Perché ci vogliono sei anni per fare la app dei cittadini italiani?

Si chiama IO e ci cambierà la vita facendoci risparmiare un sacco di tempo e di soldi. Ma il commissario Piacentini dice che non sarà pronta prima del 2022: il vero cambiamento sarebbe se il nuovo governo riuscisse ad accelerare

Perché ci vogliono sei anni per fare la app dei cittadini italiani? 
Cristiano Minichiello / AGF 
 Diego Piacentini (Agf)

Tutti presi come siamo stati da questa lunghissima crisi di governo e dalla nascita del primo esecutivo giallo-verde, abbiamo trascurato qualcosa che può davvero cambiare le nostre vite: una app con cui svolgere le pratiche e le incombenze che ci arrivano dalla pubblica amministrazione. E quindi il pagamento delle multe e delle tasse, le iscrizioni scolastiche e la mensa dei figli, i referti sanitari e le ricette, il certificato di proprietà e il bollo dell’auto.

Tutto in una app, pochi minuti, un paio di clic, zero file e il gioco è fatto. Da quando? Da oggi? Da domani? Dalla fine dell’anno? Sì, dalla fine dell’anno ma non di questo, del 2022. Sembra una barzelletta o uno di quei meme che girano sui social e invece è così: per la app di Italia.it, quella che ci cambierà la vita, ci vogliono ancora quattro anni di lavoro, che sommati ai due già trascorsi da quando il Team di Diego Piacentini si è insediato a Palazzo Chigi, fanno sei. 

Sei anni per una app. Ce ne ha messi otto l’America a mandare il primo uomo sulla Luna. Sei anni sono una vita: faremo in tempo a finire la legislatura appena iniziata (ammesso che duri fino alla scadenza prevista); e a goderci non solo i Mondiali di calcio in Russia tra qualche giorno, ma anche le Olimpiadi di Tokyo del 2020 e i successivi mondiali in Qatar.

Il 2022 è lontanissimo, eppure Diego Piacentini, l’ex vice presidente di Amazon che siede sulla poltrona di commissario straordinario per la trasformazione digitale dal 1 ottobre 2016, è stato categorico: questa estate si parte con la versione pre-alfa di questa app che per ora ha un nome azzeccatissimo, IO, che è anche un acronimo fondamentale per chi sviluppa software.

La pre-alfa è una versione rozzissima della app, che non ha ancora tutte le funzioni, che ha un sacco di problemi e che viene testata solo da utenti esperti. Da lì si passa ad una alfa, per arrivare ad una beta che invece viene rilasciata a tutti avvertendo che ci sono ancora dei problemi. Va detto che non stiamo parlando semplicemente di una app per vincere un giochino ma di portare online la vita di 60 milioni di italiani: la loro identità, le scadenze, le esigenze.

Il risparmio sarà immenso: una volta Piacentini ha detto che ogni giorno 8000 famiglie si trasferiscono da un comune all’altro. Oggi questo richiede pratiche che impegnano gli impiegati per 40 minuti ogni volta, in un anno ammontano in tutto a 85 mila giorni buttati; nel 2022 basterà un clic e solo da questo risparmieremo 14 milioni di euro l’anno. Conosco piuttosto bene la giungla informatica della pubblica amministrazione e capisco che collegare tutti i dati richiede tempo, ma davvero non si può fare prima? Sarebbe questo sì un bel cambiamento.



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