Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana

Francesco si è speso per gli accordi di pace che i vescovi locali hanno boicottato. Ma le cose sono destinate a cambiare

Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana
 Colombia Presidency Press Office 
Papa Francesco con un tipico cappello colombiano (foto concessa solo per uso editoriale)

Sembrava stanchissimo e certo faceva impressione quell’occhio nero  sul viso di Papa Francesco, che poco prima di partire dalla Colombia ha commentato scherzosamente: “Mi hanno dato un pugno, sto bene”. Ma almeno due aspetti del “piccolo incidente” nella Papamobile colpiscono molto: quelle contusioni e quelle macchie di sangue sulla veste bianca il Papa se le è procurate per stare in mezzo alla gente, per non respingere il contatto anche fisico con la folla; il Papa si è fatto medicare nella casa-famiglia della signora Lorenza, nel quartiere povero di Cartagena, città turistica ed elegante.

Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana
 Alberto Pizzoli AFP
Papa Francesco a passeggio per Cartagena sorride dopo il piccolo incidente all'occhio

Bergoglio, non volendo, ha confermato con i fatti la sua visione di Chiesa, aperta a tutti, povera e a servizio dei poveri, capace anche di alzare la voce per difenderli. E' questo alla fine il messaggio che lascia alla Colombia dopo una visita di 5 giorni che ha commosso il mondo intero. E le sue sono consegne precise: “sostenere una inversione di rotta, fuggendo le lusinghe dei potenti di turno” e abbandonare  “la comoda neutralità di quelli che non scelgono nulla per rimanere soli con se stessi”. Mentre, fin dall’inizio del Pontificato, Francesco si è speso in ogni modo a favore degli accordi di pace con le Farc e ora con l’ELN, i vescovi di fatto hanno tentato di boicottarli quando hanno affermato il diritto dei credenti a votare “no” al referendum di ottobre se ritenevano fossero ingiusti. La condanna di Francesco per questo grave errore politico della Chiesa Colombiana è stata molto netta, sebbene in forma di esortazione: “non fate tacere la voce di Colui che ci ha chiamati, e non pensate che siano la somma delle vostre povere virtù o le lusinghe dei potenti di turno ad assicurare il risultato della missione che Dio vi ha affidato”.

Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana
 John Vizcaino AFP
Folla in attesa del passaggio dell'auto di Papa Francesco a Cartagena

La pace non può scaturire dalle elites

Secondo Francesco, come ha spiegato nella messa di Cartagena, la pacificazione della Colombia e il suo risollevarsi dalla povertà e dell’ingiustizia devono avere per protagonisti “la gente di questo meraviglioso Paese e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo, un’élite”. “Non abbiamo bisogno di un progetto di pochi indirizzato a pochi, o di una minoranza illuminata o testimoniale che si appropri di un sentimento collettivo”.  E nel viaggio ha più volte ribadito la condanna del “clericalismo” e chiesto una conversione alla teologia del popolo in un Paese dove tradizionalmente la chiesa ha sempre scelto di stare dalla parte delle oligarchie terriere e oggi anche industriali. “Sappiamo cosa significa l’esperienza di lavorare senza nessun risultato. Anche questa nazione conosce questa realtà”, ha osservato.

“La visita del Papa ha messo in luce le ambiguità della Chiesa colombiana. Il cambiamento richiesto ben difficilmente potrà arrivare dai pastori che sono stati protagonisti della non esaltante ultima stagione. Ma se il nuovo presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, è un estimatore della rovinosa politica della destra colombiana, il cui leader Alvaro Uribe è riuscito a far bocciare gli accordi di pace nel referendum, la Provvidenza vuole che i due più alti rappresentanti di questa Chiesa che di fatto ha disobbedito al Papa perché non ha voluto appoggiare gli accordi di pace, arrivino entrambi nelle prossime settimane alla scadenza dei loro mandati: il cardinale conservatore di Bogotà Rubens Salazar,  compie 75 anni e il nunzio Ettore Ballestrero, che si era conformato alla stessa linea, conclude il suo quinquennio”.

Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana
 Luis Acosta AFP
 Fedeli in attesa del Papa a Cartagena

La necessità di un ricambio nella Gerarchia cattolica che ha “tradito” il processo di pace sostenuto dal Papa

Un cambio d’inquilino nel Palazzo Cardinalizio di piazza Simon Bolivar e nella nunziatura (alquanto lussuosa) che ha ospitato Francesco tutte le notti della visita, potrebbe innescare davvero un rinnovamento anche etico della Chiesa colombiana, spingendola dalla parte dei poveri: ad oggi, infatti, tra i vescovi della Colombia su 75 ordinari non c’è nemmeno un vescovo di colore, mentre la popolazione bianca rappresenta appena il 37 per cento dei cittadini che per il 49% sono meticci, per il 10,6% neri (e mulatti), 3,4% amerindi puri e 0,0001% gitani. Nel 2007 il 10,6% della popolazione che era riconosciuta come afro-colombiana rappresentava la terza più numerosa popolazione nera nelle Americhe, dopo quella degli Stati Uniti e del Brasile. Ma mentre Stati Uniti e Brasile hanno rilevanti percentuali di pastori afroamericani in Colombia non ce ne sono affatto e basta questo dato per spiegare la distanza che c’è in questo Paese tra pastori e gregge. Una distanza che si accentua anche con gli indirizzi pastorali seguiti fino ad oggi, che Bergoglio ha stigmatizzato: “non possiamo essere – ha ammonito il Papa – cristiani che alzano continuamente il cartello ‘proibito il passaggio', nè considerare che questo spazio è mia proprietà, impossessandomi di qualcosa che non è assolutamente mio”. 

Parla Sole Rubiano, focolarina che non disprezza Camilo Torres

Spezza però una lancia a (parziale) difesa della chiesa locale Sole Rubiano, la responsabile dell’editrice “Ciudad nueva” promossa dal Movimento dei Focolari. “La chiesa colombiana ha fatto tanto da decenni per la pace ed è grazie a quest'azione della chiesa che il Papa ha potuto fare e dire quel che ha fatto e detto in questo viaggio. In particolare proprio l’accompagnamento dei vescovi colombiani ha reso possibile qualcosa che non ha precedenti in altri conflitti: vittime e carnefici hanno pregato insieme e si sono abbracciati all’incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale a Villavicencio”, dice all’Agi Sole Rubiano, nata a Bogotà dove è sempre vissuta, spostandosi solo da poco a Panama per contribuire alla preparazione della prossima Gmg. “Qui - spiega - il clero ha una tradizione conservatrice: in teoria sono tutti a favore della pace, ma non tutti capiscono che c'è bisogno dell'inclusione e dell'equità”.

Per Sole, tuttavia grazie alla visita del Papa le cose cambieranno. “Francesco - assicura - sta facendo nascere una nuova generazione di giovani, ai quali ha parlato al cuore. Ed ha creato una coscienza popolare che prima non c'era come si è visto al referendum”. “Qualcuno - scherza la responsabile editoriale di Ciudad Nueva in Sudamerica - ha osservato che in questi giorni Papa Francesco ha schivato un ‘Uragno Irmà politico, ecclesiale e sociale. Ebbene queste difficoltà che il Papa ha avuto davanti sono molto reali, la situazione politica si è ingarbugliata con la vittoria dei ‘no’ al referendum, quella religiosa ha messo in luce le sue contraddizioni e infine il problema sociale è il più drammatico: la distribuzione delle ricchezze è ancora quella che aveva denunciato padre Camilo Torres, una realtà molto visibile”. E alla domanda su come mai una focolarina cita padre Torres che abbandonò il sacerdozio per arruolarsi nell’ELN, anche se non uccise mai nessuno e fu lui ad essere ammazzato quasi subito, Sole Rubiano risponde con un sorriso disarmante: “Camilo Torres era un profeta che ha sbagliato strada alla fine. Bisogna sapere anche morire, come ci ha detto Papa Francesco”. 

Perché la visita di Francesco finirà per rivoluzionare la chiesa colombiana
 Alberto Pizzoli AFP
Papa Francesco sulla papamobile a Cartagena dopo il piccolo incidente al viso

La spiritualità dell’unità di Chiara Lubich e la Teologia del Popolo di Francesco

In Colombia i Movimenti ecclesiali hanno un bel seguito. Ma c’è il rischio di cadere in quello che Sole Rubiano definisce “uno spiritualismo sterile”. Mentre in una società composita come quella della Colombia si avverte nettamente il bisogno della spiritualità dell’unità, che è il cuore messaggio di Chiara Lubich. “La visita di Francesco - confida Sole Rubiano - rappresenta per noi lo stimolo a un maggior cambiamento. Questo Papa ci fa vedere nuove le cose e  ci fa innamorare ancora di più dell'ideale dell'unità. A Villavicencio abbiamo visto la realtà del Corpo mistico: eravamo un unico corpo. Tutti vittime, come ha detto Francesco”.Sole Rubiano rileva che “questa visione è perfettamente coerente con la Teologia del Popolo che oggi ha in Papa Francesco il massimo esponente: Dio ci parla attraverso il suo popolo e noi come Chiesa dobbiamo imparare ad ascoltarlo”.

Cristiano Morsolin, cooperante italiano impegnato sul tema dei diritti umani in Colombia, esprime posizioni più critiche riguardo alla situazione ecclesiale ma condivide però la stessa fiducia nella Teologia del Popolo che Francesco ha predicato nel suo viaggio. “Il riferimento fatto da Papa Francesco al metodo ‘vedere, giudicare, agire è essenziale. Non dimentichiamoci che se questo metodo è presente nel documento del Celam di Aparecida (del quale il cardinale Jorge Mario Bergoglio fu l’estensore, ndr) esso caratterizza anche la Teologia della Liberazione, troppo semplicisticamente bocciata dall’ex Sant’Uffizio come una distorsione. “Quarant’anni dopo la sua nascita - osserva Morsolin - la Teologia della Liberazione continua ad essere viva e attiva. Si riformula nei nuovi processi di liberazione in sintonia con i soggetti emergenti delle trasformazioni sociali: donne discriminate che acquisiscono potere; culture un tempo distrutte che rivendicano la propria identità; comunità indigene che rivendicano le loro visioni del mondo autoctone non soggette alla colonizzazione occidentale; comunità contadine che si mobilitano contro il capitalismo selvaggio...”.

Morsolin: la Chiesa deve impegnarsi per favorire la Riforma Agraria

“Una visione - sottolinea Morsolin - che dovrebbe spingere la Chiesa a sostenere l’indispensabile Riforma Agraria prevista l’anno scorso negli accordi di pace, ma ancora lontana dall’essere varata dal Parlamento nonostante le sia stata garantita una ‘corsia preferenziale’”. Eppure, spiega il cooperante italiano, la riforma agraria è l’altro punto cruciale per costruire davvero la pace, è necessaria per la distribuzione delle terre e l’accesso al credito, nonché per porre fine alle coltivazioni illecite nelle aree di influenza della guerriglia, tra cui quella di cocaina. E dovrà essere accompagnata da un programma sanitario e sociale contro il consumo e il traffico di droga”. In realtà il piano di pace non tiene senza una ridistribuzione delle terre: “l’accordo di pace tra governo e FARC – rileva Morsolin – è frutto di più di due anni di colloqui e negoziazioni ma è ad un passaggio estremamente delicato per il Paese con l’opinione pubblica divisa come dimostrato dal referendum popolare dell'ottobre 2016 dove il “no” ha vinto con uno scarto di 0,5%, circa 62.000 voti: oggi l’opposizione ‘dura’ dell’ex-presidente Uribe  incalza contro la pacificazione iniziando una lunga campagna elettorale verso le elezioni presidenziali che avranno luogo nel maggio 2018, mentre a marzo ci saranno le elezioni per il Parlamento Nazionale, dove le Farc avranno diritto a 10 seggi parlamentari in base agli accordi di pace”.

Sole Rubiano è ancora una volta più ottimista: “la Riforma agraria - prevede - pur con tante difficoltà la Colombia riuscirà a farla perché è indispensabile per porre davvero fine alla guerriglia nella quale, proprio per ragioni legate alle evidenti ingiustizie nella distribuzione delle terre e dei frutti del lavoro, militano ancora diversi ex sacerdoti. Le altre urgenze sociali - conclude la focolarina – sono l’elettricità che non arriva in molte zone rurali, l’acqua potabile e soprattutto la scuola: solo la cultura potrà compiere il ‘miracolo’ che ci aspettiamo, una coscienza diffusa della dignità delle persone. Non è facile. Ma il Papa è fautore della teologia del popolo: Dio ci darà una mano”. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it