In Europa rallentano le conquiste di uguaglianza LGBT

Quest’anno la tradizionale pubblicazione del Rainbow Europe Index elaborato dall’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA) è accompagnata da un sentimento di preoccupazione per un generale rallentamento delle riforme e dei miglioramenti della tutela dei diritti

 

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Maggio e giugno: i mesi dedicati ai pride subito dopo la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia (17 maggio). Dopo il Pride di Bergamo (19 maggio), è ora il turno di Novara e Salerno (26 maggio), in attesa di Roma, Pavia e del Dolomiti Pride (9 giugno). Ma la stagione continuerà ancora a lungo, con tantissime manifestazioni organizzate dai comitati locali che termineranno addirittura l’11 agosto con il Pride del Salento. È anche il momento delle valutazioni e quest’anno la tradizionale pubblicazione del Rainbow Europe Index elaborato dall’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA) è accompagnata da un sentimento di preoccupazione per un generale rallentamento delle riforme e dei miglioramenti della tutela dei diritti delle persone LGBT.

Il ranking generale ricavato da oltre 50 indicatori suddivisi in sei aree (uguaglianza e non discriminazione, famiglia, hate crime ed hate speech, aspetti legali, spazio nella società civile, e asilo) racconta di una generale stagnazione. Si preoccupano gli analisti di ILGA non solo per la mancanza di nuovi passi avanti in quei paesi che hanno più strada ancora da fare, ma anche perché i paesi considerati all’avanguardia sotto questo aspetto sembrano un po’ essersi seduti. Ma, sottolinea nel comunicato del lancio del Rainbow Index 2018 la direttrice Evelyne Paradis, “sullo sfondo di una contrazione dei diritti umanitaria in tutta Europa, come può un governo pensare che il lavoro per il raggiungimento dell’uguaglianza per le persone LGBT sia finito?”. I grandi risultati conseguiti nell’ultimo decennio sono minacciati da un clima ostile, soprattutto nei paesi dell’Europa orientale. Lo mostra anche la mappa interattiva, in cui l’area più preoccupante è quella più rossa: “ci sono troppi segni che tendenze come il populismo e il nazionalismo non siano solo parole di moda, ma che possano avere durevoli impatti sulle vite delle persone LGBT in Europa”.

L’Italia, in questo senso, non fa una bella figura. Con un punteggio complessivo di 27 su 100, si colloca al ventiduesimo posto in classifica (su 49 paesi analizzati), appena sopra la Georgia, un paese in cui la manifestazione del 17 maggio scorso a Tbilisi è stata segnata da episodi di violenza, come mostra questo video di RadioFreeEurope. In Italia, nonostanta la legge Cirinnà, continua a rimanere indietro in termini di tutela delle famiglie LGBT: non c’è il matrimonio egualitario, la stepchild adoption è attuata quasi sempre dopo l’intervento del tribunale, non è prevista la possibilità di accedere alle tecniche di inseminazione artificiale (e nel caso dell’eterologa, questo continua a essere impossibile anche per le coppie eterosessuali).

L’altro aspetto che preoccupa gli estensori del Rainbow Index è la diffusa attività di gruppi anti-egualitari che tentano di impedire l’introduzione di tematiche lgbt nelle attività scolastiche: il famoso discorso del gender. Intimidazioni, proteste che si sono allargate fino al recente caso dell’Università di Verona, dove le minacce di gruppi di destra hanno indotto il rettore ad annullare il convegno “Richiedenti asilo: orientamento sessuale e identità” previsto per il 25 maggio.

Unica nota positiva, la legge contro l’omotransfobia approvata proprio un anno fa dalla Regione Umbria. Ma la situazione italiana conferma l’impressione di stagnazione sul fronte dei diritti LGBT che si registra un po’ ovunque nel continente.



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