Quello che ha scritto Lodo Guenzi non c'entra col razzismo, ma c'entra con lui

Gli artisti che oggi, sconsideratamente, promuovono un distacco tra musica e politica, quindi tra musica e società, negli anni ’70 (quando, guarda caso, si forma il nostro miglior cantautorato), sarebbero stati presi a fischi e accolti con una pioggia di verdura. Certamente non avrebbero scalato le classifiche

lodo guenzi post razzismo
 Francesco Algeri
Lodo Guenzi 

Niente di speciale” è uno dei migliori pezzi de’ Lo Stato Sociale, la versione suonata pianoforte e voce lo scorso Primo Maggio a piazza San Giovanni durante il Concertone, resterà come una delle più intense esibizioni live dell’annata. Una canzone che svela, tra l’altro, una vena poetica della band bolognese, in questo caso in particolare di Lodo Guenzi, troppo spesso purtroppo messa in secondo piano rispetto al loro essere così espressamente scanzonati.

Lo Stato Sociale è probabilmente la realtà musicale italiana al momento più impegnata, politicamente e socialmente, la band che più di ogni altra si guarda intorno e racconta in musica questo paese, e non dimentica mai di schierarsi, di dire la propria, di far oltrepassare alla propria musica il confine del mero intrattenimento; com’era tradizione, anzi obbligo, fare una volta, altrimenti non avevi alcuna credibilità.

Negli anni '70 sarebbe sembrato normale

Gli artisti che oggi, sconsideratamente, promuovono un distacco tra musica e politica, quindi tra musica e società, negli anni ’70 (quando, guarda caso, si forma il nostro miglior cantautorato), sarebbero stati presi a fischi e accolti con una pioggia di verdura. Certamente non avrebbero scalato le classifiche. Lo Stato Sociale invece non risparmia mai a nessuno la propria posizione, non si nasconde mai dietro un dito, e le loro scelte sono sempre chiare e drastiche.

Come quella di fissare un tetto al prezzo dei loro biglietti, per esempio, e forse più che con parole, appelli e proclami, è con certe prese di posizione che si può cambiare un sistema, qualora si fosse davvero interessati a cambiare un sistema, è ovvio; facendo più che parlando, insomma, con l’intento alle volte anche di sfidarlo l’ascoltatore, anche a rischio di mettere a repentaglio quel like in più.

Cosa ha scritto su Instagram

In fondo è questa la spiegazione più plausibile rispetto a ciò che è accaduto ieri sulla pagina Instagram di Lodo Guenzi, quando il frontman della band bolognese ha rivelato che, appunto, la canzone “Niente di speciale” è stata scritta dopo un fugace incontro con una ragazza di origini etiopi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ho scritto la storia di Niente di speciale, una delle canzoni più amate della band. È legata ad una ragazza di origine etiope, non l’avevo mai raccontato questo dettaglio perché non faceva alcuna differenza. Mi sono ritrovato con della merda razzista sotto al post. Internet è quello che è e non mi importa di un paio di falsi profili che sparano stronzate come è normale sui social, però voglio cogliere l’occasione per chiedere a qualunque razzista di non avere a che fare con me. E non dico chi vota quello che non voterei, con lui voglio dialogare. Dico razzista. Se lo siete non ascoltateci in streaming, non comprate i nostri dischi, non venite ai nostri concerti, non votateci a Sanremo, non votate una mia band ad x factor, non mettetemi cuori, like, segui, non scrivetemi, non citatemi, non vogliatemi bene, fate altro, andate altrove, ciao e buona vita. L’effetto che fa a voi quello che altri hanno sulla pelle, è lo stesso che fa a me quello che voi avete in testa. #rocknroll #milano #nientedispeciale #bologna #regaz

Un post condiviso da Lodo Guenzi (@influguenzer) in data:

“Ora è ancora meno speciale” commenta il primo, “Sei pagato dalla gente per fare musica non per intrometterti nella politica” il secondo, e poi a pioggia una serie di messaggi di natura evidentemente razzista. Guenzi però non ci sta ed è lì che decide di incrociare le tastiere con chi in quel momento stava commentando il suo racconto in maniera per lui inopportuna. “Ho scritto la storia di Niente di speciale, - scrive Guenzi - una delle canzoni più amate della band. È legata ad una ragazza di origine etiope, non l’avevo mai raccontato questo dettaglio perché non faceva alcuna differenza. Mi sono ritrovato con della merda razzista sotto al post. Internet è quello che è e non mi importa di un paio di falsi profili che sparano stronzate come è normale sui social, però voglio cogliere l’occasione per chiedere a qualunque razzista di non avere a che fare con me. E non dico chi vota quello che non voterei, con lui voglio dialogare. Dico razzista. Se lo siete non ascoltateci in streaming, non comprate i nostri dischi, non venite ai nostri concerti, non votateci a Sanremo, non votate una mia band ad x factor, non mettetemi cuori, like, segui, non scrivetemi, non citatemi, non vogliatemi bene, fate altro, andate altrove, ciao e buona vita. L’effetto che fa a voi quello che altri hanno sulla pelle, è lo stesso che fa a me quello che voi avete in testa”.

Ognuno è libero

La risposta di Guenzi, che trova poi immediatamente il sostegno dei suoi fans, segna un divario, potrebbe quasi apparire rivoluzionaria: o con me o contro di me. Non invita i suoi followers a non seguirlo più o a non rispondere più, ma proprio a non cliccare nemmeno la musica della band su Spotify. Ognuno, come sostiene lo stesso Guenzi scrivendo, è libero di votare o pensare ciò che vuole, lo stesso giudice di X-Factor tra l’altro, come ampiamente documentato sui suoi social, non ha mai detto no ad un confronto: ha dialogato con quei fans che si sentivano traditi dalla partecipazione de Lo Stato Sociale a Sanremo, ha dialogato con chi vedeva nella sua partecipazione a X-Factor l’inaccettabile sdoganamento da parte del mondo “indie” dei talent televisivi; stavolta però decide di non dialogare, anzi di escludere chiunque abbia necessità di manifestare idee smaccatamente razziste, allontanandolo non solo dalla sua pagina Instagram, ma dalla sua musica, dai suoi progetti, dagli amici della sua band e anche dal suo stesso pubblico. Scelta che potrebbe sembrare comune a chi vive nella normalità, nell’ombra, ma che lo è molto meno per chi campa della propria immagine e che, specie di questi tempi, per una scelta così, rischia di perdere ben più di un like. Sono decisamente più numerosi gli artisti che con l’andamento delle quotazioni partitiche scendono continuamente a patti; non Lodo Guenzi, evidentemente, e la sua decisione, più che politica, appare più che altro romantica.   



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