Quei ristoranti dove mai nessuno ti porta

Una guida diversa dalle altre. È quella scritta da Marco Bolasco

Quei ristoranti dove mai nessuno ti porta

Questa volta il mio post è la recensione di una guida ristoranti. Una guida ristoranti però diversa dal solito, perché la definirei piuttosto un’autobiografia letta attraverso i ristoranti frequentati.

Il libro lo ha scritto Marco Bolasco, che conosco da molti anni e con il quale abbiamo condiviso anche l’avventura del Gambero Rosso, lui da molto prima di me. Anzi, quando io arrivai lui era sin troppo scettico sulla necessità di un’esperta di marketing in una casa editrice sui generis come il Gambero Rosso e si arrabbiava un po’con me quando mi permettevo di entrare  nel merito contenuti (appannaggio a quanto pare dei soli giornalisti). Poi con il tempo credo che Marco abbia apprezzato la mia curiosità e il desiderio che avevo di imparare, di fare esperienza e di padroneggiare i contenuti e per questo siamo diventati amici.

Marco è un giornalista, ha studiato comunicazione a Siena, ha lavorato per Slow Food negli anni 90 approdando poi al Gambero Rosso nel 1997, prima nella redazione di Rai Sat Gambero Rosso Channel poi come curatore della Guida Ristoranti di Italia dal 2007 al 2009, scelto da Stefano Bonilli in persona, che aveva una grandissima stima di lui. E’ stato direttore editoriale e amministratore delegato di Slow Food Editore e oggi è direttore della divisione varia e illustrati di Giunti e del sito Piattoforte.it .

Perché questa guida è molto bella? Per l’introduzione e l’epilogo dove Marco racconta la sua storia personale e in poche righe riassume cosa dovrebbe guidarci nella scelta di un ristorante e nella relazione con il ristoratore.

Come in tante storie di vita la passione di Marco per la ristorazione nasce quando Marco era ancora un ragazzo. A casa Bolasco c’erano moltissime guide turistiche, di città, ristoranti e alberghi e con la curiosità che lo contraddistingue ancora oggi Marco leggeva tutto, voracemente. Era così appassionato di quei posti raccontati che addirittura ne aveva imparato alcune descrizioni a memoria, fin quando finalmente i suoi amici gli regalarono una vera cena, in quello che allora (Marco aveva 18 anni) era considerato il miglior ristorante di Roma.

Da quella prima cena in poi ce ne sono state molte altre tanto che era ormai divenuto famoso nel suo gruppo come dispensatore di consigli. La verità è che tutt’oggi credo sia la persona che riceva più richieste di indicazione su dove andare a mangiare che io conosca. Io stessa spesso gli do il tormento, per la semplice ragione che i suoi consigli sono sempre azzeccati e che il suo modo di scegliere e di giudicare è sempre autentico.

Come lui stesso dice nella sua guida “Ristoranti da scoprire” il mondo della ristorazione è un mondo affascinante e straordinario, dove le persone lavorano moltissime ore per renderne felici altre, spesso rinunciando al proprio tempo libero, alle feste, alla vita in famiglia. Il ristorante non è un semplice luogo dove mangiare, è un luogo di storie e di comunicazione dove spesso (e secondo  me dovrebbero esserlo sempre) i cuochi sono ambasciatori dei contadini, degli artigiani, degli allevatori, insomma di un territorio vivo che parla. In un piatto c’è dunque un mondo e un consiglio non vale l’altro.

Nel suo libro “Ristoranti da scoprire” è proprio questo che troverete, troverete validi consigli senza classifiche, senza ristoranti stellati, senza pretese di esaustività.

“I ristoranti che racconto in queste pagine li ho scelti proprio per questo. Perché mi sembrano molto rappresentativi. Perché aiutano a capire e vivere il luogo in cui si è: un ristorante non prescinde mai dal contesto…Sono tutti luoghi in cui si mangia bene, e in cui si sta bene. Perché non può esistere posto dal cibo fantastico in cui però si viene trattati male”, scrive Marco nella prefazione.

In chiusura di questa bella guida che percorre l’Italia da Nord a Sud, c’è un breve epilogo di consigli per i clienti. Sì, consigli su come comportarsi al ristorante proprio perché l’esperienza sia la migliore possibile. Ne riporto di seguito alcuni che trovo geniali.

Regola numero uno: saper scegliere il ristorante in base all’occasione e all’esigenza e informarsi bene per far combaciare le vostre aspettative con il risultato. Al secondo posto c’è il campanello del prezzo, se trovate un luogo dove un menu di 10 portate vi viene proposto a 20 euro, beh statene lontani. Non è possibile che la materia prima sia così a buon mercato e che tutto il resto non sia stato calcolato, c’è qualcosa che sicuramente non va e probabilmente si tratterà di una totale mancanza di qualità. “È impossibile pretendere cibo genuino a prezzi stracciati… e non è solo il cibo che determina i costi: un ristorante sofisticato deve pagare camerieri, apparecchiatura e cantina …” dice Marco.

Terza idea di Marco ereditata da un’affermazione di Stefano Bonilli è che i ristoranti buoni siano quasi sempre fuori mano o in luoghi sperduti o seminascosti e quasi mai nelle piazze principali delle grandi città. Credo sia proprio verissimo.

Regola d’oro poi è quella della prenotazione. Immaginate quanto una prenotazione possa aiutare il ristorare ad organizzare la serata e voi a non avere sorprese. La cosa più importante però è anche avvisare nel caso abbiate cambiato idea o qualcosa non vi permetta di andare: il rispetto per il grande lavoro degli altri è tutto.

Cosa ordinare? Questa guida suggerisce di guardarsi intorno, di capire bene in quale ristorante vi troviate e di ascoltare i consigli del maitre per non rimanere delusi ordinando qualcosa di sbagliato.

“Ristorati da Scoprire” l’ho letto con tanta curiosità e ho cominciato ad usarlo perché con l’indice alla mano, ho capito di essere stata solo in 13 posti che Marco segnala. In questi 13 posti, leggendo le descrizioni, ho ritrovato anche la mia esperienza ed ora sono pronta a mettermi in cammino per visitare gli altri 76. Venite con me?

(“Ristoranti da Scoprire”, Giunti Editore, è dedicato a Bob Noto e Stefano Bonilli).

 



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