Sul 'fine vita' Bergoglio è stato davvero rivoluzionario?

Il Papa, secondo la linea di tutto il suo pontificato, ribadisce un principio antichissimo ma lo fa con una forza nuova e del tutto straordinaria: quella per cui la biologia non esaurisce la salute

Sul 'fine vita' Bergoglio è stato davvero rivoluzionario?

È stato rivoluzionario sì o no Papa Francesco nel messaggio sulle questioni del 'fine vita' inviato al Meeting Regionale Europeo della 'World Medical Association'? Come è possibile che Maurizio Gasparri e Beppe Englaro, Paola Binetti e Rocco Buttiglione siano d'accordo nell'affermare che il Pontefice ha solo ribadito la dottrina cattolica di sempre, quella di Pio XII e del Catechismo, mentre invece i Radicali, insieme all'Associazione Luca Coscioni, la Repubblica, il Corriere e tanti altri, ritengano le parole di Bergoglio "importanti" se non addirittura "rivoluzionarie"? Perché il Papa, secondo la linea di tutto il suo pontificato, ribadisce un principio antichissimo ma lo fa con una forza nuova e del tutto straordinaria: quella per cui la biologia non esaurisce la salute.

Il vero benessere del paziente, cioè, non è solo quello organico ma chiede anche di includere quello psicologico e di rispetto della filosofia di vita del paziente. Questo rispetto, è vero, è il nucleo non solo dell'insegnamento di Pio XII e del Catechismo ma anche del Vangelo; e altresì vero però che mai come questa volta Bergoglio lo ha ribadito con quella forza e quella chiarezza che gli sono proprie. Perché, se io scrivo "proporzionalità delle cure", “appropriatezza", "accanimento terapeutico", uso parole esatte che però hanno contenuti dai confini sottilissimi che, in ultima analisi, possono essere decisi solo - cito dal discorso - "dal paziente se ne ha la competenza e la capacità. 

È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, per valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante." Ovviamente è possibile leggere queste parole (tradendole) nel senso di un soggettivismo assoluto; oppure è possibile comprenderle in un contesto che vede la libertà personale ridotta al lumicino: tradendole così ugualmente anche se con segno opposto.

Questa apertura interpretativa è una delle chiavi di volta del pontificato di Francesco. È accaduto molte volte. Basti ricordare alle diatribe su Amoris Laetitiae a proposito dell'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati: i "Dubia" famosi dei quattro cardinali dipendono proprio dalla loro non accettazione di questa metodologia bergogliana. Essa, invece, è proprio la vera forza che attira la contemporaneità verso il Papa. Non l'individualismo, come dicono i suoi denigratori; non l'arbitrarietà o il relativismo, ma il principio della libertà della persona, la sua capacità di autodeterminazione. Che è la premessa necessaria per rendere possibile l'amore. Ogni genere di amore.



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