Tre momenti di piacere a MiArt

Qui non troverete giudizi su artisti e gallerie, ma tre brevi momenti di piacere, del tutto personali, vissuti all’interno di MiArt

miart arte contemporanea

Sì è conclusa da poco l’edizione 2019 di MiArt, la manifestazione per l’arte contemporanea di Milano. Al di là della naturale attenzione e curiosità per le opere esposte e gli artisti presentati, c’è anche un modo diverso per godere la fiera.

Se volete un resoconto su MiArt 2019, come sono andate le vendite, quali sono stati gli stand più interessanti, quali gallerie hanno presentato i giovani artisti più promettenti, leggete i tanti, ottimi articoli già pubblicati. Qui non troverete giudizi su artisti e gallerie, ma tre brevi momenti di piacere, del tutto personali, vissuti all’interno di MiArt.

Il primo è avvenuto in un punto di passaggio, di attraversamento distratto da un’area all’altra della fiera. Ma nella breve sosta per decidere la direzione da prendere, lo sguardo è stato attratto dalla combinazione di due opere, casualmente avvicinate da una prospettiva angolare: un igloo di Mario Merz (1925-2003) e una scultura di Tony Cragg (1949). Da una parte la superficie ruvida delle lastre che coprono parzialmente la struttura metallica dell’igloo: delicata sintesi tra intimità, interiorità, ventre e mondo esterno aspro e scabro; dall’altra la superficie lucida, levigatissima di elementi sovrapposti e guizzanti: una forma dinamica, proiettata verso il mondo, la sintesi specchiante di una Nike alata. Stabilità, fermezza, interiorità verso movimento, scatto, volo. Lo sguardo coglie il contrasto di dinamicità e superfici. Bellissimo. 

Secondo momento. Una galleria che presenta il suo progetto espositivo dedicato a Maria Lai (1919-2013). Raro vedere accostate opere così belle, di grande pregio e di periodi così diversi (grazie anche ai prestiti museali). L’espressione di una artista che muta nel tempo e con lei mutano i materiali usati con quel primo timido utilizzo di filo che caratterizzerà poi tanta produzione della Lai: un piccolo quadro, un intenso tocco blu cobalto attraversato da un filo nero, appeso sopra la bellissima scultura Ritratto a M. Sofia (1952).

Terzo momento. Un'altra galleria dedica il suo spazio a una donna, Antonietta Raphaël (1895-1975). Raro vedere tante sue opere insieme. Raro non vederle associate alle opere del compagno (Mario Mafai). Qui è sola ed emerge potente la sua forza espressiva, vibrante e tenera, raffinata, delicata declinata con la medesima intensità in dipinti e sculture.

Ecco, quando una fiera offre la vivacità e la varietà del movimento contemporaneo, ma permette anche approfondimenti, respiri lunghi e intensi come quelli citati, allora convince fino in fondo. Sì, MiArt 2019 è stata proprio una bella fiera.



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