Come le piante parlano e ci ascoltano

I ricercatori della università di Tel Aviv hanno dimostrato che le piante di pomodoro o tabacco, sottoposte a stress quali siccità o attacchi di parassiti, emettono ultrasuoni

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PETER STEFFEN / DPA / DPA PICTURE-ALLIANCE
Piante

Siamo abituati a pensare al mondo delle piante come ad un universo silente, dove gli unici rumori sono quelli prodotti dalla interazione con l’ambiente o gli animali che popolano boschi e foreste. Secondo numerosi studi anche questa nostra visione è destinata ad essere capovolta: ricercatori della università di Tel Aviv, hanno infatti dimostrato e pubblicato, che le piante di pomodoro o tabacco, sottoposte a stress quali siccità o attacchi di parassiti, emettono dei suoni nelle frequenze degli ultrasuoni, oggi perfettamente misurabili in laboratorio.

Molti hanno parlato di piante capaci di soffrire o provare dolore, ma forse questo voler far assomigliare le reazioni delle piante alle nostre non le rende giustizia. Le piante respirano, ma non usano i polmoni. Allo stesso modo oggi stiamo scoprendo che le piante comunicano ma non usano solo i suoni ma anche una miriade di altre forme comunicative, chimiche, simbiotiche. Le piante infatti riescono sempre ad utilizzare la tecnica di comunicazione più efficace e con il minor dispendio energetico.

Per essere impollinate attraggono insetti e piccoli mammiferi impollinatori con i loro sgargianti colori, odori, aumentando la percentuale di zucchero o perfino offrendo caffeina. Probabilmente i suoni ultrasonici sono prodotti mediante fenomeni di “cavitazione”, ovvero vibrazioni causate dalla rottura di bolle di liquido o pareti cellulari.

Esperimenti anche italiani hanno in passato dimostrato come ad esempio gli apici radicali, sono capaci di “sentire” il suono emesso dalle altre radici che crescono intorno a loro e grazie a questo meccanismo evitano di aggrovigliarsi. Probabilmente anche questi suoni emessi dalle piante sono richieste di aiuto o segnali di avvertimento per attuare reazioni capaci di far resistere meglio la pianta alla siccità o allontanare i predatori.

Non dimentichiamo tra le tante la capacità del pomodoro di cambiare, quando attaccato, persino la dieta dei bruchi assalitori, che da vegetariani diventano cannibali, riducendo così l’infestazione, divorando i loro stessi simili. Secondo  Itzhak Khait uno degli autori dell’esperimento, “”gli esseri viventi potrebbero utilizzare i suoni emessi da una pianta per ottenere informazioni sulle loro condizioni”.

Durante i loro esperimenti, le piante di pomodoro stressate dalla siccità hanno prodotto, in media, 35 suoni all’ora mentre le piante di tabacco 11. Quando gli steli sono stati tagliati, le piante di pomodoro hanno emesso una media di 25 suoni all’ora e le piante di tabacco 15. Le piante non stressate producono in media meno di un suono all’ora. I ricercatori affermano che secondo quanto ricavato dai risultati gli esseri viventi potrebbero utilizzare i suoni emessi da una pianta, captandoli anche a metri di distanza, per ottenere informazioni sulle loro condizioni.

Già il maestro Beppe Vessicchio aveva teorizzato, più per intuizione ed esperienza artistica che scientifica, nel suo libro “La musica fa crescere i pomodori”, la incredibile capacità delle frequenze armoniche di trasmettere informazioni. Ora finalmente abbiamo i primi riscontri scientifici, a quanto un primo traduttore universale per il linguaggio delle piante?



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