Che fare delle chiese dismesse? Un tema assai spinoso e divisivo

Il vero tempio di Dio è il cuore dell'uomo. Ma anche gli edifici sacri contano, perchè della fede sono espressione.

Che fare delle chiese dismesse? Un tema assai spinoso e divisivo

Il vero tempio di Dio è il cuore dell'uomo. Su questo il Vangelo è chiarissimo e per i cristiani non ci sono dubbi. Quando Gesù si chiese se al suo ritorno avrebbe ritrovato la fede certo non si riferiva agli edifici religiosi. Ma anch'essi contano perchè della fede sono espressione. Frutto spesso di donazioni che rappresentano concretamente il senso che alcuni cristiani hanno dato alla loro vita. Certo si tratta molte volte di donativi di famiglie ricche, storicamente qualificabili come atti dimostrativi, se non anche atti di restituzione sociale, quindi di giustizia riparativa. Ma ci sono accanto ai lasciti dei ricchi e potenti innumerevoli "oboli della vedova", i risparmi cioè di persone anche non abbienti che hanno voluto contribuire magari solo con un mattone a edificare la chiesa della loro comunità.

Galantino: gli edifici sacri guai chi li tocca

Per questo in effetti Il tema degli edifici sacri  è molto sentito anche dalla gente comune, che quella chiesa magari non la frequenta ma guai se qualcuno pensa di chiuderla o trasformarla in qualcosa d'altro. Un Convegno su questo tema è in programma per novembre, e nel presentarlo il neo presidente dell'Apsa e segretario uscente della Cei Nunzio Galantino ha riconosciuto che "nella Chiesa italiana è un tema molto sentito. "E se non lo sentiamo - ha ammesso - ce lo fanno sentire le tante proteste dei cittadini, o le richieste di valorizzazione, anche le più strane, che ci vengono proposte riguardo a edifici sacri non più utilizzati per la liturgia”.

“Che la Chiesa italiana abbia interesse e si impegna molto, anche per questo convegno, lo dice l’impegno che da anni la Cei mette in atto attraverso il censimento delle Chiese di proprietà delle parrocchie, che solo queste ammontano a circa 65 mila, escludendo le Chiese di istituti religiosi o di altre realtà, anche del demanio, delle regioni o dei comuni”, ha continuato il presule rilevando che "tutto questo patrimonio spesso viene percepito come un peso. E le chiese se appartengono alle parrocchie, è più facile mantenerle in uso o curarle". Ma quando non appartengono alle parrocchie ci sono i privati che avendole come proprietà

Ravasi: quella chiesa trasformata in un night club

“Spesso abbiamo avuto petizioni anche di laici che si lamentavano a avevano paura di una eventuale distruzione o di poche tutele”, ha rivelato da parte sua il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. “Il tema è rilevante per l’Italia perché in questo ambito è alfiere per grandezza del suo patrimonio”, ha concluso Ravasi. “Penso che al di là dell’apparente specificità si tratta di un fenomeno culturale ma anche pastorale di grande rilievo, si vede nei parroci che si trovano imbarazzi e non sanno che fare, dando origine a gelaterie o anche peggio. In Repubblica Ceca c’è un caso di una chiesa trasformata in un night club”.

Il vescovo Nogaro: attenzione al peccato dell'idolatria

Proprio mentre Galantino e Ravasi discutevano delle chiese dismesse al numero 5 di via Conciliazione, in piazza San Pietro, a un sit-in di solidarietà con i migranti padre Alex Zanotelli, di fronte ai giornalisti e affiancato dal vignettista Vauro, ha letto le parole pronunciate in un’intervista da monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta e campione nella ribellione morale alla camorra, in cui il prelato (un grande eroe civile, per molti un santo) afferma che “moralmente e da uomo di fede sarei pronto a trasformare tutte le chiese in moschee se fosse utile alla causa e se consentisse di salvare la vita di uomini e donne, poveri e infelici, perchè Cristo non è venuto sulla terra per costruire chiese ma per aiutare gli uomini indipendentemente dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, che invece ci sono politici che nei loro comizi continuano a predicare le espulsioni e la cosa peggiore è che lo fanno con la corona e il rosario in mano e nominando il nome di Dio invano, un peccato molto grave”.

Parole che sembrano in sintonia con l'appello del Papa al Centro Astalli nel settembre 2013: "Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono vostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire".

Il caso della chiesa di S. Agostino a Genova

Ma resta comunque la domanda che fare delle eventuali chiese dismesse? La chiesa di Sant'Agostino a Genova, nel quartiere del Molo rappresenta una risposta piuttosto valida, certo una su tante. Sconsacrata, è utilizzata come auditorium e talvolta è sede di rappresentazioni teatrali del vicino teatro della Tosse. Nei locali del convento annesso alla chiesa ha sede il Museo di Scultura e Architettura Ligure, inaugurato nel 1984. Il complesso, assai vasto, sorge quasi alla sommità del colle di Sarzano e si estende tra piazza Sarzano (dove è l'ingresso del museo), stradone Sant'Agostino, piazza Renato Negri e vico dei Tre Re Magi.

Dal 2010 il museo è stato arricchito con opere in ceramica che rappresentano l’importanza di questo prezioso materiale nei vari scambi commerciali tra le terre del Mediterraneo. Inoltre il museo racconta la storia e lacultura genovese attraverso opere precedentemente conservate in luoghi religiosi non più esistenti demoliti nei secoli oppure con i resti di strutture architettoniche civili e religiose testimonianza del passato glorioso, come culture e frammenti di capitelli di palazzi o chiese risalenti anche ad epoche antichissime. La chiesa di Sant’Agostino, del resto, ha una lunga storia che ha inizio nel 1260. Nel 1798 la chiesa è stata sconsacrata, dopo gravi danni subiti nel corso della seconda guerra mondiale grazie a lavori di ricostruzione e di restauro che hanno interessato anche i due chiostri, il complesso di Sant’Agostino è oggi tornato grande rappresentante dell’architettura storica ligure.



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