Perché 9 italiani su 100 non si fidano più di Facebook per informarsi

Il rapporto Censis sulla comunicazione rivela che abbiamo reagito alle fake news e agli abusi. E regala una sorpresa che riguarda un mezzo antico: la radio  

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DAVID EBENER / DPA
 
 Antenne radio-tv

C’è qualcosa di antico, e di saggio, negli ultimi dati che arrivano dal 15esimo Rapporto sulla Comunicazione che il Censis presenta domani in Senato. C’è un cambiamento di prospettiva, come se avessimo deciso di ridare un giusto ordine alle cose. Mi riferisco alla risposta ad una delle domande più importanti dello studio: su quale sia il mezzo, il media, usato come fonte di informazione.

La notizia è che la corsa di Facebook che sembrava inarrestabile, si è arrestata. Dopo anni in cui il social network di Zuckerberg scalava posizioni, sorpassando gli altri social, e poi Google e YouTube, e naturalmente i quotidiani e i settimanali di carta, e persino la radio, per raggiungere quota 35, ovvero 35 italiani su 100 che dicevano di usare Facebook come mezzo di informazione, quest’anno per la prima volta la corsa si ferma e Facebook perde il 9,1 per cento. Nessuno così male. Perde il 9,1 per cento ma è ancora al secondo posto, dopo i telegiornali, che restano in vetta guadagnando il 4,4 per cento; e poco davanti alla tv all news, come SkyTg24 RaiNews e TgCom, che guadagnano un paio di punti.

In questo clima calano, parecchio, anche i motori di ricerca, cioé Google (meno 7,8 per cento); YouTube (meno 5,3 per cento); Twitter (meno 3 per cento). Questo cambiamento nelle abitudini degli italiani che assomiglia ad un terremoto ha evidentemente il suo epicentro nel mondo digitale come dimostra la risposta ad un’altra domanda chiave: i mezzi di informazione ritenuti più affidabili: il primo è la cara vecchia radio, ritenuta affidabile dal 69,7 per cento delle persone; poco più della televisione e della carta stampata; il doppio, badate bene, il doppio dei social network.

Non sono certo io quello che demonizzerà la rete e i social, ma questo cambiamento ha un senso: significa che le persone hanno reagito a quello che è accaduto, alla tempesta di fake news che le persone condividono; agli abusi dei nostri dati personali che fanno i gestori delle piattaforme. E più in generale stanno cominciando a capire una cosa importante: che nelle vita l’esperienza, il mestiere, la professionalità contano. E che se devi operarti vuoi un buon chirurgo, se vuoi mangiare bene vai in un buon ristorante; e che se vuoi informarti ti affidi ad un giornalista. Per chi fa il giornalista è l’occasione, dopo tanti errori, di rimettersi in gioco e dimostrarsi all’altezza di questa nuova partita.



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