La scommessa di MoviePass, al cinema quando vuoi per sei euro al mese

Il nuovo capo arriva da Netflix. Dopo il rilancio, gli abbonati sono schizzati da ventimila a due milioni.  Le sale incassano il prezzo pieno del biglietto. A pagare la differenza saranno - forse - i produttori interessati ai dati degli utenti. E' il modello di Google e Facebook. Funzionerà? 

Moviepass, la startup che vuole portarci al cinema gratis
 Afp

Se vi piace il modello di Netflix, adorerete MoviePass. È una tessera che per otto dollari, poco più di sei euro, vi fa entrare al cinema, tutte le volte che volete, ogni mese. Sei euro al mese e basta. Se non è una rivoluzione poco ci manca. Ma forse è più corretto definirla una gigantesca scommessa dall’esito ancora incerto. Come fa a funzionare economicamente, a stare in piedi, una cosa così? Dov’è il trucco?

Cominciamo col dire che MoviePass per ora funziona solo in America. È una startup nata nel 2011 a San Francisco. L’idea iniziale era apparentemente la stessa ma il prezzo molto diverso. All’inizio infatti l’abbonamento costava 50 dollari al mese, insomma dovevi essere davvero molto motivato ad andare al cinema ogni mese tante volte perché fosse conveniente. Era una roba per cinefili incalliti. Risultato, ventimila abbonati appena, una miseria. Insomma, la chiusura sembrava imminente, ma nell’estate scorsa la maggioranza di MoviePass è stata rilevata da Helios and Matheson, una società esperta in dati. Analisi dei dati degli utenti per farci dei soldi.

Ed è cambiato tutto. La sede, New York. L’amministratore delegato, prelevato da Netflix. E soprattutto il modello. Il prezzo mensile è passato da 50 a otto dollari e immediatamente gli abbonati sono schizzati da ventimila a due milioni. In due mesi. Oggi ci sono due milioni di persone che vanno al cinema tutte le volte che vogliono - massimo una volta al giorno però - per otto dollari al mese e le sale cinematografiche incassano il prezzo pieno del biglietto ogni volta. Come è possibile?

La scommessa di MoviePass è che il vero valore per chi produce i film non è tanto l’incasso del botteghino ma è costituito dai dati di chi va al cinema: età, sesso, reddito, ma anche quartiere del cinema, orario di visione. E’ il modello di Facebook e Google ma applicato al cinema. A MoviePass sono convinti che presto saranno i produttori di film a pagare il conto di questa festa, per poter fare film migliori e avere maggiori chance di successo. Vedremo presto come andrà a finire (l’altro giorno il titolo è crollato in Borsa del 30 per cento e Helios and Matheson ne hanno approfittato per comprare altre azioni, ora detengono il 78 per cento).

Intanto però qualcosa sta già cambiando, ed è il motivo per cui gli esercenti delle sale cinematografiche non sono affatti contenti nonostante il prezzo pieno del biglietto incassato ogni volta e le sale di nuovo piene dopo un anno nero. Infatti il pubblico, soprattutto i giovani, si stanno abituando all’idea che il cinema può costare di meno.



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