E se tutti i cinesi volessero un'auto? 

E se tutti i cinesi volessero un'auto? 
Neale Clark / Robert Harding Premium / robertharding 
taxi traffico New York (Afp) 

I grandi cambiamenti nel campo dell'energia non hanno interessato tutte le nazioni del mondo, e che neppure tutti i cittadini delle nazioni 'progredite' hanno goduto dell'abbondanza energetica. Si è creata una spirale disponibilità di energia – sviluppo tecnologico – ricchezza – consumo di energia che ha creato grandi disuguaglianze, di facilmente colmabili.

Per esempio gli Stati Uniti, con 325 milioni di abitanti, hanno 800 veicoli a motore ogni 1.000 persone, neonati inclusi. Invece Cina e India, ciascuna con una popolazione complessiva di oltre un miliardo e 300 milioni di persone, hanno rispettivamente 128 e 20 veicoli ogni 1.000 abitanti.

Per rimediare a queste disuguaglianze sarebbe necessario mettere a disposizione dei Paesi in via di sviluppo un’enorme quantità di energia. A titolo indicativo, se anche la Cina e l’India avessero 800 veicoli per mille abitanti come gli Usa, con una percorrenza media di 10.000 km/anno e con un consumo di 7 litri per 100 km, questi due Paesi consumerebbero circa 8 miliardi di barili di petrolio l’anno, ossia 22 milioni di barili al giorno: quasi il doppio della produzione dell’Arabia Saudita, circa un quarto dell’intera produzione mondiale.

La storia degli ultimi 150 anni dimostra che nei Paesi più avanzati la diffusione sempre più ampia di ricchezza e benessere materiale crea nuovi 'bisogni'. Si pensi per esempio al turismo che, quasi inesistente fino a 50 anni fa, è oggi una delle attività più energivore al mondo.

Usare i combustibili fossili per ottenere energia è molto comodo e molto utile. Si tratta di un vero tesoro, trovato nella stiva della nostra astronave, che abbiamo scovato e che utilizziamo in modo intensivo. Ma negli ultimi quarant’anni ci siamo accorti che questo tesoro pone numerosi e gravi problemi: è destinato a esaurirsi, il suo uso causa seri danni alla salute dell’uomo e all’ambiente, la sua distribuzione non omogenea nelle varie zone del pianeta crea disuguaglianze economiche, tensioni politiche e addirittura guerre.

Come si possono risolvere questi problemi? Come si può allo stesso tempo colmare le disuguaglianze che minacciano la pace, soddisfare le esigenze di chi è abituato al lusso e anche allo spreco, far fronte alla limitata disponibilità di combustibili fossili ed evitare i danni causati alla biosfera dal loro uso?

Ci attende una grande sfida: dobbiamo affrontarla al più presto, prima che siano eventi fisici ingovernabili – che potrebbero essere accompagnati da dinamiche politiche e sociali basate sulla violenza – a portare l’umanità verso un futuro doloroso. La sfida non è però impossibile. Anzi potrebbe trasformarsi in una grande opportunità. 



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