Perché se Facebook scopre solo ora dei post pagati dai russi è giusto insospettirsi 

Forse Zuckerberg ha fatto un altro passo verso il suo ingresso in politica

Perché se Facebook scopre solo ora dei post pagati dai russi è giusto insospettirsi 

Facebook ha appena reso pubblico che tra giugno 2015 e maggio 2017 sono stati spesi circa 100 mila dollari per la promozione di 3mila post legati ad account fasulli. Account legati al mondo russo, dice l’azienda, in particolare alla Internet Research Agency, che è un’associazione nota per le sue campagne online di informazioni legate ai bias, ovvero ai pregiudizi. 

Cosa ha scoperto Facebook?

Si è scoperto infatti che si trattava di post legati ad argomenti come l’immigrazione, alla diffusione di armi, non tanto alla promozione di uno o l’altro politico. E tutto questo può sembrare poco ma un investimento di quel tipo potrebbe aver portato circa 10 milioni di visualizzazioni. 

Ma il vero punto secondo me è che Facebook a luglio aveva negato queste connessioni, adesso invece scopre attraverso la propria security interna che questi post promossi sono stati pagati da questa agenzia. Perché lo scopre solo oggi? La sua tecnologia, che invece sembra molto abile nell’analisi dei big data, lo scopre solo ora? Sarebbe assai strano. 

Ma cosa significa account fasulli, con pagamenti reali? 

Mi chiedo se tutto questo c’entra con la campagna elettorale che Zuckerberg sta portando in giro in questi mesi, un vero e proprio tour negli Stati Uniti, con una serie di temi sviluppati tappa per tappa. Mi chiedo tra l’altro cosa significa account fasulli, perché non potrebbero essere veri e propri ‘account fasulli’ se dietro c’è un pagante, cioè qualcuno in carne e ossa che paga. 

Inoltre Zuckerberg nel live di ieri (mercoledì 6 settembre, ndr) ha detto che combatterà l’abrogazione del Daca, il programma speciale per consentire ad immigrati irregolari di lavorare negli Stati Uniti, lo combatterà duramente ha detto ieri in diretta a decine di migliaia di persone. Esprimendo in maniera netta la sua contrarietà alla decisione dell’amministrazione americana guidata da Donald Trump.

Se Zuck scende in politica, chi controllerà il controllore delle fake news?

Ora, se uniamo tutto questo al fatto che Facebook ha da tempo dichiarato una dura battaglia contro le fake news, è lecito chiedersi qualcosa su chi deciderà cosa sono queste fake news. Zuckerberg? Il capo di Facebook che negli ultimi tempi ha cominciato a comportarsi come un politico? Se il nostro filtro contro le notizie è gestito da qualcuno che sta facendo politica attiva, la domanda è: chi controlla i controllori?

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