Se l’ultima centrale a carbone del mondo deve essere ancora costruita

Questo tipo di impianti, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti di quasi un quarto in Europa e di quasi il 40% in Nord America. Ma tale tendenza è stata annullata, sostiene Bp Statistical review, da un aumento del 63% in Asia

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HIMANSHU BHATT / NURPHOTO
carbon phase out

Nonostante il mondo abbia intrapreso la strada della transizione energetica, il presidente americano Donald Trump abbia ammesso l’esistenza del cambiamento climatico e i partiti verdi siano stati i veri vincitori alle elezioni europee di fine maggio, le centrali a carbone continuano a essere costruite in giro per il mondo, soprattutto in Asia.

Se questo tipo di impianti, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti di quasi un quarto in Europa e di quasi il 40% in Nord America, tale tendenza è stata annullata, sostiene Bp Statistical review, da un aumento del 63% in Asia. Questo, va contro l’obiettivo dell’accordo di Parigi (Cop 21) di evitare che la temperatura aumenti più di 1,5 gradi. A peggiorare le cose – secondo il Global Coal Plant Tracker un database online ambientalista - ci sono altri 236 gigawatt in fase di realizzazione in tutto il mondo che aggiungono una ulteriore quota del 25% agli impianti a carbone.

C’è però un motivo di ottimismo nell’ultimo rapporto dell’Iea sugli investimenti energetici mondiali: le decisioni finali di investimento (Fid, Final investment decision) per le centrali a carbone sono diminuite di circa tre quarti negli ultimi tre anni, da 88 Gw del 2015 a circa 22 GW nel 2018. A questo, scrive David Fickling di Bloomberg, bisogna aggiungere il ritmo di spegnimento degli impianti a carbone. Circa 30 GW di generatori sono stati chiusi lo scorso anno.

Di conseguenza nel 2018 la capacità a carbone mandata in pensione è superiore rispetto a quella in fase di realizzazione. “Quasi certamente è la prima volta che succede dal XIX secolo”, evidenzia l’editorialista di Bloomberg, “e quando i Fid scenderanno a zero, l'era delle centrali a carbone, durata 140 anni, sarà finalmente finita”.

Naturalmente, ci sono ancora quei 236 Gw di progetti in fase di realizzazione ma i piani di pensionamento annunciati già compensano quasi tutto. Anche la Cina – che ha più della metà delle nuove costruzioni con 129 Gw in cantiere – sta rallentando. Pechino dovrebbe chiudere tra i 5 e i 10 Gw di capacità a carbone ogni anno mentre nel 2018 ne ha aggiunti solo 4 Gw. Di conseguenza la strada è più o meno quella giusta.

Più o meno perché sempre secondo il rapporto dell’Iea gli investimenti in rinnovabili dovrebbero raddoppiare entro il 2025 per riportare il mondo al di sotto dei 2 gradi di riscaldamento.

Se, come abbiamo detto, le centrali a carbone diminuiscono in Europa e Nord America e aumentano in Asia, bisogna aggiungere che nel Vecchio Continente si continua a estrarre questo minerale in ben 12 Paesi tra cui l’Italia (Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Spagna). Il carbone è la fonte fossile più abbondante in Europa e dà lavoro a circa 240 mila persone, secondo il database Climate Scorecard. Da tale fonte si produce ancora un quarto dell’elettricità prodotta in Ue ed è ancora importante in molti settori come l’industria siderurgica. 



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