Perché sul caso banche (e su Boschi) Silvio Berlusconi ha scelto un basso profilo

Nelle ore in cui da destra sono partiti attacchi politici incrociati alla sottosegretaria, il leader di Forza Italia ha scelto di mandare messaggi tranquillizzanti. Anche all'Europa

Perché sul caso banche (e su Boschi) Silvio Berlusconi ha scelto un basso profilo
Foto: ZUMAPRESS.com / AGF 
Silvio Berlusconi (AGF) 

Tra tanto rumore sugli ultimi sviluppi della vicenda banche e su Maria Elena Boschi c'è un silenzio che spicca: quello di Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia si sta tenendo lontano dalla violenta polemica che investe il sottosegretario alla presidenza del consiglio e tutto il Pd renziano. Ad attaccare la Boschi dopo le parole del presidente Consob Giuseppe  Vegas sono stati soprattutto M5S e Liberi e uguali, che hanno chiesto senza mezzi termini le sue dimissioni. A loro si sono uniti gli altri leader delle opposizioni di centrodestra, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni. Ma non Silvio Berlusconi, che mentre infuriava la bufera, giovedì  pomeriggio, era impegnato a Bruxelles a incontrare i leader europei del Ppe, da Angela Merkel a Jean Claude Juncker.

E proprio nella sua presenza a Bruxelles sta parte della spiegazione della linea del Cavaliere, che si sta ricreando una immagine di responsabilità istituzionale e cerca di mandare messaggi tranquillizzanti all'Europa sul suo nuovo profilo. Avendo pagato in prima persona il prezzo della fatwa da parte dei vertici europei, sa bene che è  più  saggio un atteggiamento di dialogo e responsabilità, anche in campagna elettorale.  La sua scommessa, tra l'altro, è di attrarre l'elettorato moderato che non ama i toni strillati e questo gli suggerisce di lasciare al M5S e alla Lega il compito di attaccare Maria Elena Boschi e, tramite lei, Matteo Renzi.

Terzo motivo di questa linea morbida è la tradizionale attenzione del Berlusconi imprenditore per le banche. Da investitore sa che gli istituti di credito sono fondamentali per piccole e grandi aziende e la commissione sulle Banche sta svelando molti guai e gettando discredito su molti istituti. Non a caso già  un anno fa Berlusconi, nel garantire a Paolo Gentiloni il suo sostanziale sostegno, aveva indicato proprio nella vicenda Mps, la banca senese, uno dei terreni di non belligeranza. Ma la sua difesa è  proseguita, nonostante la linea critica di Renato Brunetta, lungo tutta la filiera che va dalle banche alla Bce, passando per Bankitalia.

Dopo l'attacco del Pd a Ignazio Visco a ottobre, la posizione ufficiale di Forza Italia, dopo qualche tentennamento, era stata netta: “Quando si intacca in qualche modo l'autorevolezza di Bankitalia si scandisce l'intero sistema bancario europeo e si incide negativamente sulle relazioni internazionali del nostro paese”. “È  da irresponsabili coinvolgere Mario Draghi nel caso banche”, ha ripetuto Berlusconi  il 12 novembre. Tornando, come in un cerchio, al ruolo dell’Europa e dei suoi leader nel nuovo sistema di alleanze a cui sta lavorando il Cavaliere. Insomma, mentre Pd è M5S se le danno di santa ragione, Berlusconi sta a guardare in silenzio, ma è  un silenzio più  eloquente di un comizio. 



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