Perché San Francisco ha messo al bando il riconoscimento facciale

Il tema è: vogliamo un mondo dove le telecamere di sorveglianza sono in grado di dire in ogni momento chi sta passeggiando, chi sta in quel bar, chi sta uscendo da quell’edificio? Viene prima la sicurezza o la privacy? Come possono convivere le due esigenze? Una delle città simbolo della Silicon Valley ha fatto la sua scelta

riconoscimento facciale san francisco
PHILIPPE LOPEZ / AFP 
Il riconoscimento facciale al terminal dell'Eurotunnel

Un anno fa, era il 18 maggio, nello storico stadio di Pasadena, in California, capienza di 90 mila spettatori, i fans di Taylor Swift erano in delirio. Prima e dopo il concerto si fermavano tutti davanti allo schermo di uno chiosco che trasmetteva le immagini inedite della prove della pop star. Non sapevano, non potevano sapere, che dietro lo schermo c’era una fotocamera collegata ad un software in grado di operare un riconoscimento facciale automatico.

In pratica la fotocamera li immortalava uno per uno ed inviava automaticamente le immagini in un ufficio a oltre tremila chilometri di distanza, a Nashville, dove le foto venivano incrociate con un database dove erano stati registrati un centinaio di stalker della cantante.

Nessuno venne informato di quel test: sei mesi dopo lo ha rivelato la rivista Rolling Stone. Era la prima volta che questa tecnologia faceva il suo ingresso nel mondo dei concerti. Nel frattempo è sempre più usata, soprattutto in Cina, dove la sorveglianza di massa è considerata normale e dove entri nel metro mostrando la faccia. E ovviamente piace alle polizie di molti paesi, Italia compresa, perché li aiuta nelle indagini.

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David MacNew / Afp
L'uso dell'intelligenza artificiale nel riconoscimento facciale

Ma va detto che si tratta di uno strumento ancora imperfetto: i software in circolazione per esempio faticano a individuare l’identità delle persone di colore e solo qualche mese fa uno dei più noti ha confuso 28 membri del congresso americano con altrettanti criminali comuni. E poi c’è il caso dell’adolescente che ha fatto causa alla Apple per un miliardo di dollari perché perché è stato arrestato per un furto in un negozio che non ha commesso.

Si dirà: questione di tempo, questi errori verranno superati. Ma ugualmente: vogliamo un mondo dove le telecamere di sorveglianza sono in grado di dire in ogni momento chi sta passeggiando, chi sta in quel bar, chi sta uscendo da quell’edificio? Viene prima la sicurezza o la privacy? È forse il dilemma più complicato del nostro tempo. E sorprende la risposta che è arrivata ieri dalla città di San Francisco, il cuore della Silicon Valley, che con un voto a schiacciante maggioranza (8 a 1) ha deciso di vietare l’utilizzo di queste tecnologie con una ordinanza chiamata: Stop alla Sorveglianza Segreta. E fra qualche giorno, il 22 maggio, gli azionisti di Amazon potranno votare - simbolicamente - per chiedere che il software Rekognition, già venduto a diverse polizie e alla dogana statunitense, non venga utilizzato dalle agenzie federali.

La cosa ovviamente non finisce qui. Ne parleremo ancora a lungo. Per esempio, tornando al mondo dei concerti,  sono curioso di scoprire quando Ticketmaster e Live Nation utilizzeranno la tecnologia che hanno comprato dalla startup Blink Identity un anno fa, il 7 maggio scorso: pare che sia in grado di identificare una persona che cammina in mezzo secondo. L’avrebbero testata per un decennio per conto del Pentagono in Medio Oriente.



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