La transizione energetica dei Paesi del Golfo

Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman hanno nel loro sottosuolo, non vastissimo, quasi un terzo delle riserve mondiali di petrolio e circa un quarto delle riserve mondiali di gas oltre al 6% della capacità globale di raffinazione. Ma stanno provando ad andare oltre l'iconografia classica di un mondo galleggiante sul petrolio

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A. DEMOTES / PHOTONONSTOP
Impianto in Oman

I paesi dei Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc) che riunisce Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman hanno nel loro sottosuolo, non vastissimo, quasi un terzo delle riserve mondiali di petrolio e circa un quarto delle riserve mondiali di gas oltre al 6% della capacità globale di raffinazione. Ma i paesi del Golfo stanno provando ad andare oltre l'iconografia classica di un mondo galleggiante sul petrolio. Di tale tentativo si parla nell'ultimo numero di We, World Energy, la rivista di Energia edita da Eni dal titolo ‘Gulf Vision’.

Un'analisi a 360 gradi di quell'area del mondo non solo energetica ma geopolitica, storica e culturale. L'Arabia Saudita, ad esempio, maggior produttore di petrolio Opec, sta portando avanti Vision 2030 che non è solo un tentativo di diversificare la propria economia, pur restando al primo posto nel mondo per consumo pro-capite di petrolio e al terzo per il gas.

Nell'ambito di Vision 2030, ad esempio, Riad punta a produrre il 10% della propria elettricità da rinnovabili entro il 2023. Per comprendere la strada presa dai paesi dell'area è indicativo un dato: tra il 2015 e il 2018 nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) gli introiti netti medi derivanti da petrolio e gas sono diminuiti del 45% rispetto ai picchi del 2010-2014.

I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, sono naturalmente ricchi, oltre che di petrolio e gas, anche di sole. Come scrive Adnan Z.Amin, ex direttore generale di Irena (International Renewable Energy Agency) e sono situati geograficamente nella cosiddetta Global Sunbelt (La cintura del sole mondiale) "una delle zone a più elevato irraggiamento solare del pianeta".

In questo senso, gli Emirati Arabi Uniti sono sostenitori delle energie rinnovabili e nel 2017 hanno lanciato 'Energy Strategy 2050' che ha l'obiettivo di generare il 44% dell'energia elettrica da rinnovabili con contestuale riduzione del 70% delle emissioni di carbonio migliorando l'efficienza energetica del 40%. Grazie alle tecnologie alla base dei loro parchi solari, a maggio 2018 il prezzo del fotovoltaico su larga scala ha battuto ogni record mondiale raggiungendo un'offerta di 2,99 centesimi di dollaro per kilowattora. alla fine dell'anno scorso il prezzo per l'energia solare prodotta è scesa ulteriormente a 2,4 centesimi di dollaro per kilowattora.

World Energy affronta poi la rinascita 'petrolifera' irachena dopo le due guerre del Golfo e la recente sconfitta dell'Isis. Con una produzione che a gennaio ha sfiorato i 4,7 milioni di barili al giorno ed un’esportazione di quasi 3,7 milioni di barili al giorno, l’Iraq ha scalato rapidamente la classifica dei paesi produttori di greggio in ambito Opec, attestandosi al secondo posto dopo l’Arabia Saudita. Una posizione non da poco. Numeri destinati a crescere considerando che Baghdad con quasi 150 miliardi di barili è al terzo tra i paesi Opec e al quinto posto a livello mondiale come riserve di petrolio accertate dopo Venezuela (302 miliardi), Arabia Saudita (266), Canada (197), Iran (155). 



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