La ricerca può essere gentile, se è donna

Una riflessione scientifica (ma non troppo) nella giornata mondiale della Gentilezza proclamata dal World Kindness Movement

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 Scuola superiore Sant'Anna
 Cecilia Laschi con il robot Octopus

Dal Giappone parte la giornata mondiale della Gentilezza, che si celebra oggi, grazie al World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza) di cui fa parte anche l'italiana Gentletude.

Sembra scontato ma non lo è: alla Gentilezza, come caratteristica etica basata su attenzione e rispetto verso chiunque altro da sé, bisogna giungere come al punto di arrivo di un percorso preciso e voluto. In un certo senso essa è uno strumento che consente di disegnare la società, attraverso modalità specifiche di comportamento che hanno nella cura e nel rispetto per gli altri e in generale per il mondo attorno a noi, e nel senso di responsabilità individuale in ogni atto che compiamo, i pilastri grazie ai quali è possibile costruire armonia e contribuire proattivamente allo sviluppo civile dei luoghi che abitiamo: “una rivoluzione che può cambiare il mondo”, come afferma la psicologa Cristina Milani, vicepresidente del World Kindness Movement, nel suo libro "La forza nascosta della gentilezza" (Sperling & Kupfer), in cui racconta il potere dei piccoli gesti invitandoci a questa virtù nella nostra vita quotidiana, sul lavoro e verso l'ambiente.

Interessante l’etimologia della parola, che proviene da “gentile” e nell’accezione originaria, dal greco “ethnikos” (da “ethnos”: razza, gente) era usata per indicare nell'antico testamento il popolo pagano non ebreo; successivamente con il latino “gentilis” (da “gens” - formazione familiare allargata e anche da “gignere”, generare - intendendo i generati da un medesimo capostipite) ha implicato il significato di ‘stessa famiglia’. La gentilezza, dunque, come modo fraterno di relazionarsi al mondo, una famiglia a cui apparteniamo tutti.

Filosoficamente la gentilezza è associata alla nobiltà d’animo, più che di stirpe. La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. “Se vogliamo creare una società in cui le persone collaborano tra loro in vista del bene comune”, afferma Clinton Richard Dawkins (un etologo, biologo, divulgatore scientifico, saggista e attivista britannico, considerato uno dei maggiori esponenti dell'epoca contemporanea della corrente del neodarwinismo nonché del "nuovo ateismo" – fonte Wikipedia), “non possiamo aspettarci granché dalla natura biologica. Facciamo in modo di insegnare la generosità e l’altruismo, dal momento che siamo nati egoisti. Facciamo in modo di capire cosa sono capaci di fare i nostri geni egoisti, perché così avremo almeno l’opportunità di sconvolgere i loro piani.”

Le infinite applicazioni di questa umile rivoluzione non riguardano solo la vita quotidiana e le relazioni personali. Mi viene da pensarne a due che mi riguardano da vicino: l’essere donna e la ricerca scientifica.

Può la ricerca essere gentile?

Sì: mantenendo prioritaria la mission di attenzione e cura come parole chiave in ogni attività che rivolge verso l'Uomo, la Natura e l'Ambiente; con un maggiore coinvolgimento delle donne; persino con applicazioni sorprendenti quali la Robotica Soft.

La scorsa settimana ho portato la mia testimonianza di ingegnera che lavora in ambito scientifico e tecnologico al Women in Tech – Eccellenze Italiane nella Tecnologia, presso la European School of Economics, con l’organizzazione del think tank CrossThink-LAB, la piattaforma di idee nata da un’iniziativa congiunta tra l’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Svilupppo) della Scuola Superiore Sant’Anna e l’advisory firm Trim2, in collaborazione con Confindustria Firenze e con la partecipazione della Regione Toscana.

Le sfide della partecipazione femminile nel settore della tecnologia e dell’innovazione denotano ancora oggi uno scarso protagonismo femminile e un grave ritardo italiano nei diritti di pari opportunità, recentemente registrato dal Gender Equality Index. Gli ultimi dati OCSE relativi alla presenza delle donne nel mondo scientifico e tecnologico sono abbastanza scoraggianti, tanto più che i divari di genere esistono in tutte le aree della vita sociale ed economica.

Tuttavia le laureate in Italia in materie scientifiche sono quasi la metà rispetto al totale. Ma da lì il crollo, quando dall'istruzione si passa alle carriere, nell'università o nelle altre professioni. Un bel guaio anche considerato che non ci sono abbastanza risorse competenti ad affrontare il cambiamento inevitabile dell'era della quarta rivoluzione industriale. Esplorando un territorio ancora poco sondato, ovvero la relazione tra genere e tecnologie, ne emerge che la disparità di genere è anche un danno economico e un freno al progresso in ogni senso.

Non tutti gli ambienti sono però ancora tradizionalmente poco friendly per le donne e ce ne sono alcuni che fanno scuola e in cui la leadership femminile non è una rarità, come quello in cui ho il privilegio di condurre le mie attività e che ha fatto dell’eccellenza la sua caratteristica: davvero in tutti i campi. E’ quello gestito dal RAS (IEEE Robotics & Automation Society) Pioneer Award Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. In questo luogo della ricerca italiana, dove la presenza delle donne raggiunge in percentuale quasi quella dell’uomo, un esempio per tutti è Cecilia Laschi, definita dai media la “mamma del primo robot soffice, Octopus”, che con la sua “robotica morbida” ha rivoluzionato il modo di concepire la robotica, divenendo antesignana di un settore denotato da un aggettivo che già in sé connota grazia femminile e che in realtà interseca tanti aspetti di una “famiglia allargata” in campo tecnologico: neuroscienze, robotica “tradizionale” (meccatronica, controllo e sensoristica), nuovi materiali “morbidi” in grado di adattarsi agli ambienti più diversi, intelligenza artificiale, osservazione della natura (dal polpo desunti i principali principi tecnologici su cui realizzare la nuova concezione di robotica).

Così la robotica morbida è una nuova sfida: quella di creare nuovi meccanismi non rigidi che sappiano muoversi in ambienti complessi e a contatto con gli esseri umani, rispettando l’ambiente e con la cura delle inter-relazioni possibili: sarà un caso che l’abbia ideata una donna?

 

 

 

 



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