La teragnostica, un nuovo approccio alla medicina

È ora possibile fare insieme diagnosi e terapia. Una delle applicazioni più innovative riguarda i tumori neuroendocrini

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Siamo abituati a pensare alla diagnosi e alla terapia come due momenti distinti, che si fanno con strumenti diversi e non di rado anche in luoghi e tempi differenti. Ma le innovazioni possono arrivare a cambiare alcuni modi radicati di pensare e diffondere parole che prima erano usate solo tra gli specialisti: Teragnostica è una di queste. Come suggerisce la parola stessa si tratta di combinare la diagnostica e la terapia: il termine è nato per identificare alcune procedure nella medicina nucleare (per intenderci quella che si occupa, anche, della radioterapia) ma piano piano si sta arricchendo di contenuti, oggi la Teragnostica può essere tradotta come ‘Fare insieme diagnosi e terapia’.

Una delle più innovative applicazioni di questa parola è in una classe di tumori rari piuttosto difficile sia da diagnosticare precocemente che da combattere: i tumori neuroendocrini (NET). I più diffusi riguardano il tratto gastro-entero-pancreatico (GEP-NET) e si presentano il più delle volte con metastasi già alla diagnosi, a volte anche non operabili: la sopravvivenza a 5 anni è molto bassa, il 37 per cento.

Per chi è affetto da questi tumori la teragnostica può voler dire speranza. Una speranza concreta visto che pochissimi giorni fa è stata messa in commercio una terapia basata su questo principio - lutezio-177Lu-oxodotreotide - che ha anche ricevuto il bollino di ‘massima innovatività’ dall’Agenzia Italiana del Farmaco. L’indicazione è per la parte più bisognosa dei pazienti, quelli con GEP-NET chirurgicamente non operabili o metastatici, progressivi, ben differenziati e positivi per i recettori della somatostatina.

L’aspettativa, dimostrata da tutti gli studi condotti fino ad ora, è di ridurre la progressione della malattia, più di quanto non facessero la terapia fino ad oggi a disposizione. Ancora una volta il progresso arriva grazie alla ricerca condotta su malattie e tumori rari, che si confermano la ‘cell factory’ di un’innovazione che certamente non rimarrà confinata in un ambito ristretto. La speranza è che quanto investito sulle malattie e tumori rari possa in breve tempo portare un vantaggio anche a chi è affetto da patologie dai grandi numeri. 



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