A che punto è il braccio di ferro sulla Tav

La Lega continua a premere per un referendum vincolante ma il M5s, preoccupato, preferisce prendere tempo in attesa delle elezioni. Le opposizioni preferirebbero la via parlamentare per spingere Salvini a metterci la faccia

A che punto è il braccio di ferro sulla Tav
 Afp
  Tav Torino-Lione, i lavori nel tunnel

La strada che continua a proporre la Lega al Movimento 5 stelle è quella del referendum vincolante, ovvero lasciare ai cittadini la scelta di provvedere oppure no alla Tav. Tuttavia di fronte alla resistenza del Movimento 5 stelle è lo stesso partito di Via Bellerio che potrebbe tentare di forzare la mano. Non certo cadendo in quello che nella Lega definiscono un tranello: ovvero la mozione che il Pd presenterà lunedì al Senato e che - dice il capogruppo dem - è da calendarizzare subito. Ma il Carroccio potrebbe presentarne una propria o offrire all'alleato di governo la possibilità di presentarne una di maggioranza per aggirare l'ostacolo posto dai dem che tentano, sulla falsa riga di quanto accaduto sul global compact, di incunearsi tra le differenze di leghisti e pentastellati.

"Il M5s teme il voto"

La strategia del Movimento 5 stelle continua ad essere quella di prendere tempo. "Hanno paura - dice un 'big' della Lega - delle elezioni regionali e delle Europee. Tireranno la questione per le lunghe". Ma un'altra fonte del partito di via Bellerio sottolinea che in ogni caso per bloccare i lavori della Tav servirà un voto in Parlamento. Per cambiare la legge Obiettivo. "Per M5s sarebbe meglio trovare un accordo prima possibile", è la riflessione. Del resto che la Lega sia in pressing affinchè non si dica no alla Torino-Lione lo testimonia anche il ragionamento di Giorgetti. "Basta essere autolesionisti. La nostra posizione è favorevole alla realizzazione delle grandi opere", dice.

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"Con M5s ci siamo messi d'accordo - argomenta invece il ministro dell'Interno - su tutto, se su qualche punto non ci si trovasse d'accordo la via del popolo è quella più giusta. Come quando si va in montagna non bisogna andare subito di corsa, ma scegliere il passo e tenerlo. L'Italia, secondo me, ha più bisogno di energia, strade, autostrade e ferrovie".

Il tentativo di Salvini è quello di evitare al momento uno scontro con i pentastellati: sul tavolo c'è il nodo dei migranti (oggi sia il responsabile del Viminale che il presidente del Consiglio Conte incontreranno il Commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni Avramopoulos) e il fronte aperto sulla sicurezza con i sindaci ("Il Dl non si tocca", l'alt del segretario della Lega) in attesa che arrivino in Cdm - giovedì - i testi sul reddito di cittadinanza ("Ci sono i contributi previsti per i disabili", annuncia Salvini) e Quota cento.

I prossimi nodi da sciogliere

In settimana poi inizierà nell'Aula di Montecitorio la discussione sui referendum propositivi, con la Lega soddisfatta per l'accordo sui quorum, meno perché sospetta che una parte dei pentastellati stia guardando un po' troppo a sinistra, tendendo la mano ai dem. Sullo sfondo il rebus sulla Consob e la situazione di Carige e Mps. Il nodo della Tav è destinato a non essere sciolto a breve (le mozioni non sono ovviamente vincolanti), con il tentativo in corso da parte delle forze d'opposizione di staccare la Lega dal Movimento e di investire della questione il premier Conte.

In ogni caso sia il Pd (anche se alcuni dirigenti sono favorevoli ad una consultazione referendaria) che FI sostengono la strada parlamentare. Affinché, ripetono, "Salvini ci metta la faccia". Sul tema Tav interviene anche il presidente di Confindustria, Boccia: "La politica italiana non ha bisogno di fare ogni volta un referendum perché la politica deve interpretare la visione del Paese". "Il nostro Paese ha bisogno di infrastrutture di base, utili a chi si sposta ogni giorno anche su medie distanze", replica Francesco D'Uva, capogruppo M5S alla Camera. "Sono certo che troveremo un accordo con la Lega", assicura il ministro Toninelli.



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