Il cardinale Caffarra e padre Torres: il primato della coscienza 

Erano due persone buone ma dal carattere fortissimo, incapaci di mediazioni e obbedienti solo alla propria coscienza, che pure li portava in direzioni del tutto opposte

Il cardinale Caffarra e padre Torres: il primato della coscienza 

Il cardinale Carlo Caffarra, capofila dei tradizionalisti oppositori di Papa Francesco, e padre Camilo Torres, il prete guerrigliero che non ha mai ucciso nessuno, sono due personaggi diversissimi e lontanissimi tra loro. Ma probabilmente a quest’ora si sono già incontrati in paradiso, dove il cardinale è approdato da poche ore e il sacerdote simbolo della lotta per la giustizia sociale in America Latina lo aspettava da più di 50 anni. E’ un fatto storico ad unirli: il cardinale di Bologna è spirato mentre Papa Francesco partiva per la Colombia, il paese di padre Torres. Due persone buone ma dal carattere fortissimo, incapaci di mediazioni e obbedienti solo alla propria coscienza, che pure li portava in direzioni del tutto opposte.

Li ricordiamo insieme oggi

E’ bello ricordarli insieme oggi che Francesco va in Colombia a predicare riconciliazione e perdono dove la guerriglia ha fatto oltre 200 mila morti, in gran parte persone innocenti, ma aveva all’inizio delle forti ragioni per ribellarsi all’ingiusta oppressione economica e sociale perpetrata sui campesinos dai latifondisti spalleggiati dai militari, come denunciava Camilo Torres. E nella difesa di innocenti si è impegnato controcorrente per tutta la vita anche il cardinale Caffarra, scegliendo di farlo per i feti e gli embrioni che non voleva fossero sacrificati, ma con la stessa passione.

“Il cardinale Caffarra ha servito fedelmente per tutta la vita senza riserve di amore, generosità e intelligenza, profuse ovunque Egli abbia voluto chiamarlo”, ha affermato monsignor Matteo Maria Zuppi, ricordando il predecessore venuto a mancare nella mattinata all'età di 79 anni. Zuppi ha espresso il più profondo e affettuoso cordoglio anche a nome di tutta la diocesi, del presbiterio e del personale, invitando i fedeli a unirsi nelle preghiere di suffragio.

Il passionale Caffarra che “litigava” con i giornalisti durante i briefing del Sinodo

I vaticanisti ricordano Caffarra come portavoce del Sinodo alla fine degli anni ’80, molto disponibile e gioviale, quanto fermo nelle sue convinzioni, peraltro non sempre fondate (almeno nel campo delle notizie di cui gli chiedevamo conferma). Il suo episcopato conservatore a Bologna ha diviso la chiesa locale ma tutti gli riconoscono la sincerità delle intenzioni. Gli ultimi anni poi, stanco e malato, lo hanno visto impegnato in una battaglia di retroguardia, perdente ed evidentemente sbagliata, per impedire che i divorziati risposati fossero riammessi ai sacramenti, almeno a determinate condizioni. Papa Francesco, che non teme le opposizioni, lo aveva voluto al Sinodo, dove con il cardinale Pell e altri aveva dato vita ad una vera e propria fronda, volta a delegittimare in particolare il lavoro del segretario speciale, un vescovo e teologo italiano come lui ma ben più aperto, monsignor Bruno Forte. Infine pubblicata l’esortazione apostolica Amoris laetitia, che di tutte le posizioni espresse tiene conto, era arrivato al limite della disobbedienza dissociandosene insieme ad altri 4 cardinali, uno dei quali, Meisner, è morto un paio di mesi prima di lui. Sopravvivono Brandmuller e Burche, quello che ama pizzi e merletti e ha tentato senza successo una rivolta nell’Ordine di Malta.

Padre Torres, un piccolo (grandissimo) Che Guevara in talare

Di padre Torres rimane il mito, in una scala più ridotta di quella dell’argentino Ernesto Guevara, il compagno di Fidel Castro detto il “Che”. Un mito pur sempre crepitante sotto le ceneri di una scelta, quella delle armi, mai approvata dalla Chiesa latinoamericana. Del corpo, invece, non si seppe più nulla. La solita paura dei militari che già intuivano il pericolo che il guerrigliero morto potesse trasformarsi nella meta di futuri pellegrinaggi. Corse voce che i resti fossero stati sepolti in qualche fossa anonima, o anche, come rivelò il generale che comandava la brigata di militari che abbattè il guerrigliero Torres, che il corpo fosse stato interrato in un punto strategico, separato da altre fosse comuni, che non fu mai comunicato all’opinione pubblica. Uno dei tanti segreti militari di un secolo senza pace per il paese andino. Poi Valencia Tovar, un militare oggi morto, una volta in pensione scrisse un libro dove rivelò i dettagli della morte e della sepoltura di Camilo Torres con il proposito di consegnare i resti alla famiglia in un secondo momento.

In un’intervista del 2007 alla rivista Semana e al quotidiano El Tiempo ha poi chiarito che il corpo del sacerdote fu riesumato tre anni dopo la sua sepoltura, e che i resti vennero raccolti in un’urna per essere trasportati nel cimitero della città colombiana di Bucaramanga, dove fu creato il camposanto militare della Quinta Brigata. Il militare non rivelò l’esatta posizione. Fino a poche settimane fa, quando l’ELN ha reclamato la restituzione del corpo e della dignità sacerdotale di Torres come una prova di buona volontà al governo colombiano per continuare il negoziato formale iniziato a Cuba e che – incoraggiato da Bergoglio – dovrà portare nei prossimi mesi i suoi 1500 al disarmo alla stregua delle Farc.

 “Il suo nome - sottolinea il Movimento Noi siamo Chiesa - è ora poco conosciuto o del tutto sconosciuto nel nostro paese ma egli fu, a quel tempo come il Che Guevara, punto di riferimento per un lungo periodo di una vasta area di opinione non solo in America Latina. Egli fu l’ispiratore di quanti, a partire dalla fede nell’Evangelo che mai abbandonarono, decisero che, in certe situazioni estreme, non c’era possibilità di testimoniare veramente la propria fede se non partecipando direttamente a un movimento organizzato ed armato con lo scopo di ottenere un cambiamento radicale delle strutture sociali”.

Le scelte di padre Torres

La storia personale di padre Torres fu interamente segnata da scelte di vita che lo misero in luce come studioso e ricercatore rigoroso e al tempo stesso come leader popolare. Dopo aver studiato a Lovanio egli fu un apripista negli studi di sociologia delle classi povere in Colombia, contemporaneamente fu prete e cappellano degli studenti di Bogotà. Questi suoi impegni lo portarono a promuovere programmi di azione comunitaria, a interventi nel campo dell’educazione e infine a cercare di dare vita senza successo a un Frente Unido di tutte le classi sfruttate e di tutte le opposizioni al regime oligarchico vigente. Il suo tentativo non ebbe successo, decise allora di entrare in modo militante, quattro mesi prima della sua morte, nell’ELN (l’Esercito di Liberazione Nazionale che nei giorni scorsi in vista del viaggio di Francesco ha deposto le armi), una formazione guerrigliera nata due anni prima. Morì nella prima azione militare in cui si trovò coinvolto dopo aver chiesto di non essere esentato dallo stare in prima fila, nonostante la sua inesperienza sul campo.



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