Se il raffinato New Yorker si dedica a sorchette e minne

Il settimanale statunitense si dedica alla traduzione dei nomi dei dolci italiani. Il risultato è esilarante o irritante. A seconda di come lo guardiamo

Se il raffinato New Yorker si dedica a sorchette e minne

Bisogna dire che noi partiamo svantaggiati. Se a Hollywood prestassero davvero attenzione ai titoli che appioppiamo ai loro film, avrebbero di che infuriarsi (un esempio per tutti, per quanto abusato, la traduzione dello splendido 'Eternal sunshine of the spotless mind' nel vanziniano 'Se mi lasci ti cancello'). Quindi, in quanto a resa, non abbiamo proprio nulla da recriminare. Ma resta il fatto che quello del New Yorker o è uno scivolone o una provocazione. Non ci sono vie di mezzo.

Innanzitutto presentiamo i protagonisti: da una parte ci sono i dolci italiani, celebrati in tutto il mondo; dall'altra il New Yorker, rivista radical celebrata in tutti i salotti giornalistici. Sono loro, per dirne una, ad aver raccontato la storia delle molestie di Harvey Weinstein ad Asia Argento o degli strani legami tra il procuratore di Manhattan e i figli di Trump. E nel mezzo c'è Tamara Shopsin, autrice, designer, cuoca e illustratrice dal tratto fine ed essenziale, titolare, proprio sul New Yorker, di una colorita rubrica in cui si diverte a giocare elegantemente con i simboli.

Se il raffinato New Yorker si dedica a sorchette e minne

Quindi: fine ed elegante. Molto Upper East Side, direbbero quelli che sono pratici. Solo che stavolta la sua 'Guida visuale', un modo per mostrare quanto sia malleabile e creativa la grafica - un po' come le ombre cinesi con cui amiamo stupire i bambini prima di metterli a dormire - ha abbandonato il tratto per dedicarsi al testo. E il risultato che ne viene fuori è esilarante, se vogliamo prenderla con spirito. Irritante, se vogliamo fare i permalosi. Perché l'elegante e fine Shopsin ha deciso di tradurre alla lettera i nomi di alcuni dolci italici per mostrare ai lettori del New Yorker quanto 'coloriti' siano. E il risultato non è né fine, né elegante. Accompagnati da carini disegni color pastello ecco fare bella mostra di sé gli innocui:

  • Bull's eye (occhi di bue)
  • Chitchat (chiacchiere)
  • Bones of the dead (Ossa di morti) 

Accanto alle meno innocue:

  • Small boobs of Saint Agatha (Minnuzze di Sant'Agata)

E alla assolutamente non innocua:

  • Small pussy with double squirt (Sorchetta con doppio schizzo)

La storia delle minne della santa è così nota da essere celebrata persino nel Gattopardo e viene fatta risalire a culti molto più antichi di quello cattolico. E forse, trattandosi di una santa martirizzata con doppia mastectomia senza anestesia, sarebbe da trovarci più del macabro che del malizioso, con buona pace della devozione popolare. Le cose sono ben diverse per la sorchetta, tipico dolce romano, la cui ispirazione originaria è consegnata al mistero. La sorchetta in dialetto rappresenta la vagina, è vero, ma anche una pantegana o il quattro di denari. E il dialetto, si sa, ama sguazzare nei doppi sensi. Solo che la traduzione fatta dalla Shopsin ne prende in considerazione solo una e l'esito è una traduzione che non sfigurerebbe tra i titoli più hard di YouPorn. Per la traduzione è meglio se fate da voi...     



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