situazione è questa:

In tante parti d’Italia i suoli non hanno più riserva sufficiente per coltivare e le colture dovranno fare ricorso all’acqua sin dalla semina. Il che vuol dire che se continua così in molte aree italiane non si arriverà al raccolto per mancanza di acqua irrigua con conseguenze enormi per l’economia del Paese. Ma cosa altrettanto grave è che si riaprirà il conflitto tra l’agricoltura e le attività urbane ed industriale con probabile carenza di disponibilità per quest’ultime. L’agricoltura, ricordiamo, consuma più del 70 % di questa risorsa parzialmente rinnovabile e deve essere la prima ad assumere un atteggiamento critico di responsabilità sociale.

Cosa fare e presto?  Prima di tutto vanno sviluppate delle linee guida per migliorare la legislazione esistente e sviluppare una futura politica per l’agricoltura, la governance dell’acqua, la protezione delle risorse di acqua potabile e il recupero delle acque in un’ottica di economia circolare.

Bisogna impedire il continuo spreco di acqua. Gli imprenditori agricoli in primis vanno incentivati e premiati se adottano tecnologie per l’uso sostenibile della risorsa. Se per produrre un kg di fragole possiamo usare 450 l/kg con pratiche convenzionali o 220 l/kg con buone pratiche agricole dobbiamo scegliere quest’ultime ma la politica deve avere un chiaro indirizzo perché la ricerca scientifica già dispone delle risposte. 

La produzione alimentare deve cambiare ed essere di qualità sostenibile: per farlo bisogna obbligare l’uso dell’impronta idrica – che rappresenta il consumo in litri di acqua per kg di prodotto alimentare - per permettere a tutti di capire chi si comporta bene o male con una risorsa che è di tutti. I consumatori avranno uno strumento di scelta, gli amministratori un criterio oggettivo ed indiscutibile di premialità.

Ettore Capri, facoltà di scienze agrarie alimentari e ambientali dell'università Cattolica di Piacenza



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