PREZZI, AUMENTO "NON GIUSTIFICATO"

PREZZI, AUMENTO "NON GIUSTIFICATO"

Milano, 08 apr. - Prodotti per la casa, spaghetti istantanei e altri beni alimentari. La corsa ai prezzi nella Repubblica popolare continua da mesi, registrando impennate a volte sospette. Non si tratta soltanto del mercato immobiliare: anche i beni di prima necessità crescono a ritmi sostenuti, rischiando di provocare preoccupazione nelle famiglie.

 

 

Di questo scrive sul Xin Jing Bao l'economista Ma Hongman l'1 aprile. Il suo editoriale punta il dito contro i produttori, accusandoli di prendere a pretesto l'aumento del costo delle materie prime per far lievitare il prezzo dei propri prodotti ben oltre il necessario, e di farlo pure in barba alla "mano invisibile" del mercato, attraverso accordi segreti tra aziende dominanti.

 

 

La denuncia di Ma parte dalla stretta attualità: «Dopo gli spaghetti istantanei (fangbian mian) e i prodotti per la casa, ora si legge che anche l'azienda americana Kraft ha alzato il prezzo dei suoi prodotti in Cina. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma ha dichiarato di avere già fissato colloqui con le aziende coinvolte e ha affermato in modo netto che le aziende devono accrescere la propria responsabilità sociale, non devono aumentare i prezzi a proprio piacere né accordarsi tra loro per gonfiare i prezzi artificialmente». Lo studioso rileva che «l'innalzamento del costo delle materie prime è diventato la spiegazione principale utilizzata dai produttori per giustificare l'aumento dei prezzi soprattutto nel caso dei beni alimentari e dei prodotti per la pulizia della casa», Ma l'aumento del prezzo delle materie prime comporta necessariamente «un aumento generalizzato dei prezzi?» E «i prezzi stabiliti dalle aziende sono equi?».

 

 

In effetti, scrive l'economista, «non si può negare che esista un problema di aumento dei costi per le aziende di questi settori», visto che molti prodotti per la pulizia della casa sono derivati dal petrolio, mentre quelli alimentari dipendono dal prezzo del grano. A ciò va aggiunto il fatto che «alla fine dello scorso anno sono cresciuti i salari e le tasse». Tutto questo, però, per Ma non basta a giustificare aumenti dei prezzi al consumo così elevati. «Nel mercato concorrenziale, chi alza per primo i prezzi si trova a fronteggiare la concorrenza dei colleghi e la fuga dei clienti, perciò la maggior parte delle aziende tenta di assorbire i costi al proprio interno. Invece nel mercato dei prodotti alimentare e dei prodotti per la casa le aziende sembrano alzare i prezzi in modo sincronizzato».

 

 

Nel caso di detersivi e affini, «quattro marchi di recente hanno annunciato congiuntamente un aumento dei prezzi dei propri prodotti dal 5 al 15 per cento e nessuno sa quanta parte di questi aumenti vada effettivamente a coprire i maggiori costi sostenuti dalle aziende». In ambito alimentare ci sono esempi di impennate ancora più rapide, pari anche al 36 per cento:  «apprezzamenti del genere - ragiona Ma - non sono certo dovuti solo all'aumento dei costi delle materie prime».

 

 

Secondo l'editorialista, se mai, «la tendenza delle aziende produttrici ad alzare in modo sostenuto i prezzi prendendo a pretesto l'aumento dei costi trae origine dalla loro forte posizione nel mercato. Per esempio, i quattro marchi di prodotti per la casa che hanno aumentato i prezzi occupano insieme l'80 per cento del mercato cinese», mentre l'azienda che ha alzato i prezzi del 36 per cento «detiene da sola un terzo del mercato». E sarà anche vero, come hanno calcolato alcuni giornali, che questi aumenti si tradurranno, per una famiglia di tre persone, in un esborso mensile di soli 5 yuan in più. Per l'economista, si rischia comunque che la preoccupazione si diffonda nella popolazione: «La maggior parte di questi prodotti sono indispensabili nella vita quotidiana, dunque le famiglie non potranno evitare di comprarli. Un aumento generale dei prezzi per prodotti che vengono usati nella vita di tutti i giorni rischia di avere una pesante ricaduta sulla psicologia delle persone».

 

 

Delle tasche dei cittadini si preoccupa anche l'economista Zhou Qiren, ma lo fa con un commento, pubblicato su Caijing del 4 aprile, che prende di mira le modalità, spesso dissennate, con cui il governo realizza investimenti diretti. Le scelte, a volte irrazionali, che hanno portato il governo a investire molto più del previsto in determinate opere si traduce infatti, per i consumatori, non solo in un esborso indiretto, ma anche in prezzi più elevati per i servizi offerti. I casi presi in esame da Zhou sono i progetti di ferrovie ultra veloci che tanta eco hanno prodotto anche all'estero. Per l'economista, la vicenda della linea veloce Pechino-Tianjin si può riassumere così: «Spendere diversi miliardi per risparmiare 10 minuti». In origine, infatti, «la nuova linea doveva viaggiare a un massimo di 200 chilometri orari», ma quando si controllarono i costi dell'operazione «si scoprì che erano stati spesi tre miliardi in più del previsto e che ciò era da attribuire all'aumento della velocità massima del treno, passata a 350 chilometri orari». Un balzo che, data la breve distanza da percorrere, si è tradotto in un risparmio di «meno di 10 minuti», per un treno che, dopo l'inaugurazione nel 2008, nel primo anno ha registrato meno di due miliardi di passeggeri, numero ben inferiore ai tre miliardi previsti.

 

 

In modo simile, il ministero delle Ferrovie ha deciso di estendere il progetto dell'alta velocità che collegherà Pechino a Shanghai a varie altre zone del Paese, creando una rete di 16 mila chilometri. «Ma chi ha deciso questo investimento?», si chiede Zhou. Per l'economista non si tratta di una spesa assennata.  I biglietti per i treni superveloci costeranno più di quelli normali, e poche persone potranno permetterseli. «Molti esperti - scrive Zhou - prevedono che in pochi anni la Cina sarà il Paese con il Pil più altro al mondo, ma questo trend non riguarda il reddito pro capite, che è ancora ben lontano da qualsiasi primato. Chi viaggerà su questi treni costosi? Difficile pensare che i lavoratori migranti che tornano a casa a capodanno sceglieranno treni di questo genere».

 

 

Per l'editorialista, insomma, gli investimenti diretti dal governo, così come sono realizzati oggi, non fanno bene al Paese. Da una parte, infatti, essi «non sono decisi sulla base dell'andamento del mercato, dei bisogni futuri o delle possibilità di spesa del Paese». Dall'altra, quando sorgono problemi, come nel caso della linea Pechino-Tianjin, «non c'è nessuno che ne risponda personalmente. Eppure il volume di investimenti inciderà sui prezzi dei servizi, sulle possibilità di utilizzare quei servizi e sulle possibilità di scelta dei consumatori». Meglio allora riflettere, ammonisce Zhou, «su come vigilare su questo tipo di investimenti».

 

 

di Emma Lupano

 

Emma Lupano, giornalista professionista e dottoranda di ricerca sui media cinesi, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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