La severità di Francesco: quel vescovo non merita di essere emerito

L'ira del Papa contro monsignor Zecca, vicino ai narcos e denigratore del martire Padre Viroche

La severità di Francesco: quel vescovo non merita di essere emerito
 ANDREAS SOLARO / AFP
 Papa Ratzinger e Monsignor Zecca
(Afp)

“Papa Francesco non si fida di Zecca, né può avere un dialogo con lui, in quanto è informato minuto per minuto sulla situazione in Tucumán e su tutto ciò che è accaduto intorno all’uccisione di padre Viroche”. Fonti informate spiegano così l’inconsueta e severa decisione del Pontefice, a seguito della quale monsignor Alfredo Horacio Zecca, il vescovo di Tucuman, in Argentina, non potrà fregiarsi del titolo di “vescovo emerito”.

La sua colpa è di non aver difeso la memoria di padre Juan Viroche, ucciso dai narcotrafficanti e calunniato per sostenere contro ogni evidenza la tesi del suicidio: hanno scritto alcuni giornali locali che passava da una ragazza all’altra (e invece le salvava).  

Al vescovo Zecca Papa Francesco ha assegnato la sede titolare di Bolsena, ripristinando la prassi che vigeva fino quando Paolo VI istituì la figura del vescovo emerito. E questa decisione è stata resa nota dalla Sala Stampa della Santa Sede nello stesso bollettino che dà conto dell’accettazione delle dimissioni, presentate dal presule  “per ragioni di salute”. 

In realtà di questi motivi di salute non si sa nulla. Quello che è certo riguarda invece il suo comportamento nel caso del sacerdote Juan Viroche, che è stato ucciso dopo aver denunciato gli abusi compiuti sui minori della sua parrocchia dai trafficanti di droga ed aver ricevuto minacce. Il 5 ottobre scorso, quando padre Viroche fu trovato impiccato nella sua chiesa, con segni di percosse, mentre nella navata erano evidenti le tracce di una colluttazione, monsignor Zecca aveva promesso alla famiglia Viroche di provvedere a una sepoltura adeguata per padre Juan, e ai parrocchiani che si sarebbe presentato dal procuratore titolare della indagine penale sulla morte del sacerdote, per chiedere giustizia.

Il prelato non ha mai mantenuto queste promesse e sono emersi anche i collegamenti che ha da tempo con l’ex governatore José Alperovich (con il quale si è lasciato fotografare mentre si abbracciavano). Alperovich è considerato il leader politico di riferimento dei fratelli Soria, accusati da Viroche di traffico di droga e abusi a La Florida: i mandanti dell’omicidio di padre Juan, fatto passare per suicidio dalla magistratura locale.

 “Uccidendo padre Juan Viroche si è voluto lanciare un avvertimento mafioso a Papa Francesco. Infatti si è voluto marcare il territorio dicendo a Bergoglio: nel tuo Paese è al governo il partito della guerra. Puoi dire quello che vuoi ma qui in Argentina comandiamo noi, nel tuo Paese non sei un profeta”, ha affermato recentemente il deputato di Buenos Aires Gustavo Vera. “Lo stesso messaggio rivolto ai pastori che coraggiosamente tentano di opporsi, come faceva padre Viroche, al narcotraffico e alla tratta delle ragazze. Questo omicidio ha anche lo scopo dichiarato di dividere la Chiesa in Argentina. Tutti quelli che si compromettono rischiano di fare la fine di Viroche”.

L’attesa infinita del viaggio del Papa in Argentina

Anche per questo, secondo il deputato Vera, “la diocesi di Tucuman e il suo pastore, monsignor Alfredo Zecca, hanno scelto la linea del silenzio, arrivando a impedire addirittura che si esponesse una targa commemorativa sulla parrocchia di La Florida dove padre Viroche è stato ucciso, e lo fanno per non mettere a rischio la loro tranquilla quotidianità garantita dai compromessi con il potere locale”. 

Una situazione che ricorda quella della Polonia tre anni dopo l’elezione di Giovanni Paolo II, quando tutti gli amici del Papa erano in carcere. In Argentina, infatti, vige il partito della guerra. La gente non arriva a fine mese ma alcuni prosperano con affari criminali. E spesso sono le stesse famiglie che erano compromesse con la dittatura militare e assassina. Ostentano perfino di essere vicini alla Chiesa”.

E anche se non è escluso che nel 2018 si possa finalmente realizzare il viaggio di Francesco in Argentina, certo il fatto che da quattro anni ormai Jorge Mario Bergoglio non metta piede nel suo paese fa riflettere.

“La divisione tra gli argentini, che non convergono mai su nulla, neanche sulla figura del Sommo Pontefice, è la ragione per cui l’attesa visita di Francesco in Argentina viene rinviata sempre. Questo scontro permanente è ciò che spiega il perché Bergoglio non desidera per ora far visita al Paese”, ha dichiarato recentemente  il vescovo argentino monsignor Héctor Zordán, vescovo argentino di Gualeguaychú, Provincia de Entre Ríos, in un’intervista “El Diario del día”. Per il presule, “dal punto di vista della divisione (interna in Argentina) questo è il momento peggiore, sia che qualcuno lo chiami fessura o scontro. Non si può restare così e una soluzione si deve trovare. Non è possibile continuare a vivere così. Ci stiamo sfilacciando come società e come Paese”.

Un caso Viroche anche in Camerun. Il vescovo Balla non si è suicidato

Purtroppo tutto il mondo è Paese, quanto alla brutalità con la quale vengono tolti di mezzo i profeti scomodi. In Italia è successo a don Pino Puglisi e don Peppe Diana (calunniato scrivendo che era un donnaiolo esattamente come è accaduto più di 20 anni dopo a Viroche). E per le sue modalità ricorda l’omicidio Viroche anche l’uccisione di un vescovo in Camerun“: monsignor Balla, il vescovo di Bafia scomparso e poi trovato morto, affogato in un fiume lo scorso 2 giugno.

“Un braccio e una gamba di monsignor Balla risultano fratturati mentre gli organi genitali appaiono mutilati. Con questi elementi possiamo scartare con certezza l’ipotesi del suicidio”, ha dichiarato uno dei medici che hanno eseguito l’autopsia sul corpo del presule, che - informa il sito specializzato Vatican Insider - poco dopo il ritrovamento, è stato traslato nella capitale Yaoundé per essere sottoposto ad autopsia. L’esame è stato affidato a un pool di medici di cui faceva parte anche un esperto designato dalla Conferenza episcopale. Secondo le prime rivelazioni, i segni ritrovati sul corpo di Balla, farebbero pensare a una tortura ripetuta oltre a far escludere la prima ipotesi del suicidio

“Francamente – spiega padre Garcia Fernando, superiore provinciale dei Saveriani in Camerun – io non ho mai creduto che Balla si sia tolto la vita. È un evento estremo per chiunque, tanto più per un vescovo. Mi è subito sembrata una manovra atta a screditare la Chiesa e mettere in circolo voci inquietanti. Anche nel caso della morte di padre Jean Armel (il giovane rettore del Seminario di Saint André il cui corpo senza vita era stato trovato nella propria camera da letto solo due settimane prima della morte di Balla, ndr) si è fatto immediatamente riferimento al suicidio. Ma posso garantirle che ho parlato con una delle suore in servizio lì la quale mi ha detto che la sera prima, padre Jean ha avuto un forte malore. Nel suo caso, sono certo si sia trattato di morte naturale. Nel caso del Vescovo di Bafia, invece, possiamo parlare senza dubbio di omicidio”.

Perché, allora, sarebbe stato ucciso il vescovo di Bafia? E chi punta a screditare la Chiesa cattolica diffondendo ad arte notizie false? “Probabilmente gli stessi ambienti – ha risposto al sito padre Garcia – Qui in Camerun ci sono molte realtà, movimenti ambigui che cercano di nuocere alla Chiesa. Gruppi molto forti, legati al potere o società segrete come l’Ordine della Rosa Croce”.