Cosa ha davvero deciso Papa Francesco sulle apparizioni di Medjugorje

La nomina a 'tempo pieno' di monsignor Hoser è un segnale importante. Ma fino a un certo punto

Cosa ha davvero deciso Papa Francesco sulle apparizioni di Medjugorje

Monsignor Henryk Hoser, il vescovo polacco nominato l’11 febbraio scorso da Papa Francesco quale suo delegato per il santuario di Medjugorje, passa “a tempo pieno”. Il Papa, infatti, ha accettato la sua rinuncia al governo pastorale della diocesi Warszawa-Praga in Polonia, dove gli succede monsignor Romuald Kamiński, finora vescovo coadiutore.

Si tratta non di un riconoscimento riguardo all'autenticità delle apparizioni, sulle quali permangono i dubbi di Papa Francesco. Ma certo è una risposta forte alle affermazioni del vescovo di Mostar Ratko Peric - sotto la cui giurisdizione si trovava fino a ieri Medjugorje - da sempre contrarissimo a riconoscere qualsiasi credibilità al fenomeno, che ha contestato le risultanze della commissione istituita da Benedetto XVI e guidata dal cardinale Camillo Ruini che ha ritenuto ci siano elementi di soprannaturalità almeno nelle prime apparizioni: la relazione finale consegnata a Francesco nel 2014 e frutto del lavoro di quattro anni, suggeriva al Pontefice di procedere con un riconoscimento soltanto relativo al fenomeno delle prime settimane.  

L'articolo di Peric era stato pubblicato alla vigilia dell’arrivo dell'inviato speciale, del Papa, come riporta Vaticaninsider, Hoser incaricato di "acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro". 

Un intervento che contesta proprio le conclusioni (mai rese pubbliche) della commissione Ruini. "Sebbene talvolta si sia detto che le apparizioni dei primi giorni potrebbero essere ritenute autentiche e che poi sarebbe sopraggiunta una sovrastruttura per altri motivi, in prevalenza non religiosi, questa Curia ha promosso la verità anche riguardo a questi primi giorni.

'Sedicenti', 'presunti' e 'cosiddetti' veggenti

Dopo aver trascritto dai registratori le audiocassette contenenti i colloqui avvenuti, nella prima settimana, nell’ufficio parrocchiale di Medjugorje, tra il personale pastorale e i ragazzi e le ragazze che avevano affermato di aver visto la Madonna, con piena convinzione e responsabilità esponiamo i motivi per cui appare evidente la non autenticità dei presunti fenomeni. Se la vera Madonna, Madre di Gesù, non è apparsa – come infatti non è – allora a tutto sono da applicare le seguenti formule: 'sedicenti' veggenti, 'presunti' messaggi, 'preteso'” segno visibile e 'cosiddetti' segreti".

Non è un compito facile dunque  quello che attende monsignor Henryk Hoser - religioso pallottino, laureato in medicina, ex missionario in Ruanda e poi segretario aggiunto di Propaganda fide - che potrà ora dedicarsi completamente al delicato incarico di inviato speciale della Santa Sede nel luogo dove, dal 1981, si susseguono le presunte apparizioni mariane. Sulle quali il presule non dovrà pronunciarsi apertamente: "il mio ruolo non è quello di esprimermi su questo, perché la Chiesa non si è dichiarata in proposito".

E sui veggenti: “Mi trattengo dal giudizio, perché questo non è il mio compito. Più il fenomeno è complesso, più ci vuole tempo per arrivare alle conclusioni valide”.  anche se tiene s precisare che a Medjugorje la devozione “è cristocentrica, in quanto al centro c’è la celebrazione dell’ Eucaristia, la trasmissione della Parola di Dio e l’ adorazione al Santissimo Sacramento”.

“Penso quindi – ha chiarito – che Medjugorje sia già nella linea dritta della nuova evangelizzazione. Le cifre lo provano. Infatti dal punto di vista religioso, Medjugorje è una terra molto fertile”. Questi i dati offerti dallo stesso vescovo e riportati dalla rivista dei paolini: 610 vocazioni sacerdotali e religiose fiorite grazie a Medjugorje (la maggior parte delle quali in Italia, Stati Uniti e Germania), 37 milioni le comunioni impartite, una trentina le realtà che operano in ambito caritativo, sbocciate sull’ onda del “fenomeno Medjugorje”. Tra queste il vescovo ha citato il “Villaggio della madre”, promosso dai Francescani, che accoglie orfani, giovani in difficoltà, tossicodipendenti, alcolisti e disabili. “Un’altra opera molto importante, anch’essa creata dai Francescani è la Domus pacis, una casa per ritiri in cui si stima siano già passati 1.200 gruppi, per un totale di più di 42mila persone”.

Alla luce del proprio mandato, di natura squisitamente pastorale, monsignor Hoser si è concentrato - scrive Famiglia Cristiana - sul tema dei pellegrini: “oggi a Medjugorje vengono pellegrini da circa 80 Paesi del mondo, 2,5 milioni di fedeli l’ anno. A Lourdes sono 6, ma Lourdes esiste da 150 anni, mentre Medjugorje ha una storia di appena 36 anni, una cifra che tende ad aumentare, ha aggiunto: il che rappresenta una sfida enorme per i sacerdoti che servono qui» e ha provocato “una crescita delle infrastrutture per rispondere ai bisogni dei pellegrini, al punto che Medjugorje mi ricorda già una piccola Lourdes”. 

La questione delle apparizioni

Sulla veridicità o meno delle apparizioni è competente la commissione teologica presieduta dal cardinale Ruini, che ha espresso un parere positivo sulle prime sette apparizioni (quelle che vanno dal 24-25 giugno al 1° luglio 1981 ndr) non su tutto il fenomeno». Quindi, separazione tra “un prima” e “un dopo”, tra gli accadimenti iniziali avvenuti nell’arco di soli sei giorni e quelli successivi. Un pronunciamento analogo alle apparizioni di Kibeho, che fanno parte dello sparuto numero di quelle che hanno ricevuto un’approvazione ufficiale da parte della Chiesa, nel caso specifico dall’allora vescovo della diocesi di Gikongoro, Augustin Misago, il 29 giugno 2001, in accordo con la Congregazione per la dottrina della fede. I

fenomeni soprannaturali iniziarono in una scuola gestita da suore, il 28 novembre 1981, si protrassero per diversi anni e videro protagonisti sei ragazze e un ragazzo. Il lavoro di due commissioni diocesane, una medica e una teologica, esaminò e “sfrondò” un quadro che si era fatto complesso e confuso con il susseguirsi degli eventi. Alla fine l’approvazione arrivò per solo tre veggenti – Alphonsine Mumureke, Anathalie Mukamazimpaka e Marie Claire Mukangang – giudicati il “nucleo originario” e più attendibile; furono valutate credibili le visioni della Madonna, presentatasi come “Madre del Verbo”, ma non quelle in cui si sarebbe manifestato Gesù; e il lasso di tempo che fu preso in considerazione furono solo i primi due anni, fino al 1983. Il resto fu escluso.

Il precedente in Ruanda

Monsignor Hoser - sottolinea FarodiRoma - conosce molto bene la vicenda di Kibeho: da religioso è stato missionario proprio in Ruanda, a partire dal 1975, dove ha lavorato come medico (si è laureato in medicina prima di entrare fra i pallottini) ha svolto incarichi nazionali ed è rimasto fino agli anni ’90. Nel 1994, durante l’assenza del nunzio apostolico, è stato anche per un breve periodo visitatore apostolico del Paese africano.

La soluzione per Medjugorje potrebbe quindi essere simile a quella di Kibeho? E se sì, di 36 anni di messaggi, dei dieci segreti che la Vergine avrebbe rivelato a una delle veggenti, Miriana, e che sono presentati come un aspetto centrale di Medjugorje, cosa ne sarebbe? In proposito, intervistato da Avvenire, monsignoor Hoser è laconico: “I dieci segreti non sono ancora conosciuti… no? E allora questo non cambia nulla. Ricordiamoci sempre che il culto mariano non è obbligatoriamente legato alle apparizioni, si può svolgere in maniera autonoma, oggetto di culto è la Vergine Maria”. Certo, ma, rilanciamo, se a Medjugorje si toglie tutto ciò che è seguito alle primissime “scarne” apparizioni, cosa resta? “Il messaggio della pace”, risponde l’inviato del Papa.



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