Anastasio e Bowland superlativi, male Emanuele. Le pagelle del terzo live di XFactor

Giudici sottotono e scontati, impressiona come sempre la performance di Sherol. Ecco come è andata la serata del talent di Sky

Anastasio e Bowland superlativi, male Emanuele. Le pagelle del terzo live di XFactor
Flavio Lo Scalzo / AGF 
 La nuova giuria di XFactor: Lodo Guenzi, Mara Maionchi, Fedez e Manuel Agnelli

Il terzo Live della stagione di XFactor si apre con il primissimo piano di Fedez che canta “Prima di ogni cosa”, il singolo di lancio del suo prossimo album; una sorta di parodia di un pezzo qualsiasi del Jovanotti più melenso ma interpretato decisamente peggio. Sì, peggio di Jovanotti. E ce ne vuole. Non fa assolutamente bene Fedez a ricordare a chi lo segue che in fondo il suo mestiere sarebbe la musica. Il personaggio social/televisivo funziona molto meglio dell’artista, che se venisse messo in Mute non se ne accorgerebbe nessuno. È un ragazzo evidentemente intelligente e arrivare dove è lui alla sua età vuol dire essere bravi, magari non come artista, ma è indubbio che le rotelle nel cervello girano fluide. Si commuove sulla passerella mentre va a baciare la Ferragni in prima fila, e il pubblico è chiamato subito alla prima scelta: cambiare canale o cambiare paese? Puntata senza vincoli di tema e ciò rincuora perché solitamente le puntate a tema sono una noia mortale.  

I concorrenti

Naomi (5,5): Dice che si divertirà “a cantare la libertà come fanno le donne dei vicoli di Napoli” e mentre si tenta di capire guardando fuori dalla finestra se il mondo non si sia trasformato improvvisamente e senza ragione alcuna in una commedia di De Filippo, ci si accorge che nessun pulsante sul telecomando di Sky permette di invocare l’antidoping. La mandano in scena come Freddy Mercury nel video di “I Want to Break Free”, ma sta cantando “Think” di Aretha Franklin. Non male, ma non è questo il punto, non è mai esattamente questo il punto quando canti la Franklin. Ha una gran voce ma non convince al 100%. La Maionchi commenta dicendo che avrebbe voluto meno blues e più Napoli. Fossimo a tavola gli allontaneremmo educatamente il fiasco di vino.

Bowland (10): La ragazza è particolarmente preoccupata per la pronuncia italiana del meraviglioso testo della meravigliosa “Senza un perché” della meravigliosa Nada. Sciocchina. L’effetto è magnifico. La versione proposta dalla band della squadra di Lodo Guenzi smonta le mandibole, ha il sapore della cover di lusso; viene in mente Joan Baez che canta La Canzone di Marinella, Torna a Surriento cantata da Dean Martin o Non puoi lasciarmi così cantata dai Backstreet Boys (battuta. Applausi). Fedez ci regala la perla: “La stranezza non è mai banale”, questa ce la conserviamo. Il voto massimo deriva da un semplicissimo ragionamento: entro i limiti imposti dal format era impossibile fare di meglio.

Luna (6): La piazzano su una nuvola a mezz’aria col suo pianoforte e un Mario Repetto che balla da solo sul palco sotto di lei. Molto meglio questa settimana, che non la vede forzata nel ruolo assegnatole a tutti i costi di Spice Girls. Canta “Blues Jeans” di Lana Del Rey e la canta molto bene, ma preferiremmo ascoltarla senza guardare; perché si ostinano a truccarla come una quarantenne a caccia di uomini sbronzi in un bar la sera di San Valentino? Perché quel vestito da pattinatrice trash? Ha 16 anni, è una ragazzina, non abbiamo ancora capito chi è e cosa vuole combinare cantando.
 


Emanuele Bertelli (3): Fa dispiacere molto doverlo giudicare perché alla terza tornata cominciamo a sentirci come dei Biff Tannen incattiviti; in fondo il ragazzo è grande e grosso ma c’ha 16 anni. La sua versione di “Congratulations” di Post Malone è una noia mortale, quei due minuti sono durati anni, ha spento la memoria di metà della discografia immagazzinata in più di trent’anni di assidui ascolti di musica, non ci si ricorda più il proprio indirizzo di casa, si tenta di ravvivarsi leggendo il libretto di istruzioni del frigorifero, si sbatte la testa al muro per rendersi conto di essere vivi. Fosse imparentato con i Gassmann lo definiremmo “bello senz’anima”, ma di Gassmann quest’anno ce n’è uno solo, e non ha i capelli come un’ultrà del Meazza. Va di giustezza al ballottaggio prima e a casa poi.

Sherol (8,5): è una cantante. È una gran cantante. Canta Mina, mica Emma Marrone, e lo fa visibilmente emozionata, con la pelle d’oca, come se fossero suoi pensieri, ha ragione Agnelli quando dice “lei sa perché canta” ed è una cosa che in una gara di cover può portarti avanti. Ha 16 anni e col microfono in mano ne dimostra cinquanta in più. La vediamo già a Sanremo cantare un inedito di Giuliano Sangiorgi; e vincere.  

Sofi Tukker s.v.: gli ospiti stranieri della serata sono in pratica quel che resta di un frontale tra i Cartoon e i Bee Hives. Fanno il loro show e quando vanno via ci resta addosso un’espressione piuttosto perplessa, ci si guarda negli occhi a vicenda come a chiedersi: “ma hai visto quello che ho visto io?”. La canzone è la solita hit mezza dancereccia che già ci siamo dimenticati.

Leo Gassmann (6,5): Giusto per ricordare che è il più figo di tutti lo vestono come Celentano ne’ “Il Bisbetico Domato”. Canta un po' male ma stranamente non disturba, anzi, a tratti sembra riuscire, cantando, a togliersi l’armatura da essere umano perfetto e risulta molto più efficace.
 


Seveso Casino Palace (4,5): L’arrangiamento di “Take on Me” degli A-Ha non convince fino in fondo. La band che abbiamo sentito e apprezzato durante le selezioni ancora non risulta pervenuta, sarà questione di assegnazioni? Secondo noi no. Nella nostra testa comincia a materializzarsi l’idea che forse non siano più di questo, che mica è poco o nulla, però reggeranno ancora un paio di puntate giusto perché c’è chi evidentemente merita di andare a casa più di loro. Infatti arrivano al ballottaggio finale ma si salvano. O trovano in fretta la loro identità o finiranno presto a chiamare in pista gli sposi per il primo ballo.
 


Renza Castelli (5): Farla cantare alle 23 è un tentato omicidio, un trucco della produzione per farci addormentare sintonizzati su SkyUno. Non è che abbia cantato male, anzi è la sua migliore interpretazione, ma niente di più di un gradino sopra il karaoke. Ma come si fa a fare di meglio con “Mi sono innamorato di te” di Tenco? Non apparteniamo alla parrocchia del Tenco lo può cantare solo Tenco, ma è anche vero che è complesso andare anche vicino alla sua interpretazione unica, leggendaria, inarrivabile, epica, di questa canzone. Fedez dichiara senza vergogna che “Cantare Tenco è come camminare scalzi su un tappeto di cristalli, tu potevi farti male e invece li hai fatti brillare” e noi stiamo digitando il numero verde di Sky perché in quanto vecchi clienti pretendiamo il numero del suo spacciatore.
 


Martina Attili (5): chi ha deciso di mandarla in scena sui pattini vestita e truccata come una versione porno-manga di Olivia Newton-John in Grease scherzava, è evidente, ma lo hanno preso sul serio e alla fine si è materializzato l’incubo. Non che l’assegnazione di “Material Girl” di Madonna sia sbagliata, anzi il personaggio si presta, ma non si capisce il senso di questa scelta scenica della quale Agnelli si vanta da una settimana. Allora al prossimo concerto degli Afterhours lo sfidiamo a cantare Hello Spank su un triciclo mentre risolve un’equazione di secondo grado. Così, gratis.

 

Anastasio (9): lo fanno cantare per ultimo forse per tenere la sua esibizione il più lontano possibile da quella di Fedez, perché verrebbe di fargli fare a cambio di ruolo, ma dubitiamo che Fedez arriverebbe mai fino ai Live se si presentasse da anonimo a XFactor. Si litiga alla cattedra perché effettivamente quelli che presenta ogni settimana Anastasio sono inediti, è come se stesse snocciolando il suo album, ed è un ottimo album perché scrive benissimo, anche quando racconta le sue storie accanto a quelle del fratello figlio unico di Rino Gaetano. Si sta costruendo una carriera ed è giusto così, cosa stiamo a fare qui seduti? Solo per sentire cover? Allora andiamo a ripescarci i Karaoke di Fiorello.    
 

I Giudici

Manuel Agnelli (5): stasera decide di tornare Indie, non nel senso di indipendente ma nel senso di indiano, con due treccine che gli incorniciano il viso e gli danno un’aria vagamente “folk in pensione”. È quello con la squadra più forte, arriverà in fondo con diverse cartucce. Prende a cuore questa faccenda degli inediti di Anastasio che, come gli fa notare Fedez, non ha alcun senso logico.   

Lodo Guenzi (7): ha scelto di fare il bravo ragazzo. È una scelta e noi la rispettiamo, perché effettivamente il personaggio al tavolo regge, e poi perché un bravo ragazzo lo è davvero. Apprezzeremmo un velo di malizia in più, anche per difendersi dagli attacchi che, fortunatamente, si fanno sempre più rari. La sua sfida sarà far restare i Seveso dentro il più possibile, i Bowland vanno serenamente avanti per i fatti loro.

Mara Maionchi (4): è un po' più lucida e meno sboccata, ma le presentazioni dei suoi concorrenti lette, evidentemente per la prima volta, di straforo, portano per qualche secondo Sky a livelli di professionismo pari a quelli delle peggiori emittenti locali. È come una luce alimentata con una dinamo a parolacce, quando ne dice troppe spacca la lampadina, quando ne dice poche è meno illuminata.

Fedez (5,5): forse ispirato dalle atmosfere della sua canzone dedicata al figlio, quello che riconosce in non si capisce bene quale canzone di De Andrè, sciorina perle di saggezza da ristorante cinese che riecheggiano nelle nostre case come graffi sulla lavagna. Ma oggi almeno è vivo e di ciò ce ne rallegriamo.



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