Le mascherine diventeranno uno status symbol (e salveranno la moda)

Le mascherine diventeranno uno status symbol (e salveranno la moda)

Indossata come un’uniforme ci rassicura facendoci sentire protetti. Ma stuzzica altresì la voglia di distinguersi. Diviene barriera tra noi e il mondo e ci protegge celando emozioni, ma al tempo stesso comunicando qualcosa.
fase 2 coronavirus mascherine moda

E-mask prodotta da Pattern

Sarà probabilmente proprio la mascherina, oggetto dalle origini antichissime, a diventare il simbolo di questo preciso momento storico di pandemia e a raccontare, in tutta la sua ambivalenza, la natura umana, combattuta tra il profondo bisogno di appartenenza, indossando una divisa e la necessità di distinguersi per affermare la propria identità.

La mascherina indossata come un’uniforme ci rassicura facendoci sentire protetti anche di fronte alla paura. Ma stuzzica altresì la voglia di distinguersi. La mascherina rappresenta protezione da un nemico invisibile; diviene barriera tra noi e il mondo e ci protegge celando emozioni ma al tempo stesso comunicando qualcosa.

fase 2 coronavirus mascherine moda
© Beata Zawrzel / NurPhoto / NurPhoto via AFP 
Mascherine

Come già accaduto nella pandemia del 1918, quando fu ampiamente adottata come protezione contro l’influenza spagnola, la mascherina diventa un fenomeno globale. Le immagini dell’epoca testimoniano come già allora fosse stata rapidamente accettata da tutti come accessorio quotidiano. 

Nel corso della storia la mascherina ha dunque mantenuto non solo un impiego pratico ma ha assunto, proprio per essere espressione di comportamenti collettivi anche forte valenza simbolica esprimendo mistero, solidarietà, protesta, seduzione. Da semplice accessorio protettivo si è facilmente trasformata in fenomeno di moda.

Il termine moda, del resto, deriva dal latino modus, che significa maniera, proprio ad indicare uno o più comportamenti collettivi. Rappresentando, secolo dopo secolo, con i suoi mutamenti la nostra società, la moda non ha , quindi, tardato ad esprimersi attraverso questo piccolo accessorio, trasformandolo così in un “must- have”, attraverso il quale riflettere il proprio stile, la propria identità in tempi di pandemia.

Con l'esplosione in tutto il mondo del Coronavirus, che ha arrestato i consumi ovunque e ha creato necessità di grandi quantitativi di prodotti sanitari specifici, molte aziende del fashion hanno iniziato a convertire la propria produzione per realizzare in dispositivi di protezione, come mascherine e camici.  Louis Vuitton, ad esempio, sta utilizzando la fabbrica inaugurata pochi mesi fa in Texas, per realizzare mascherine di cotone.

fase 2 coronavirus mascherine moda
Una mascherina prodotta dalla ditta Talarico

Nel passaggio dall’emergenza della “fase 1” alla successiva “fase 2”, era scontato, a dire il vero, che le aziende di moda, i brand e i designer di tutto il mondo iniziassero a progettare e produrre mascherine, cogliendo l’unica opportunità offerta dal mercato in questo momento In tal senso, ogni maschera rappresenta anche un’opportunità di lavoro e di reddito in un momento in cui entrambi scarseggiano e queste conversioni possono aiutare a sostenere un’azienda.

In questo passaggio da strumento sanitario ad accessorio fashion, la mascherina si trasforma, diventano altro: come ogni altro accessorio (le scarpe, le borse i foulards), diventa simbolo non solo di salute o preoccupazione sociale, ma di identità, biglietto da visita di chi la indossa portavoce di distinzione.

Sui social e nei siti di vendita on-line, già da qualche settimana, sono apparse improvvisamente mascherine di tutti i tipi: luccicanti e ricamate che suggeriscono "vado ad una festa", maschere serie o gessate che suggeriscono "vado a lavorare", maschere da sposa o con logo e maschere, praticamente, per ogni stato d'animo e reddito.

Per noi creativi, sempre pronti ad accogliere con entusiasmo le richieste di mercato, è una nuova sfida e, per le aziende la possibilità di ricominciare a produrre per non chiudere o per, limitare i danni. Quello che è certo che la progettazione e produzione di questo accessorio potrebbe anticipare già tutti le tematiche della “moda post epidemia”: creatività, design, tessuti tecnici ed utilizzo nuove tecnologie, come dimostrano già le alcune iniziative sorte ovunque nel mondo.

fase 2 coronavirus mascherine moda
© Maeko / Agi
Mascherine in canapa di Maeko

La crisi del Covid-19, forse, sta semplicemente velocizzando i cambiamenti che già erano in atto e promuovendone di nuovi. In questo periodo senza precedenti, il digitale accompagnato da una buona comunicazione, diviene il solo possibile strumento di crescita per le aziende. A testimoniare l’irrefrenabile fenomeno, la maschera anti-inquinamento di Fendi 190 euro, in seta griffata, andata in sold-out in pochi giorni. E ancora Off White, la mascherina con le frecce lanciata sul mercato al prezzo di 95 dollari e andata anch’essa rapidamente in sold-out, indicata da Lyst l'ormai celebre piattaforma globale dedicata alle ricerche di moda,in testa alla  classifica trimestrale dei brand e degli accessori più desiderati in tutto il mondo.

Tante le idee e le iniziative sorte improvvisamente come ad esempio l’americana Maskclub.com, sito commerciale, nato in 4 giorni, con l’obiettivo di supportare l’ospedale di Detroit, che vende solo mascherine logate, grazie ad accordi di licenza, con marchi come Warner Bros, Batman, Hello Kitty ed infine l’ultimo stilato con Emoji. Con parte dei ricavi Trevco (MaskClub), con strategie di buon marketing, aiuta il personale sanitario impegnato nella lotta contro il Covid-19 e per ogni mascherina Emoji™ acquistata, si impegna a donarne una alla “First Responders Childrens Foundation”. Le mascherine vendute da Maskclub sono strutturate affinchè si possa inserire all’interno l’apposito filtro in TNT che però bisogna procurarsi altrove.

A seguito di un recente rapporto di settore, IANS (Indo-Asian News Service, agenzia di stampa privata indiana) ha dichiarato che anche in India, molte industrie tradizionali si sono convertite per fabbricare maschere al fine di soddisfare la crescente domanda attuale e precedendo un futuro potenziale di esportazione. Upsana, azienda green indiana, ha, per esempio, lanciato maschere curative riutilizzabili in tessuto di cotone biologico come parte della sua linea di abbigliamento terapeutico. Queste maschere infuse di neem (lillà indiano) e le maschere con argento nella composizione tessile, sono biologiche e purificanti.

Così come in India anche in Cina e in tanti altri paesi, la produzione di mascherine si è moltiplicata in modo esponenziale offrendo ai consumatori oggetti di ogni tipo, da quelli estremamente lussuosi a quelle stampati o con logo per i millennial.

Tra le tante proposte di aziende e brand, solo alcune però sono realmente proiettate nel prossimo futuro e perfettamente congeniate. Il progetto italiano, E-mask rappresenta, per esempio, al meglio i nuovi paradigmi: creatività, design, tessuti tecnici, sostenibilità ed utilizzo nuove tecnologie. La E-mask, realizzata dell’italiana Pattern, con la partecipazione di alcune importanti realtà italiane tra cui, per la fornitura dei tessuti, Olmetex - azienda comasca leader nei tessuti tecnici cotonieri -e DualSanitaly azienda leader nel settore salute e benessere, è un’innovativa mascherina ad uso civile, sostenibile (non scordiamo che esiste un problema dello smaltimento di queste mascherine).

È infatti una mascherina riutilizzabile in quanto composta da un tessuto che pur lavabile mantiene le proprie caratteristiche, e da un filtro in tessuto-non-tessuto idrofobo certificato dal Politecnico di Milano da sostituire quotidianamente e che l’azienda fornisce. È composta da una scocca in cotone anallergico che rimane a contatto con la pelle. Si presenta, inoltre elegante e semplice nel design.  È sviluppata grazie ad avanzati software 3D in modo che calzi perfettamente su ogni viso: uomo, donna e bambino. Questa mascherina è, soprattutto, interamente Made in Italy, supportando l’economia italiana su tutta la filiera, sia per quanto riguarda il tessuto della mascherina, sia per il tessuto-non-tessuto del filtro. Un QCode fornisce ogni informazione e indica, nel dettaglio, tutta la filiera italiana utilizzata.

La tecnologia in generale sta giocando un ruolo creativo importante nelle nostre vite ora più che mai, e ovviamente farà parte di un nuovo modo di presentare prodotti e collezioni; la ricerca di nuovi materiali, strettamente legata alle nuove esigenze di sostenibilità e, tanta creatività ci forniscono l’opportunità e sono la chiave per ripartire e affrontare il post-pandemia, come alcune aziende ci stanno già dimostrando. Direi che questo è un buon punto di partenza.