"Papa pop". Anche Rolling Stone lo chiama così

"Papa pop". Anche Rolling Stone lo chiama così

“Papa pop”. Così il numero di marzo di Rolling Stone saluta Francesco sulla copertina che gli dedica in occasione della sua visita a Milano. L’edizione italiana del mensile di musica, politica e cultura di massa, segue l’esempio dell’edizione statunitense, che nel 2014 aveva dedicato la copertina a Jorge Mario Bergoglio. Ma stavolta, nel reportage che apre la cover story del periodico, in edicola dal 9 marzo, si sottolinea anche un certo isolamento di questo Papa profondamente innovatore, come si è visto con la vicenda delle dimissioni di Marie Collins e Peter Saunders, le vittime di abusi che aveva voluto nella commissione per la protezione dei minori, che hanno gettato la spugna perché delusi da cardinali e vescovi che davanti alle denunce continuano a reagire come un “muro di gomma”. A determinare la solitudine di Bergoglio , secondo il periodico giovanile, è il fatto che “dice cose di buon senso, talmente di buon senso che la sua solitudine comincia a essere palpabile''. Ma per la stessa ragione, sottolinea l’articolo, il Papa pop ha conquistato i giovani che apprezzano in particolare le sue parole dedicate agli ultimi e ai più poveri.
 
Il Vescovo di Roma appare nella foto col pollice alzato: “É come il pane fatto in casa”, commenta sulla rivista il regista Ermanno Olmi - intervistato da Rolling Stone sul suo ultimo film dedicato al cardinale Carlo Maria Martini, “Vedete, sono uno di voi”, un altro gesuita divenuto pastore di una grande diocesi, a Milano, e che come l’arcivescovo di Buenos Aires divenuto Papa, aveva ingaggiato una lotta contro le “dogane pastorali”.

Anche questo blog, nato da poche settimane per raccontare su Agi.it la Chiesa di Francesco, ha scelto di chiamarsi “il papa pop”, per sottolineare la “vicinanza al popolo” che Francesco ha scelto di testimoniare, rompendo schemi e abitudini consolidate che hanno reso la gerarchia spesso lontana dalle persone. A Roma, ad esempio, i cardinali di Curia abitano soli in lussuosi e assai spaziosi appartamenti ma ci sono voluti 30 anni perché il Vaticano mettesse a disposizione alcuni locali per un piccolo dormitorio in zona San Pietro: la richiesta fatta da Giovanni Paolo II fu accolta infatti solo in parte, con l’istituzione della Casa Dono di Maria per le donne senza fissa dimora, affidata alle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. Ma anche in America Latina, “Continente della speranza”, come disse Paolo VI andando a Bogotà nel 1968 e come ha ricordato recentemente il segretario di Stato Pietro Parolin, l’opzione per i poveri non è sempre stata praticata e non mancano purtroppo esempi di una scelta di campo a favore dei ricchi e dei latifondisti, basti pensare alla spaccatura che ha diviso per decenni la Chiesa in Salvador, dove molti vescovi e preti si sono opposti a lungo all’avvio del processo di beatificazione di Oscar Arnulfo Romero

Ecco perché un “papa pop”’ è un fatto importante e merita di essere raccontato a partire dalla sua amicizia con i clochard della zona di San Pietro, che vengono ora accolti accolti nel dormitorio che il Pontefice ha voluto fosse aperto per loro nei locali dell’ex agenzia di viaggi Raptim, in via dei Penitenzieri, un’iniziativa che Bergoglio ha affidato a padre Konrad Krajewski, l’arcivescovo elemosiniere che promuove anche docce e barberia per i barboni. Il gesuita Juan Carlos Scannone, filosofo e teologo argentino  è stato docente di Bergoglio e lo conosce dalla fine degli anni cinquanta, spiega bene - in un libro pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, ‘Papa del popolo’ - come Francesco sia un Papa in linea “con l’opzione preferenziale per i poveri, indiscutibilmente, per chiedere che non si lascino indietro i poveri e gli emarginati. E non permettere che l’opulenza dei più ricchi e l’oligarchia delle classi storicamente dominanti in America Latina ci facciano tornare indietro.