Beatrice Ion e il virus del razzismo, più difficile da debellare del Covid

Beatrice Ion e il virus del razzismo, più difficile da debellare del Covid

Quando dico che l'Italia è razzista non sto paragonando il nostro Paese agli Stati Uniti, però sto dicendo che c'è ancora da fare, che la guardia - per rimanere nella metafora della pandemia - deve rimanere alta
beatrice ion vittima aggressione razzista

© Super J/YouTube - Beatrice Ion

Sapevo che l'Italia fosse un paese razzista. Me lo avevano confermato diverse piccole cose che mi accadono tutti i giorni come persona e come prete. Ma averne una conferma così brutale e sincera, di prima mattina, attraverso la notizia dell'aggressione a Beatrice Ion, è stato un pugno nello stomaco.

Beatrice Ion, stella del basket paralimpico, a seguito di un litigio per il parcheggio dei disabili si è sentita urlare "handicappata e straniera di m.. tornatene a casa”. E il padre per difenderla è finito all'ospedale con uno zigomo e un dente rotti.

La Ion ha dichiarato che, dopo 16 anni, è la prima volta che le accade di essere vittima di razzisimo ma, giustamente, ha aggiunto: "Non dite che il razzismo in Italia non esiste perché io l’ho vissuto oggi dopo 16 anni che vivo qui e fa male. È la prima volta però che mi capita una cosa del genere legata alla mia nazionalità. Altre volte mi è successa per la mia disabilità".

Ad aggravare il fatto c'è da aggiungere che "quest'unico caso", secondo le parole di Beatrice, vanno a colpire una donna che veste con impegno e orgoglio la maglia azzurra, visto che fa parte della nazionale italiana di basket in carrozzina.

Se in un città c'è un caso di Coronavirus, significa due cose: che il Covid c'è ancora anche se siamo sulla strada giusta per debellarlo. Così avviene per il razzisimo. Come nessuno dice che il Coronovirus non c'è più, visto che i casi stanno diminuendo, allo stesso modo non possiamo dire che il razzismo non c'è più solo perché, rispetto agli anni scorsi, stiamo migliorando.

Quando dico che l'Italia è razzista non sto paragonando il nostro Paese agli Stati Uniti, però sto dicendo che c'è ancora da fare, che la guardia - per rimanere nella metafora della pandemia - deve rimanere alta.

Tutti possiamo fare qualcosa perché si arrivi a "zero contagi" di inciviltà. Se l'altra sera durante la pizza con gli amici mi sono messo a ridere alla battuta sessista verso la cameriera, se ho apprezzato la barzelletta razzista che d'un tratto il vecchio amico un po' brillo ha raccontato, devo dirmi che questa cosa non potrà più accadere.

E forse posso anche propormi di intervenire su qualche social, telefonando ad una trasmissione dove si lasciano passare grossolanità indegna della persona. Perché la cultura, l'ecologia dell'anima, prima ancora che essere fatta dal parlamento e dalle leggi è fatta dalle persone.