Il caso dell’insegnante con la tubercolosi, contestualizzato

Non c'è un allarme tubercolosi nel nostro Paese, ma è bene ricordare che si tratta di una malattia insidiosa e comunque presente

tubercolosi insegnante treviso
  Maugeri/Stefania Malapelle
 Laboratorio di analisi

Dieci milioni di infetti e 1,6 milioni di morti ogni anno. Sono questi i numeri della tubercolosi nel mondo, che rimane una delle prime dieci cause di morte globali.

La tubercolosi è un'infezione causata dal batterio Mycobacterium tubercolosis o bacillo di Koch (dal nome del famoso microbiologo tedesco che lo scoprì alla fine del XIX secolo). Ma i numeri si riferiscono alle persone con infezione manifesta.

In realtà, nella maggior parte dei casi il bacillo può entrare nel nostro corpo, ma il sistema immunitario è in grado di controllarlo, rendendo quindi l'infezione silente.

Una malattia dei poveri

Si stima che un quarto della popolazione mondiale sia infetto senza manifestare mai la malattia. Fortunatamente, in questa forma latente la tubercolosi non è infettiva. Tuttavia, nel corso della vita il 10-15% delle persone con infezione latente potranno sviluppare la malattia.

Questo avviene soprattutto nelle persone anziane a causa dell'indebolimento delle difese immunitarie, ma altre condizioni possono facilitare la riattivazione del batterio: infezione da virus HIV, malattie croniche come il diabete, fumo e, naturalmente, la malnutrizione.

In effetti, la tubercolosi è una delle malattie più diffuse nelle regioni più povere, in particolare nel Sud-Est asiatico, nell'area del Pacifico Occidentale e in Africa.

La forma della malattia più frequente è quella che attacca i polmoni, organo d'elezione per la proliferazione del batterio, causando una forma di polmonite che può decorrere con sintomi lievi anche per mesi, per poi aggravarsi con esiti spesso fatali. Essendo un'infezione batterica, è possibile curarla con una combinazione di specifici antibiotici, ma il trattamento è molto lungo.

Un'ulteriore complicazione è dovuta alla diffusione sempre più ampia di ceppi batterici resistenti.

Ce ne sono di due tipi: i ceppi multi resistenti o Mdr-Tb, ancora sensibili ad alcuni (ma pochi) antibiotici e quelli estremamente resistenti o Xdr-Tb, per il cui trattamento ci sono ad oggi pochissime opzioni disponibili.

Esiste un vaccino, basato sul ceppo batterico attenuato BCG, ma che ha efficacia limitata e viene utilizzato soprattutto per proteggere i bambini dei paesi con più elevata incidenza della malattia.

La tubercolosi si trasmette per via aerea, attraverso le secrezioni emesse con i colpi di tosse e la saliva, ma solo da una persona che abbia un'infezione attiva e una carica batterica elevata (l'infezione latente ricordiamo non è infettiva).

È disponibile un'efficace profilassi per persone che possano essere venute in contatto con un malato, basata sull'assunzione del farmaco d'elezione, l'isoniazide, per un certo periodo.

È questa la misura messa in atto recentemente in una scuola di Treviso, dove 21 bambini sono stati contagiati (senza ammalarsi) da una maestra che aveva sperimentato una riattivazione dell'infezione latente, avendo contratto il batterio probabilmente molti anni prima.

La situazione in Italia

In Italia ogni anno si verificano circa quattromila casi di tubercolosi, soprattutto tra persone anziane o immunodepresse.

Nel nostro paese l'incidenza è bassa ed è in diminuzione: si è passati da 22,5 casi su 100mila abitanti nel 1995 a 6,5 casi su 100mila nel 2017, con un tasso di mortalità dello 0,7 su 100mila abitanti.

Il 66% dei casi notificati nel 2017 si è verificato in persone di origine straniera, che spesso avevano contratto la malattia nei paesi d'origine.

La diagnosi precoce è fondamentale per il successo della terapia, per cui è importante non trascurare i sintomi, soprattutto se si appartiene ad una delle categorie a rischio.

I sintomi più comuni sono tosse persistente (più di 3 settimane), accompagnata da dolore al torace, febbre, malessere e debolezza persistente, improvvisa perdita di peso.

Non c'è un allarme tubercolosi nel nostro Paese, ma è bene ricordare che si tratta di una malattia insidiosa e comunque presente.



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