Il futuro della sovranità alimentare in 4 grafici

Dall'ultimo rapporto Fao sul futuro dell'agricoltura le indicazioni fondamentali per capire dove stiamo andando in tema di approvviionamento e distribuzione di cibo

Il futuro della sovranità alimentare in 4 grafici

Il cibo sempre più al centro dell’agenda mediatica e degli eventi italiani. Questo fine settimana Mantova tiene a battesimo il Food&Science Festival, un nuovo evento che vuole esplorare le connessioni tra ciò che mettiamo nel piatto e la scienza, in molte e variegate sfaccettature. Neanche il tempo di rifiatare, ché lunedì a Milano c’è Seeds&Chips, il “summit globale sul cibo”, che si tiene quest’anno dentro a Tuttofood, la fiera milanese sul cibo. A cominciare da Barack Obama, che sarà ospite d’onore all’evento milanese, saranno sei giorni di discorsi attorno a ciò che mangiamo, a come innovare nel food, a come risolvere i problemi globali della nutrizione. Si parlerà di agricoltura smart, di ritrovati della scienza che possono aiutare a produrre meglio, di innovazioni delle filiere, di nuovi modi di valorizzare il patrimonio enogastronomico e di quali frontiere del gusto sono ancora da esplorare. Qui vogliamo solo fornire un piccola e limitata bussola di quali sono i problemi da affrontare quando parliamo di cibo. Lo facciamo “rubando” quattro grafici all’ultimo rapporto della FAO dal titolo The Future of Food and Agriculture: Trends and Challenges, pubblicato lo scorso febbraio.

Tante bocche da sfamare

Da qui al 2050 la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi, il che significa che con le stesse risorse dovremo produrre cibo a sufficienza per sfamare 2 miliardi di esseri umani in più rispetto a ciò che già facciamo. Come mostra il grafico elaborato con i dati delle Nazioni Unite del 2015, questo aumento non sarà omogeneo tra i continenti, ma vedrà Africa e Asia fare la parte del leone, fatto che pone tutta una serie di problemi sulla distribuzione delle risorse e del cibo stesso. Trovare soluzioni a quest’ultimo problema è un punto essenziale della riflessione che bisognerebbe fare ora per prepararci al futuro.

Quanta terra possiamo coltivare?

Parlando di risorse per produrre cibo, la prima è la quantità di terra coltivabile. Guardando la linea arancione che mostra l’andamento in miliardi di ettari della terra coltivabile a livello mondiale, si nota come la velocità di crescita degli spazi dove coltivare cibo stia rallentando (il grafico copre dal 1961 al 2013). Oramai non c’è più molta terra ancora disponibile su cui piantare qualcosa per la produzione di cibo. La linea blu, inoltre, mostra che negli ultimi decenni l’aumento di terra agricola è andato a discapito delle foreste, una situazione che è legata al prossimo punto, ma che ci dice che dobbiamo pensare a come usare al meglio la terra che abbiamo, perché non ce n’è altra a disposizione.

 

Gli impatti del cambiamento climatico

Questo grafico è un po’ più complicato ma mostra come gli studi presi in esame dalla FAO pensano che andranno i prossimi raccolti a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. In blu ci sono gli aumenti di raccolto attesi, in giallo-rosso le diminuzioni. Come si vede, se inizialmente si può immaginare che i benefici compenseranno gli svantaggi, sul lungo termine questi ultimi saranno sicuramente preponderanti. Il grafico arriva fino al 2109, e da oggi ad allora si spera che la situazione sul fronte del surriscaldamento globale si sia assestata o per lo meno non peggiori, ma se vogliamo arrivare preparati dobbiamo pensare già oggi a sviluppare varietà agricole che siano in grado di adattarsi meglio a siccità feroci, inondazioni, salinizzazione del suolo, eventi estremi. Il tentativo - urgente - dovrebbe essere quello di studiare soluzioni in grado di far rimpicciolire la parte giallo-rossa del grafico.

Un problema di crescita

Questo grafico mostra il tasso di crescita di alcune delle colture alimentari più importanti: frumento, riso, mais, soia e canna da zucchero. Il blu si vedono i decenni ‘65-’74 e ‘75-’84, quando la Rivoluzione Verde ha dato il massimo dei propri risultati, contribuendo a portare fuori dalla fame India e Messico. Ma la parte destra di ogni grafico mostra che nei decenni successivi c’è stato un calo consistente. È chiaro che le motivazioni per questo calo sono molte, e articolate, ma il messaggio di questo grafico nasce in relazione a quello sulla quantità di terre coltivabili: se non possiamo aumentare in estensione, dobbiamo trovare un modo di produrre di più (e meglio) con la terra che abbiamo a disposizione. Perché i 2 miliardi in più di esseri umani del 2050 arriveranno, che andiamo ad ascoltare Barack Obama o meno.