Solo gli ascolti a pagamento entreranno nelle classifiche musicali

Che succede ora che faranno testo solo i contenuti che 'generano valore': in sostanza la musica per la quale siamo disposti a pagare

Solo gli ascolti a pagamento entreranno nelle classifiche musicali

Dal primo gennaio le classifiche di vendita italiane, le Top of the Music FIMI/GfK saranno basate esclusivamente sui consumi che generano valore, dai CD, ai vinili allo streaming premium. Saranno pertanto esclusi tutti gli stream nel segmento audio free. YouTube, e in generale lo streaming video, era già escluso dalle classifiche.

La musica in streaming, secondo i dati del primo semestre del 2017 è cresciuta del 3% ed ha raggiunto la più elevata quota di mercato di sempre rappresentando oggi il 44% di tutto il mercato discografico, e il 79 % del digitale. La novità annunciata segue la recente integrazione dell’ascolto in streaming nelle classifiche degli album. Dopo una prima fase di test e con l’obiettivo di attribuire un reale valore ai consumi fisici e digitali, è stato deciso di considerare validi ai fini delle classifiche Top Of The Music solo gli stream a pagamento, ovvero solo gli ascolti derivati dai servizi in abbonamento premium.

E’ un segnale di maturazione del mercato che finalmente si avvicina ai mercati più consolidati, anche se l’Italia deve fare ancora molta strada nell’universo digitale.

Sebbene la fruizione free resti sempre molto forte, siamo di fronte ad una significativa migrazione di utenti verso i servizi premium e questo è un segnale dell’evoluzione del mercato che non si può ignorare.

La novità sarà applicata sia alla classifica degli album che a quella dei singoli e avrà ovviamente effetto anche sul sistema di certificazione ufficiale degli award d’oro e platino di FIMI. 

Un aspetto tecnico altrettanto rilevante, il conversion rate tra download e streaming resterà per ora immutato, ma sarà oggetto di analisi semestrali al fine di valutare possibili aggiornamenti rispetto alla metodologia esistente. Attualmente corrisponde, nel caso dei singoli, ad un download per 130 ascolti in streaming, mentre nel caso degli album, si mantiene quella conversione ed il numero totale degli ascolti relativi ad un titolo album (con cap del 70% sul singolo più ascoltato) viene diviso per 1.300.

Lo streaming è oggi fortemente condizionato dalla cosiddetta generazione Z, che tuttavia, anche secondo i recenti dati Ipsos Connect è molto più propensa al pagare per un abbonamento ad una piattaforma di musica digitale rispetto ai millennial.



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