Testimoniare Cristo combattendo il bullismo

Per un quindicenne testimoniare Cristo non bullizzando i propri compagni di classe può essere il cristianesimo più sfidante da combattere ogni giorno a scuola, a casa o nel garage degli amici

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Il 3 luglio sono stati comminati quattro anni di reclusione e 1.200 euro di multa a tre dei quattro ragazzini accusati di aver torturato un quindicenne. È la prima sentenza di condanna in Italia per questo tipo di reato ed è stata emessa dal Tribunale per i minorenni di Milano.

Erano accusati di aver segregato e picchiato un coetaneo a Varese. Era accaduto nel novembre 2018. Alcuni "amici" avevano avvicinato un ragazzo e lo avevano convinto a seguirli. Poi, una volta chiusi in un garage, lo avevano legato con fili elettrici e torturato per ore postando infine, scempio conclusivo tutto moderno e tutto da decifrare, le foto su Instagram.

Solo l'anno prima, alla chiusura della giornata milanese con i giovani allo stadio Meazza il 26 maggio 2017, Papa Francesco aveva chiesto ai cresimandi della diocesi di Milano di non praticare il bullismo e di impedire che avvenisse. Era stato alla fine dell'incontro. Il suo tono, fino a quel momento scherzoso e sorridente, si era fatto improvvisamente serio. "Parliamo di questo fenomeno brutto: il bullismo. Ragazzi - aveva domandato - nella vostra scuola, quartiere c’è qualcuno a cui voi fate beffa, che prendete in giro perché ha qualche difetto? E a voi piace farlo vergognare e picchiarlo per questo? Questo si chiama bullismo. Per il sacramento della santa cresima fate la promessa al Signore che mai praticherete il bullismo e che mai permetterete che si faccia nella vostra scuola o quartiere? Lo promettete? Mai prendere in giro, farsi beffa di un compagno di scuola, di quartiere. Promettete questo oggi?".

La risposta dello stadio era stato un 'sì' che a Francesco era parso tiepido, non gli era bastato,:"Il Papa non è contento" aveva detto. Era quindi tornato a chiederlo e allora la risposta affermativa dei ragazzi era diventato un boato soddisfacente: «"ra avete detto sì al Papa!". E poi aveva aggiunto: "In silenzio pensate che cosa brutta è il bullismo, e pensate se siete davvero in grado di prometterlo a Gesù".

Il suo non era stato solo un mero appello buonista ma una richiesta "di promessa a Dio". Purtroppo il Papa aveva visto lontano. Chi si era lamentato perché il Papa, in un occasione "dottrinale" come quella della Cresima, avrebbe dovuto parlare di più di sacramenti, è accontentato. Perché il Corpo di Cristo, come da sempre insegna la Tradizione, non sono solo Gesù e l'Eucarestia ma anche la Chiesa, intesa come il santo Popolo di Dio.

Lo aveva ricordato Marko Rupnik in una magnifica meditazione nell'Aula Nervi del Vaticano, proprio negli stessi giorni dell'agguato varesino. La coincidenza mi aveva colpito, perché a volte noi cristiani perdiamo scioccamente del tempo in questioni "finto ecclesiali" dimenticandoci che per un quindicenne testimoniare Cristo non bullizzando i propri compagni di classe può essere il cristianesimo più sfidante da combattere ogni giorno a scuola, a casa o nel garage degli amici. Papa Francesco ce lo aveva detto e noi forse ce l'eravamo dimenticati. Certamente il giovane di oggi non può essere attratto dal pensiero, dal principio, dal sillogismo: è necessario che incontri Cristo nell’umano, nella sua vita. Che non di rado è quella di impegnarsi a combattere il bullismo.



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