L'epoca del grande spreco di cibo è finita, ma non tutti gli italiani ne sono consapevoli

Gli spreconi sono sempre di meno (12%), un italiano su 5 è addirittura virtuoso. Ma c'è ancora molto da fare

L'epoca del grande spreco di cibo è finita, ma non tutti gli italiani ne sono consapevoli
Abbiamo celebrato il 5 febbraio la IV giornata nazionale dello spreco alimentare. Lo sapevi? Una giornata di sensibilizzazione che è passata quasi inosservata perché certe cose non vengono comunicate come si dovrebbe, a mio avviso. Secondo l'osservatorio nazionale Waste Watcher solo 6 italiani su 10 sanno che esiste una normativa contro gli sprechi - la legge 166/2016 - e sono pochissime le famiglie che si rendono conto che la maggior quantità di cibo viene buttato proprio da loro. Ogni anno in media una famiglia italiana getta nella spazzatura 145 kg di cibo, ovvero il 75% dello spreco complessivo che, a conti fatti, equivale a circa 360 euro l'anno.
 
A questi vanno aggiunti il miliardo e 25 milioni di euro di produzioni che rimangono sui campi agricoli - perché il prezzo è troppo basso per via delle importazioni e non conviene neanche raccogliere - ed il miliardo e 36 milioni di euro di produzioni alimentari dell'industria. Qualche anno fa gli inglesi hanno fatto uno ricerca sugli sprechi alimentari e hanno scoperto che ogni giorno gettano via 24 milioni di fette di pane, 5,8 milioni di patate e 5,9 milioni di bicchieri di latte.
 
Insomma, potrebbero sfamare circa 20 milioni di persone denutrite in più, quotidianamente. Tutto ciò rappresenta evidentemente una perdita economica impressionante, ma è soprattutto uno smacco alla fame del mondo. E dovrebbe farci vergognare. 
Ma la domanda è: ne siamo consapevoli? Per fortuna un po' sì. Anche Waste Watcher registra una crescente attenzione al fenomeno: «1 italiano su 5 si dimostra addirittura virtuoso», gli spreconi seriali sono il 12% della popolazione mentre il 7% non può permettersi di fare spese non centellinate. Insomma, mediamente l'italiano sta diventando più attento, sebbene ci sia ancora molto, moltissimo da fare.
 
Inoltre la questione della produzione massiva, sempre più aggressiva di cibo ha favorito lo sviluppo di una maggiore attenzione verso lo spreco e che inizia a puntare il dito contro alcune produzioni insostenibili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. La famosa decrescita serena teorizzata dal filosofo francese Serge Latouche, che fa semplicemente notare quanto sia assurdo pensare che in un mondo finito esistano risorse infinite, sta piano piano entrando nel subconscio delle persone.
 
E tutto ciò ha una ricaduta diretta sulle produzioni perché la cosiddetta qualità sta prendendo il posto della quantità a tutti i costi. Generando una posizione win win per produttore (che vende meglio) e consumatore (che mangia sano). Dovremmo iniziare a fare una spesa consapevole, comprare quello che ci serve nella giusta quantità ed esigere di sapere da dove viene il prodotto che stiamo mangiando e quanto lavoro c'è stato dietro. Il tempo delle grandi scorte sta volgendo al termine, è una questione di sopravvivenza, ma soprattutto di buon senso.