La normalità dell'influenza

Le notizie di decessi legate al virus non devono allarmare

La normalità dell'influenza

In questi giorni sono rimbalzate sui media notizie apparentemente allarmanti, di decessi causati dall'influenza. Non è la prima volta che l'attenzione mediatica si concentra, purtroppo, sulla conta delle prime vittime dell'epidemia. Innanzitutto è necessario chiarire che le persone decedute in Puglia, di cui si è letto in questi giorni, non sono le prime vittime. Il bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità alla 52a settimana del 2017 segnalava 10 decessi e 40 casi gravi. In tutti i casi, si trattava di soggetti (per la maggior parte anziani) con patologie croniche gravi e quindi rientranti nelle cosiddette "categorie a rischio", ovvero suscettibili di gravi complicazioni (incluso il decesso) a seguito di un'infezione da parte del virus dell'influenza.

Al momento l'andamento dell'epidemia ripercorre esattamente quello della passata stagione. L'anno scorso fino alla seconda settimana di gennaio erano stati segnalati  94 casi gravi e 15 decessi. Quest'anno al momento il virus A/H1N1 è responsabile di circa il 40% dei casi gravi, mentre un altro 40% è attribuibile al virus di tipo B. L'anno scorso era il virus A/H3N2 quello che era più frequentemente isolato nei casi gravi. Tuttavia, entrambi i virus H1N1 e H3N2 insieme a due di ceppo B circolano ogni stagione e l'incidenza attribuibile a ciascuno può variare localmente, a seconda di quale ceppo sia dominante in una certa regione. Adesso siamo nella fase di aumento rapido dei casi che porta verso il picco, atteso per le prime settimane di gennaio e che durerà probabilmente fino a metà febbraio. La durata e l'intensità dell'epidemia dipendono non solo dai ceppi virali (quelli di quest'anno sono del tutto paragonabili a quelli dell'anno passato), ma anche dal clima. Un inverno con temperature poco rigide e molta umidità favorisce la permanenza del virus in circolazione.

Questa è la normalità dell'influenza. Un'infezione spesso sottovalutata ma che causa direttamente (ovvero per l'azione del virus) centinaia di decessi ogni anno in Europa, cui si aggiungono le morti, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni e negli adulti sopra i 65, causati da altre patologie che si aggravano in conseguenza dell'infezione. Già adesso, come in tutte le stagioni epidemiche passate, si nota un aumento delle morti nella popolazione sopra i 65 anni (media di 220 decessi/giorno) rispetto alla frequenza attesa (media di 203 decessi/giorno). Si calcola che l'influenza in Italia possa essere responsabile di un eccesso di decessi negli anziani pari a 3000-4000 casi ogni anno e che nel Mondo ogni anno da 300.000 a 500.000 persone muoiano per l'influenza.

Preoccupa, di fronte a queste evidenze, la bassa aderenza dei soggetti a rischio alle vaccinazioni. La maggior parte dei casi deceduti ogni anno sono soggetti (soprattutto anziani) con patologie croniche e non vaccinati. Il Piano Vaccinale Nazionale punta ogni anno a raggiungere almeno il 70% di copertura vaccinale della popolazione sopra i 65 anni, ma nella maggior parte delle regioni ci si ferma poco sopra il 50% con punte massime del 60% e minime del 40%. Troppo poco. E allora contiamo le vittime. Tutto normale.



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